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14 - Il mondo a testa in giù

Gennaio è senza dubbio il mese più lungo dell'anno. Non è per i suoi 31 giorni: per questo, come insegna la famosa filastrocca, è in ottima compagnia. E' soprattutto per il fatto che ci si trova ormai inesorabilmente alle spalle il periodo delle festività natalizie e, guardando avanti, la successiva possibilità di avere qualche giorno da spendere come meglio si crede non è proprio a due passi. Sto ovviamente parlando per quei poveri mortali che, come me, provano l'insano gusto a doversi impegnare in qualunque attività lavorativa. Questo finisce coll'innescare un po' di sana invidia quando qualche amico del bar, complice la sua attività particolare, riesce a ritagliarsi un momento di vacanza proprio in quel periodo. Invidia che il fortunato, una volta tornato alla base, deve obbligatoriamente far estinguere offrendo un giro di consumazione al bar.
Stavamo dunque festeggiando il ritorno di un amico che, dopo una decina di giorni passati pancia al sole in Australia, doveva riallinearsi con il clima tutt'altro che benevolo che caratterizza la Pianura Padana a fine gennaio.
«Cosa si prova a passare dall'estate all'inverno?» gli chiesi mentre, seduto con altri a un tavolino, mescolavo la mia cioccolata calda.
«All'andata è stato facilissimo. Passare dai maglioni al costume da bagno non ha richiesto particolari fatiche. Il ritorno, invece, è stato traumatico. Sono già passati alcuni giorni, ma ancora adesso, fuso orario a parte, sono un po' scombussolato. Dovrò comunque riabituarmi in fretta: dopodomani riprendo il lavoro e per l'estate se ne riparla solo tra cinque mesi.»
Lo sguardo particolarmente pensieroso di uno del gruppo attirò la mia attenzione.
«Che c'è? Anche tu non vedi l'ora di poter spegnere il riscaldamento e godere finalmente di un clima decente?»
«Certo che sì. Ma non è a questo che stavo pensando. Avete detto che in Australia adesso è estate. Scusa, ma le stagioni non sono uguali in tutto il mondo?»
«Ma sei fuori?» lo apostrofò un altro della compagnia, mente non particolarmente brillante, ma sempre pronta a dar prova delle sue qualità in ogni momento. «Lo sanno tutti che dall'altra parte del mondo le cose sono tutte rovesciate. Se guardi un mappamondo vedi subito che in Australia stanno con la testa in giù, dunque anche le stagioni devono essere capovolte.»
Qualcosa non quadrava in quella dotta spiegazione e forse era l'occasione per provare a fare un po' di chiarezza. Mi rivolsi dunque all'erudito interlocutore e gli chiesi:
«Scusa, ma secondo te da cosa dipendono le stagioni?»
«Semplice, dal fatto che la Terra si avvicina e si allontana dal Sole. Mi stupisce che tu me lo chieda. L'hanno detto anche qualche giorno fa in televisione che la Terra non ha sempre la stessa distanza dal Sole: quando è vicina fa più caldo e quando è lontana fa più freddo. Tutto qui.»
«Ma se è vicina per gli australiani e loro si godono il caldo, come può nello stesso momento essere lontana per noi e farci provare il freddo di questi giorni?»























Confronto fra le dimensioni del Sole in Gennaio e Luglio
L'orbita della Terra non è perfettamente circolare e dunque vi è un momento
in cui il Sole raggiunge la minima distanza (perielio) e un momento in cui tale
distanza è massima (afelio). Non è certo questo, però, che determina
l'alternarsi delle stagioni sul nostro pianeta.
(Crediti immagine: Zoltàn Banfàlvi)

Silenzio. Evidentemente questo semplice ragionamento non l'aveva mai sfiorato. Decisi che, prima che si potesse affacciare qualche ardita ed esotica spiegazione, era il momento di dare un colpo decisivo.
«E' certamente vero che il percorso della Terra intorno al Sole non è un cerchio perfetto ma un'ellisse, cioè un cerchio schiacciato, e che la distanza tra noi e il Sole non è sempre uguale. Il momento in cui il Sole è più vicino, però, capita nei primi giorni di gennaio, mentre il punto di maggiore distanza si verifica all'inizio di luglio. Il che significa che la distanza tra noi a il Sole proprio non c'entra nulla con l'estate e l'inverno.»
Se, da un lato, la spiegazione aveva definitivamente stroncato il ragionamento e congelata ogni possibilità di obiezione nel mio dotto interlocutore, restava ancora da rimediare all'aria perplessa dell'altro amico che, ripresosi dal brusco trattamento che gli era stato riservato, riformulò il dubbio che lo tormentava:
«Se non c'entra la distanza del Sole, allora di chi è la colpa?»
Guardandomi intorno in cerca di un appiglio, notai che proprio in corrispondenza del bancone del bar pendevano dal soffitto un paio di faretti che, nelle intenzioni del barista, servivano a dare un aspetto più intimo al locale. Contenuti in due cilindri di metallo, i faretti proiettavano sul bancone un cerchio di luce pressoché perfetto. Ottenuta la mia parola che non avrei fatto nulla di pericoloso, il barista mi concesse di utilizzarli per una dimostrazione pratica. Chiamai dunque il mio perplesso amico al bancone e gli mostrai che, inclinando leggermente un faretto, la sua luce prendeva una forma più allungata e illuminava una più ampia porzione del bancone.
«Immagina che il faretto sia il Sole. L'intensità della luce è diversa quando giunge verticalmente rispetto a quando il faretto è inclinato. Nel secondo caso, infatti, deve coprire una superficie più grande: più lo inclini e più quella superficie diventa grande. E' come se i raggi di luce fossero in un caso più concentrati e nell'altro più diluiti. E' ovvio che potremmo ottenere lo stesso risultato tenendo il faretto fermo e inclinando di più o di meno il bancone...»
«Sicuramente. Ma cosa c'entra questo con le stagioni?» incalzò il mio amico che aveva compreso l'esempio e voleva andare al sodo.
«Nel corso dell'anno, l'inclinazione con la quale i raggi del Sole raggiungono la Terra cambia - proprio come abbiamo pensato di fare con il bancone - e sicuramente ti sarai accorto che d'estate il Sole è più alto nel cielo mentre d'inverno è molto più basso. Questo succede perché la Terra è leggermente inclinata rispetto al suo cammino intorno al Sole.»
«Interessante. Quindi un po' di mesi all'anno è come se i raggi fossero più concentrati e per un altro po' di mesi più diluiti, non è poi così complicato. E per l'Australia come funziona?»
«Anche per questa domanda la spiegazione è altrettanto semplice. Abbiamo appena detto che quando l'inclinazione ci fa gustare il caldo dell'estate significa che il Sole è molto alto nel nostro cielo. Ma questo significa che dall'altra parte del mondo il Sole deve per forza essere basso sull'orizzonte, dunque da quelle parti sono in inverno. Semplice, no?»
«Finalmente hai chiarito il mio dubbio. Quindi la distanza non c'entra nulla...»

Mi limitai ad annuire e ritornai alla mia cioccolata prima che si raffreddasse del tutto. Durò solo un attimo, ma lo sguardo con il quale il mio amico fulminò il responsabile di quell'astrusa affermazione fu un autentico concentrato di commiserazione e rimprovero. Ben più intenso della benefica concentrazione dei raggi estivi.

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