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Cosa chiedono gli studenti di medicina ai candidati

Il Segretariato italiano studenti di medicina fa parte dell’International Federation of Medical Students’ Association, che rappresenta 312.324 studenti di medicina da tutta Europa e di fatto rappresenta il futuro dei professionisti della sanità. Tutti i membri hanno a cuore la sanità e il loro voto dipenderà fortemente dai piani dei candidati in questo ambito. Nel testo che segue abbiamo evidenziato i punti più importanti per gli studenti di medicina europei in modo da promuovere il dibattito che li riguarda fra i candidati al nostro parlamento comunitario

Fattori genetici di rischio per l'Alzheimer: le nuove varianti identificate

Placche di beta-amiloide nel campione autoptico di un paziente con malattia di Alzheimer. Crediti: Jensflorian/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0

Il più grande studio internazionale condotto finora ha portato all'identificazione di cinque nuove varianti genetiche che costituiscono fattori di rischio per la malattia di Alzheimer. I geni coinvolti sono implicati nei meccanismi dell'immunità e dell'infiammazione, processi la cui importanza nello sviluppo della malattia risulta dunque confermata. Un'ipotesi è che le cellule della microglia si attivino nel tentativo di fagocitare la proteina amiloide ma, non riuscendoci, si determini la de-regolazione di tutto il sistema. La ricerca, pubblicata su Nature Genetics, rappresenta inoltre un'importante conferma dei risultati degli studi precedenti, come varianti correlate al rischio di sviluppare la malattia in geni che agiscono sul metabolismo dell'amyloid precursor protein

Tieni alla ricerca? Vota Europa

Crediti: Etereuti/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un'indagine commissionata da Fondazione Bracco a Eumetra per captare gli orientamenti degli opinion leader sui temi di Unione europea e ricerca scientifica ha mostrato che chi dovrebbe orientare l’opinione pubblica in realtà si allinea quasi perfettamente a essa: poco più della metà degli intervistati pensa che l'Italia non abbia beneficiato dall'ingresso in UE, e ben il 32% ritiene che l'Europa non sia essenziale per lo sviluppo scientifico del nostro Paese. Quest'idea può derivare dal fatto che l'Italia, negli ultimi anni, ha contribuito in media per il 9,47% del bilancio europeo della ricerca ma ne ha riportato a casa l’8,27%. Bisogna però tener conto della crescita in termini di competenze e di collaborazione transnazionale che queste risorse hanno generato e che vanno a riverberare su altri ambiti, principalmente innovazione ed economia

Le notizie di scienza della settimana #100

Mauro Ferrari, pioniere nel campo delle nanotecnologie per la cura dei tumori metastatici, è stato nominato direttore dello European Research Council (ERC). Succederà al matematico francese Jean-Pierre Bourguignon a partire dal 1° gennaio 2020 e per quattro anni sarà alla guida dell'agenzia di finanziamento della ricerca di base dell'Unione Europea che dal 2007 a oggi ha assegnato circa 9 000 grant per un totale di 17 miliardi di euro. Una laurea in matematica a Padova e un dottorato in ingegneria meccanica a Berkeley, Ferrari, negli Stati Uniti da oltre trent'anni, promette di promuovere la "superdisciplinarità", quell'attitudine verso la ricerca che costruisce nuova conoscenza al confine tra diversi campi pur rispettandoli. In Italia la sua nomina ha fatto scalpore. Nel 2014, nominato membro del comitato di valutazione del metodo Stamina dall'allora Ministra della salute Beatrice Lorenzin, dichiarò: «È il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Seguì un'ondata di proteste del mondo scientifico che raggiunse addirittura le pagine di Nature e costrinse Lorenzin a escluderlo dal comitato. Nel 2015 entrò a far parte del comitato di selezione degli enti di ricerca italiana e quando, nel dicembre scorso, Roberto Battiston non venne rinnovato a capo dell'Agenzia Spaziale Italiana e tutti i membri del comitato si dimisero, Ferrari rimase al suo posto. Nell'immagine: Mauro Ferrari durante il suo discorso di saluto dopo la nomina a prossimo direttore dell'ERC. Credit: European Research Council / Youtube.

Negazionismo climatico 

Se la somma non fa il totale

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La scienza ha sempre cercato di individuare leggi universali che rendessero trattabili i fenomeni naturali e sociali, riducendone la complessità. Ma talvolta questo approccio può portare alla perdita delle specificità dei fenomeni stessi che si intendono descrivere.

