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15 - Gli Americani

Chi, come me, ha le sue radici ben piantate nel secolo scorso, sa bene che gli spassosi racconti di Giovannino Guareschi non sono solamente pura fantasia. In quelle vicende, trasformate in capolavori cinematografici dalle fantastiche interpretazioni di Fernandel e Gino Cervi, c'era sì qualche esagerazione, ma ciò che si raccontava non era poi così lontano dalla realtà. Soprattutto nella sperduta provincia.
Preciso subito: non sono così datato da aver vissuto di persona quegli anni, ma sono comunque riuscito a rendermi perfettamente conto di quanto quell'epopea potesse un tempo essere stata reale. Col passare degli anni la contrapposizione tra bianchi e rossi avrebbe sempre più stemperato i toni, ma per chi fin da piccolo aveva respirato quell'aria era normale dividere il mondo in buoni e cattivi, dove il ruolo di buono lo rivestiva chi ti era stato da sempre additato come tale. Con tutto ciò che ne derivava, compresa la lettura della politica internazionale. Per farla breve: da una parte c'erano gli USA e dall'altra l'URSS che, a seconda del lato della barricata, si scambiavano il ruolo di buoni e cattivi. Incondizionatamente. Un marchio talmente potente che, a mezzo secolo e più di distanza, capita ancora di ritrovarlo in alcune persone. E non credo solamente nella sperduta provincia.
Quella mattinata di fine febbraio era stata particolarmente pesante e, per ritemprarmi, avevo deciso di concedermi un buon caffè. Mi aspettava un pomeriggio di bricolage - maledetta tapparella del soggiorno - e avevo bisogno di riprendere voglia e forze. Proprio non mi andava di perdermi in chiacchiere, volevo solo un buon caffè da gustarmi in santa pace. Povero illuso!
Non avevo neppure finito di ordinare che un conoscente, più o meno mio coetaneo, mi viene incontro agitando un giornale e con un'espressione di trionfo stampata in viso:
«Guarda qui. L'ho sempre detto che gli Americani sono ignoranti!»
Sapevo del suo passato di accesa militanza politica - a me e a molti altri avventori del bar in passato era capitato di trovarsi coinvolti in animate discussioni col lui - ma quella volta proprio non riuscivo a rendermi conto di cosa l'avesse spinto a quell'affermazione così drastica. Provai a sbirciare sul giornale, ma quello l'agitava come una bandiera allo stadio. Avrei potuto ignorare la faccenda, ma sapevo che si sarebbe comunque trattato di un semplice rinvio. Questa considerazione - unita alla prospettiva di poter rimandare di qualche minuto il mio attacco alla tapparella - ebbe la meglio e mi decisi ad affrontarlo.
«Cos'è successo, un altro Vietnam?»
«No, la politica non c'entra, c'entra la scienza. Insomma, quella roba in cui ti piace bazzicare. Tutti quanti sono convinti che l'America sia il massimo mondiale della ricerca scientifica... Guarda invece qui cosa è saltato fuori. E l'hanno è scritto nero su bianco su tutti i giornali.»




























L'astronomo reale James Bradley (1693-1762) raffigurato
dal ritrattista inglese Thomas Hudson, olio su tavola
conservato presso la National Portrait Gallery di Londra.
Oltre all'aberrazione della luce, Bradley scoprì la nutazione
dell'asse terrestre. Due scoperte fondamentali
che lo portarono ad aggiudicarsi, nel 1748, la medaglia Copley,
il più importante premio assegnato dalla Royal Society di Londra.
(Fonte immagine: National Portait Gallery)

