fbpx All | Page 124 | Scienza in rete

All

Vaccinare tutti non è solo questione di filantropia

Punto di vaccinazione contro COVID-19 presso l'International Conference Centre of Seychelles a Victoria. Credit: Daniel Laurence, Seychelles News Agency. Licenza: CC BY 4.0.

A oggi in 65 Paesi del mondo sono state somministrate circa 82 480 000 dosi di vaccini contro COVID-19. A guidare la classifica è Israele, con 49 dosi inoculate ogni 100 abitanti. Seguono gli Emirati Arabi, con 27,4 dosi, e il Regno Unito con 11.

La pubblicità anti scienza della LAV su Corriere e La Stampa

Il 28 gennaio il Consiglio di Stato deciderà sulla sorte della sperimentazione condotta su macachi da parte delle Università di Parma e di Torino nell’ambito di un progetto (LightUp) volto a combattere alcune forme di cecità, approvato e finanziato dal prestigioso Consiglio Europeo della Ricerca (ERC). Ovviamente tutti gli aspetti etici sono stati considerati sia a livello europeo sia nazionale e la ricerca si svolge nel solco della più assoluta attenzione al benessere degli animali e al rispetto delle leggi e normative vigenti.

I bambini e i libri salvati di Villa Emma

Crediti immagini: Fondazione Villa Emma

I fascismi hanno questo in comune con i virus: che, nelle comunità umane, possono essere latenti ma mai assenti. Per tenere l'infezione sotto controllo servono prevenzione e cura che, nel primo caso, coincidono e si chiamano istruzione e lavoro. L’Europa, che prima dell'attuale ha contratto quell'altra malattia con un enorme carico di morti, sicuramente ha sviluppato gli anticorpi di memoria, che però sembrano avere un tempo di decadenza dell’ordine al massimo di un paio di generazioni.

Gaetano Tartaglia: algoritmi per studiare SARS-CoV-2

Un team di scienziati dell'Istituto Italiano di Tecnologia sta studiando le interazioni che il virus stabilisce con le molecole all'interno della cellula ospite per capirne meglio i meccanismi biologici e individuare possibili farmaci.

Crediti immagine: Nucleic Acids Research, 2020.

L’unico compito di un virus è quello di replicarsi. Ma, per farlo, deve trovarsi in un ambiente speciale: la cellula. L’intruso dovrà quindi essere in grado di ingannarla per avere la sua “ospitalità”.

«Robot»: cento anni allo specchio, da Kapec a McEwan

Compie cento anni la parola «robot», formulata per la prima volta dal drammaturgo ceco Karl Capek. Nel dramma di Kapec il dottor Rossum per fabbricare il robot dovette eliminare l’uomo, oggi i robot ci invitano invece a ripensarlo: l’ingegneria è la continuazione dell’antropologia con altri mezzi.

Immagine: Pixabay License.

«Rossum inventò l'operaio con il minor numero di bisogni. Dovette semplificarlo. Eliminò tutto quello che non serviva direttamente al lavoro. Insomma, eliminò l'uomo e fabbricò il Robot». Nell’intenzione del suo creatore il robot non è altro che il lavoratore perfetto, un operaio senz’anima.

Stimare R(t) dalle terapie intensive

La stima realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità dell’indice di riproduzione netto dell’epidemia, l’ormai famoso R(t), si basa sull’andamento temporale del numero di nuove infezioni registrate nel paese. Un metodo alternativo, descritto su Scienza in rete da Roberto Battiston, parte dalla curva degli infetti attivi e tramite un modello SIR ricava l’andamento nel tempo di R(t).

Le varianti virali: che cosa cambia?

Prima la Gran Bretagna, poi il Sudafrica e da ultimo il Brasile: le nuove “versioni” del coronavirus sono al centro dell’attenzione degli scienziati e dell’opinione pubblica. Cosa ne sappiamo? Sono più pericolose? Possono davvero cambiare la traiettoria della pandemia e mettere a rischio l’efficacia dei vaccini e delle terapie? Perché è importante sequenziare il virus?

Durante i mille anni che separano la caduta dell’Impero Romano d’Occidente dall’invenzione della stampa, nei monasteri benedettini sparsi per l’Europa legioni di monaci amanuensi copiavano su robusti fogli di pergamena ricavati dalla pelle di agnello o di vitello i testi antichi, tramandati su fragili rotoli di papiro e sopravvissuti al trascorrere del tempo e alle vicissitudini politiche e militari dell’Alto Medioevo.

Peter Doshi non ha tutti i torti (ma qualcuno forse sì)

I dubbi sul successo dei vaccini contro Covid-19 espressi da Peter Doshi sul blog del British Medical Journal hanno sollevato un polverone: Roberta Villa e Roberto Buzzetti indicano alcune delle critiche che possono essere condivisibili, e gli aspetti con i quali invece non sono d'accordo.

Quando sono iniziate le sperimentazioni sui nuovi vaccini contro Covid-19, l’Organizzazione mondiale della Sanità, la Food and Drug Administration e l’European Medicine Agency hanno stabilito a priori che, ferma restando la necessità di valutare il bilancio tra rischi e benefici prima di attribuire un’autorizzazione anche provvisoria, i vaccini da sottoporre alla loro valutazione avrebbero dovuto avere una efficacia minima del 50%1,2.

Il copia-incolla del piano pandemico e la crisi della sanità pubblica

La vicenda del Piano Pandemico italiano con contenuti identici a quello del 2006, o del "copia e incolla del Piano Pandemico", ha bisogno di considerare anche la storia degli ultimi decenni per essere inquadrata. È quanto fa l'epidemiologo Eugenio Paci in quest'articolo, fino ad arrivare a oggi. Con una conclusione: ciò che stiamo vedendo è la punta dell'iceberg, e sotto c'è la grave debolezza della sanità pubblica in Italia.

Crediti immagine: Medical photo created by wirestock - www.freepik.com

Fino a nuovi lanci mediatici o interventi dei magistrati, l’episodio del “copia-incolla del piano pandemico del 2006”, messo in luce dal documento dell'Ufficio di Venezia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità fatto frettolosamente ritirare (ma tenuto sempre online da Scienzainrete), sembra ora in stand-by. Si è trattato di un confronto assai aspro che, a me sembra, per essere compreso richiede di ripercorrere alcuni momenti dei primi due decenni del millennio.