Una strategia per combattere il cambiamento climatico

Crediti: Tumisu/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ha inizio con questo articolo il canale "Planet Intelligence". L'epidemiologo Paolo Vineis, il direttore dell'IIT Roberto Cingolani e il direttore di Scienza in rete Luca Carra richiamano l'attenzione sulle modalità d'intervento contro i cambiamenti climatici basate sul principio dei co-benefici. La mitigazione del cambiamento climatico può infatti andare di pari passo con la prevenzione di molte malattie e con lo sviluppo economico; sarebbe per questo necessario che i governi si orientassero verso politiche fortemente inter-settoriali

Se si scioglie il permafrost

Il monte Zackenberg, nella Groenlandia orientale, si riflette nelle acque di un nuovo lago formatosi per il disgelo del permafrost. Crediti: Gustaf Hugelius

Un'analisi pubblicata su Nature a fine aprile suggerisce che i valori del rilascio di carbonio e di gas serra, come anidride carbonica e metano, a causa dello scongelamento del permafrost potrebbero essere stati fortemente sottostimati. Inoltre, i ricercatori evidenziano che circa il 20 per cento delle terre ghiacciate presenta caratteristiche che aumentano la possibilità di scongelamenti repentini, in un vero e proprio collasso del permafrost che causa frane, rapida erosione e drastico cambiamento del paesaggio. La repentina liquefazione del permafrost rilascia oltretutto una maggiore quantità di metano rispetto allo scioglimento graduale, per cui l’impatto sul clima terrestre potrebbe essere addirittura il doppio di quanto previsto dai modelli attuali.

Inferenza transitiva, lo studio nelle vespe

Una vespa cartonaia Polistes dominula. Crediti: Quartl/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0

In un esperimento condotto dai ricercatori dell'Università del Michigan, le vespe si sono rivelate in grado di applicare l'inferenza cognitiva. Le api, pur avendo dimostrato di possedere notevoli abilità cognitive se si considera la sola dimensione del cervello, non sono state in grado di applicare l'inferenza cognitiva: probabilmente, dicono i ricercatori, questo tipo di competenza si è sviluppata nelle vespe a causa della diversa organizzazione gerarchica della colonia

Le notizie di scienza della settimana #99

Gli esseri umani stanno modificando gli ecosistemi terrestri in modo così radicale da aver accelerato il declino della vita sulla Terra a una velocità senza precedenti. Lo afferma il più dettagliato studio condotto finora sullo stato di salute della biodiversità condotto dall'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services su mandato delle Nazioni Unite. Il tasso di estinzione di specie animali e vegetali è, oggi, da dieci a cento volte la media osservata nei passati 10 milioni di anni. La biomassa dei mammiferi selvatici è diminuita dell'82% a partire dall'età preistorica e circa un milione di specie sono a rischio di estinzione. La causa è largamente riconducibile all'attività umana. Agli effetti dell'allevamento intensivo, dell'agricoltura e dell'estrazione delle risorse naturali, si sommano ora quelli del cambiamento climatico. L'impatto della perdita di biodiversità sulla popolazione umana riguarderà la disponibilità di acqua potabile, la sicurezza alimentare, l'instabilità climatica. Emerge una situazione estrema dal rapporto che è stato approvato da tutti gli stati membri nelle scorse settimane per poter pubblicare il "Summary for policy makers". Nel rapporto sono contenute delle possibili soluzioni che richiedono di tenere presente la conservazione della biodiversità nelle politiche sugli scambi commerciali, di pianificare investimenti massivi nella riforestazione e nella costruzione di infrastrutture verdi e anche cambiamenti radicali nei comportamenti individuali, come diminuire il consumo di carne e di beni materiali. Nell'immagine: deforestazione vicino Lieki nella Repubblica Democratica del Congo. Credit: Axel Fassio/Center for International Forestry Research Center for International Forestry Research. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

La transizione verso un mondo a basse emissioni di CO2

Predatori e prede: quando la valutazione aiuta il “lato selvaggio” della scienza

"Lince" di von Ludwig Beckmann. Crediti: Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio

Le riviste predatorie sono quelle che millantano standard scientifici, ma che a pagamento pubblicano qualsiasi cosa; i ricercatori ne possono essere prede inconsapevoli mettendo a rischio sia loro reputazione sia quella delle loro ricerche. Il problema è probabilmente la classica punta dell'iceberg e riguarda la valutazione della scienza, e in particolare la presenza di importanti asimmetrie informative fra valutatori e valutati.