L'astronomia non è roba da bar

Non illudiamoci, l'Astronomia non potrà mai diventare argomento da bar. Certo, di qualcosa si potrà anche parlare, purché non lo si faccia per troppo tempo, non si entri troppo nei dettagli e, soprattutto, si limiti la matematica. Il fatto che spesso tu debba, per forza di cose, buttar lì qualche numero e, magari, lasciarti inevitabilmente andare a qualche calcolo, fosse anche una delle quattro operazioni elementari, rende tutti molto sospettosi. 

Al bar è molto meglio parlare del tempo, di politica e di calcio. Su quei temi ci si può scannare - in senso buono, ovviamente - anche per un bel po' e il bello è che, alla fine, ciascuno può tranquillamente rimanere della sua opinione. E nessuno trova la cosa particolarmente illogica o sconveniente né, tanto meno, la reputa un'inutile perdita di tempo. Con i numeri e le leggi fisiche non si è così accondiscendenti. Non si può esserlo. La loro rigidità ti frega: o hai ragione o hai torto. Tranne che in rarissimi casi non si può aver ragione in due.
C'è anche un altro motivo. Come confermano le statistiche sul gradimento delle materie scolastiche, sappiamo tutti molto bene che la matematica non gode di ottima fama. Se poi ti capita di trovarla sul tuo cammino a una certa età, inevitabilmente ti fa risentire l'odore tipico delle aule scolastiche e gli angosciosi momenti di panico provati non appena sentivi echeggiare il tuo nome e ti rendevi conto che eri proprio tu la vittima predestinata per quel giorno. Sicuramente a questa cattiva reputazione dei numeri hanno dato il loro importante contributo generazioni di insegnanti che avevano a loro volta qualche conto aperto col fare i conti. Ma questa è un'altra storia.
Al bar difficilmente si ragiona di scienza, qualunque essa sia. Al massimo incontri chi ne parla per lamentarsi dei soldi buttati inutilmente al vento per la ricerca. Inutile tentare di convincere queste persone facendo loro notare che l'ultimo esame diagnostico che hanno fatto - una TAC, una risonanza magnetica o cose simili - è sicuramente il gradito frutto di tale ricerca. Neppure l'Astronomia, benché spesso sia vista con occhio più benevolo, fa eccezione. Molto rischioso, per esempio, anche solo accennare a quanto costi costruire un telescopio o mettere in piedi una missione spaziale. Ciò che viene recepito è che, tutto sommato, si tratta di un mucchio di soldi spesi inutilmente per guardare le stelle: «Ma chissenefrega delle stelle, meglio che diminuiscano la benzina e le tasse...». Se l'interlocutore ha una certa età il ritornello può forse cambiare, ma davvero di pochissimo: «Meglio che aumentino le pensioni, altro che andare su Marte...». A quel punto è completamente inutile controbattere e, con calma, provare a spiegare. Meglio aspettare, pazientemente, l'occasione propizia e colpire nel segno buttando lì qualche pillola di Astronomia. Ancor meglio se il colpo riesci ad assestarlo rendendo il tutto più digeribile, evitando cioè di ricorrere alla matematica. Credo proprio che il suo impiego debba essere riservato esclusivamente a casi eccezionali e con persone dallo stomaco forte. Si tratta anche di un'ottima occasione, tutto sommato persino elegante, per riuscire finalmente a vendicarsi di tutte quelle volte che l'Astronomia viene rivestita dei suoi paludamenti più antichi e frettolosamente confusa con l'Astrologia. Una confusione che, in genere, agli occhi di un astronomo moderno si configura come il più efferato dei delitti, ma che non suscitava analogo ribrezzo qualche secolo fa. Basterebbe ricordare come il grande Giovanni Keplero, il padre delle leggi che descrivono il moto dei pianeti intorno al Sole, non disdegnasse, per campare, di compilare oroscopi. Vista la nutrita schiera di creduloni, l'attività era tutto sommato redditizia anche a quei tempi ed era ben nota persino al nostro Galileo, il geniale propugnatore del Metodo scientifico. Ma quelli erano tempi in cui la scienza non si era ancora data le sue regole e il confine tra scienza e creduloneria era ancora tremendamente incerto. Oggi, quattro secoli dopo Galileo, non dovrebbe essere più così. Peccato, però, che il trafiletto con gli oroscopi che puntualmente compare ogni giorno su ogni giornale racconti una realtà molto differente.
Fortunatamente non tutti i bar - e soprattutto non tutti gli avventori - sono uguali. E qualche volta si riesce persino a parlare di Astronomia. Potrebbe essere il caso a offrirti un gancio inatteso, al quale ti devi aggrappare il più in fretta possibile, ma potrebbe anche succedere che l'occasione te la debba proprio costruire di sana pianta, spremendo al massimo la fantasia. Proprio questo è lo spirito dei brevi racconti di questo strano libro. Una dozzina di banali situazioni da bar trasformate in ghiotte occasioni per provare a buttar lì una pillola di Astronomia. Il tutto senza mai prendersi troppo sul serio.

Claudio Elidoro

Da qualche parte nella Pianura Padana, estate 2013

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