Approfittando di un momento di quiete nello sventolamento, riuscii finalmente a impadronirmi del giornale e a individuare la sconvolgente notizia. Il giornalista riportava l'esito di un sondaggio effettuato dalla National Science Foundation, l'agenzia governativa statunitense per la ricerca e l'educazione. Secondo quell'indagine un americano su quattro non sa che la Terra gira intorno al Sole. Notizia senza dubbio interessante, che come effetto immediato ebbe però quello di indurmi a chiedermi quali risultati avrebbe portato un analogo sondaggio fatto dalle nostre parti. Potenza delle notizie: ognuno ne trae le conseguenze che vuole. Evidentemente, per il mio conoscente di rigida formazione sovietica era più importante che gli americani ne venissero fuori malconci. Avrei potuto glissare, dargli ragione e tutto sarebbe finito lì - magari mi avrebbe anche pagato il caffè - ma l'immagine della tapparella del soggiorno mi dirottò su un'altra strada.
«Effettivamente non è una bella cosa...» dissi scuotendo la testa. «Ma credo si possa in qualche modo giustificare. A differenza del moto di rotazione su se stessa, il cammino della Terra intorno al Sole non è così immediatamente dimostrabile.»
«Ma stai scherzando?» sbottò subito, quasi con orrore, il mio interlocutore. «Basta guardare l'alternarsi delle stagioni. Più chiaro di così...»
Effettivamente, qualche tempo prima, avevo intavolato proprio al bar una discussione sulle stagioni e sulla loro spiegazione, ma non ricordavo fosse presente anche quel mio conoscente.
«Vero. Ma per molti secoli le stagioni sono state comodamente spiegate dicendo che la Terra se ne stava ferma e il Sole le girava attorno. Oggi sappiamo che la descrizione non è corretta, ma questo non toglie che sia comunque perfettamente in grado di spiegare il fenomeno. Mica erano tutti scemi gli antichi!»
L'osservazione aveva evidentemente spiazzato il mio interlocutore. Mi venne spontaneo approfittare del suo momentaneo turbamento per affondare il colpo.
«Lo sai quando gli astronomi ebbero la prova concreta, osservativa, che in quel moto che coinvolgeva la Terra e il Sole era il nostro pianeta a correre? Prova a buttar lì una data. Per aiutarti ti faccio scegliere tra due risposte: nel 1600, cioè al tempo di Galileo, oppure nel 1700?»
Lo ammetto. Aver citato Galileo fu una vera carognata e il mio interlocutore cascò nella trappola: «Sicuramente nel 1600. Fu Galileo a dire che era la Terra a muoversi. Lo sanno tutti...»
«Risposta sbagliata. E' vero che fu all'epoca di Galileo che si cominciò a comprendere che il sistema Geocentrico, cioè con la Terra nel centro, dovesse lasciare il posto a quello Eliocentrico, cioè con il Sole fermo nel mezzo. Ma la prova osservativa del cammino della Terra intorno al Sole gli astronomi la raggiunsero solo nel 1728.»
«Non prendermi in giro. Scusa, ma come spieghi, allora, il cambiamento delle costellazioni nel corso dell'anno?» «Se parti dall'idea che la Terra sta ferma e tutto le gira intorno anche il susseguirsi delle costellazioni non è per nulla una cosa strana.»
«Qual è stata, allora, l'osservazione che ha chiarito tutto?» Il mio interlocutore dava prova di essere un tipo sveglio. Se avessero intervistato gente come lui ne sarebbe uscita un'indagine da eccellenza. Quasi mi spiaceva di avergli fatto lo sgambetto citando Galileo...
«La prova venne fornita da un inglese, il reverendo James Bradley. Fu un eccellente astronomo tanto che, alla morte di Edmond Halley - quello della cometa - venne nominato Astronomo reale all'Osservatorio di Greenwich, a Londra. Nel 1728 era impegnato nella caccia alla parallasse, voleva cioè misurare l'apparente spostamento di una stella rispetto a quelle più lontane dovuto proprio al moto della Terra. Aveva deciso di tenere d'occhio la stella più luminosa della costellazione del Drago e aveva rilevato che la sua posizione apparente cambiava nel corso dell'anno...»
«Beh, era quello che cercava, no?»
«Assolutamente no. Il guaio era che tutte le stelle si comportavano nello stesso modo: nel corso dell'anno, le posizioni apparenti di tutte quante descrivevano una piccola ellisse. Dato che gli spostamenti erano quasi uguali, era impossibile che tutte le stelle fossero alla stessa identica distanza. Ci doveva essere un'altra spiegazione. Fu così che Bradley ebbe la geniale intuizione che era tutta colpa del moto della Terra. Poiché la Terra si muove a folle velocità intorno al Sole, quando vogliamo osservare una stella siamo costretti a inclinare leggermente il telescopio in una direzione o nell'altra a seconda della nostra direzione di marcia, cioè a seconda della parte di orbita che la Terra sta percorrendo. Ecco perché la posizione osservata di una stella descriveva l'ellisse misurata da Bradley. Gli astronomi chiamano il fenomeno con il termine di aberrazione della luce. E' un po' come quando piove e siamo costretti, camminando, a inclinare l'ombrello per evitare di bagnarci. E più allunghiamo il passo, più dobbiamo abbassare l'ombrello.»
«Adesso ho capito. Dopo quella scoperta non c'era proprio più la possibilità di dubitare che fosse la Terra a girare intorno al Sole. Poco fa hai parlato di folle velocità: cosa intendi, mille chilometri all'ora?»
«Molto molto di più. La Terra gira intorno al Sole viaggiando a più di centomila chilometri orari. E' proprio questa alta velocità che origina il fenomeno scoperto da Bradley.»

Il mio interlocutore sembrava soddisfatto. Aveva persino dimenticato gli americani e la loro ignoranza. Si fece avanti per pagarmi il caffè, ma fui più lesto di lui. Mi sentivo in qualche modo in colpa per averlo preso in giro con la citazione di Galileo. Ovviamente mi guardai bene dal motivare la mia generosità e accettai la sua offerta che, alla prima occasione, avrebbe ricambiato.
Visto il clima favorevole ero lì lì per chiedergli se, per caso, fosse un esperto di tapparelle e avesse voglia di darmi una mano. Decisi però di soprassedere e mi incamminai, con calma, verso casa. Neppure cento metri più in là mi ero già pentito di quella sciagurata decisione.

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