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Annus horribilis per ambiente e salute. Ora serve una ricerca migliore

San Francisco, devastata dagli incendi, si tinge di arancione. Uno dei tanti sintomi della "pandemia ambientale" in corso. Ora la scienza deve decuplicare i suoi sforzi per cogliere i nessi che legano le diverse manifestazioni di crisi ambientale e sanitaria - a partire da Covid-19 - e socioeconomica che hanno dominato il 2020. Ma serve un ricerca più robusta, con dati ed evidenze più solide. Solo così può convincere la politica che esiste una emergenza di Salute planetaria.

In un recente incontro tenutosi a ESOF 2020 a Trieste quattro eminenti climatologi non si sono sottratti ad azzardare connessioni fra l’attuale pandemia di Covid-19 e la crisi ambientale e climatica in corso. Uno di loro, Filippo Giorgi (ICTP, Trieste), si è spinto a definire l’attuale stato di crisi planetaria, a un tempo sanitarie e climatica, “pandemia ambientale”. Non è il primo ad avere riunito sotto il cappello pandemico anche il tema del cambiamento climatico.

Vaccino: di obbligatorio vi siano sicurezza, efficacia ed equità

Sono oltre una dozzina i vaccini contro Covid-19 su cui i i ricercatori stanno attualmente lavorando: in quest'articolo, Luca Savarino (Università del Piemonte Orientale), Guido Forni (Accademia Nazionale dei Lincei) e Paolo Vineis (Imperial College) fanno il punto sulle loro caratteristiche, ma anche sugli effetti che la "corsa al vaccino" ha avuto sui tempi e le fasi della sperimentazione in diversi Paesi del mondo, per concludere con alcune importanti considerazioni etiche sull'eventualità di un obbligo vaccinale.

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Al momento attuale, oltre una dozzina di vaccini contro il virus SARS-CoV-2 sono in sperimentazione sull’uomo. Solo pochi tra questi sono stati preparati seguendo tecnologie “tradizionali”, già ben collaudate con numerosi altri vaccini, cioè partendo dal virus che viene reso incapace di riprodursi (inattivato) o che è in grado di causare solo una malattia molto lieve (attenuato). La sperimentazione sui vaccini tradizionali di questo tipo è portata avanti principalmente da alcuni enti di ricerca in Cina e in India.

L'urbanizzazione favorisce le zoonosi

Le specie animali portatrici di zoonosi sono favorite dall’alterazione degli ecosistemi naturali a opera dell’uomo. Ecco come la deforestazione, agricoltura, allevamento e urbanizzazione minacciano specie sensibili e favoriscono la diffusione di malattie.

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Mentre siamo ancora alle prese con Covid-19, nell’incertezza delle misure idonee a contenere la pandemia, la fine del lockdown sembra averci fatto dimenticare i buoni propositi degli scorsi mesi. A fine estate restano solo il Covid-19 e la convivenza delle nostre attività produttive con la pandemia, mentre la discussione sulla tutela e il ripristino ambientale è passata in secondo piano. Eppure le insidie per la nostra salute si originano proprio dall’impatto che abbiamo sull’ambiente.

Chi sarà vaccinato?

Mentre la ricerca lavora allo sviluppo di un vaccino per SARS-CoV-2, le incertezze e i dubbi legati alla precedenza da assegnare nella sua distribuzione sono ben analizzati sul portale Medscape da un dibattito moderato da Arthur L. Caplan, della divisione di Etica medica della New York University's Grossman School of Medicine. 

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Holden H. Thorp, direttore di Science, alla fine di luglio scriveva che c’erano motivi per essere ottimisti circa l’allestimento di un vaccino contro il SARS-CoV-2 in tempi record: secondo il report dell’OMS, 165 candidati avevano dimostrato, nei primati non umani, una risposta immune apparentemente protettiva e 25 di essi erano passati alla sperimentazione sull’essere umano.

Viva Verdi

Fra i tanti articoli sulla terapia del Covid-19, quello che segue è dedicato a un evento che si può considerare, a buon titolo, far parte della “cura” nel tempo della pandemia. Si tratta dell’esecuzione della Messa da requiem di Verdi nel Duomo di Milano, da parte dell’orchestra della Scala, per la prima volta da febbraio al gran completo, diretta da Riccardo Chailly, con 94 coristi e 4 solisti di caratura internazionale (Krassimira Stoyanova, Elīna Garanča, Francesco Meli e Rene' Pape).

Gli effetti del lockdown sulla fauna selvatica

Uno studio recentemente pubblicato su Biological Conservation analizza gli effetti delle chiusure generalizzate sulla fauna selvatica: ampliamento degli areali, ma anche aumento dell’attività diurna e maggior successo riproduttivo anche per specie a rischio sono alcuni dei risultati positivi dell’antropausa, che però sono stati affiancati anche dall’interruzione di molte attività per l’eradicazione delle specie invasive e un possibile aumento del bracconaggio.

Nell'immagine: per il rondone, la cui popolazione in Italia è stata in calo negli ultimi anni, il lockdown ha determinato un maggior successo riproduttivo, con nidiate più numerose. Crediti:  pau.artigas/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

“La natura si riprende i suoi spazi”, si diceva durante il lockdown, quando su giornali e social media apparivano più e più immagini di animali selvatici a spasso per le città deserte.

Test rapidi per SARS-CoV-2: perché adottarli subito

Pubblichiamo l'appello di dieci ricercatori sulla necessità di adottare i test rapidi per SARS-CoV-2.

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È inutile nasconderlo: uno dei grandi problemi legati al controllo dei contagi da COVID-19 è legato alla complessità del sistema diagnostico basato sui classici tamponi. Il test richiede personale dedicato e adeguatamente bardato per proteggersi, l’inserimento di un bastoncino in fondo al naso, procedura che oltre a risultare fastidiosa è assolutamente operatore-dipendente, nel senso che a seconda di come viene fatto il prelievo si potrà avere un risultato più o meno attendibile, e, infine, l’esecuzione del test in laboratorio.

Riflessioni di un reduce

Ascoltare i reduci: la riflessione di Fabio De Iaco, che dirige a Torino il Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza dell'ospedale Martini, su quello che l'esperienza della prima ondata ci ha mostrato e dovrebbe aiutarci a capire per il futuro - futuro per il quale i reduci sanno che ci sarà una seconda ondata di Covid-19. Immagine, elaborazione della fotografia di Alberto Giuliani, "Annalisa Silvestri, medico anestesista", licenza CC BY-SA 4.0.

Come tutti i medici, chi scrive non ama la metafora della guerra. Se la usa è perché a volte le metafore sono lo strumento migliore per far comprendere una realtà. Come quella della pandemia.