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Horizon Europe: tre focus per le missioni europee

Crediti immagine: ar130405/Pixabay. Licenza: Pixabay License

L’innovazione è uno dei fattori chiave per una crescita a lungo termine, perché può alimentare uno sviluppo produttivo e una trasformazione della produzione, della distribuzione e del consumo in tutte le economie. Alcune delle più grandi innovazioni sono nate dalla necessità di risolvere problemi. Piuttosto che focalizzarci su problemi di natura tecnologica, possiamo utilizzare l’innovazione per risolvere sfide nella società che coinvolgono cambiamenti tecnologici, istituzionali e comportamentali.

La paura ai tempi del Coronavirus

Riprendere la teoria della comunicazione del rischio per spiegare il crescere della paura per le malattie. Quelle infettive, però. Come spiegano Fabrizio Bianchi e Liliana Cori in quest'articolo, infatti, "la combinazione tra modalità di trasmissione, meccanismo di generazione di malattia, gestione del rischio e paura intrinseca travalicano l’entità dell’impatto sulla salute"

Insieme all’epidemia si diffonde e cresce la paura. Non è una novità, anzi è una costante che riguarda soprattutto le malattie infettive, mentre è molto attenuata o flebile a riguardo delle malattie non trasmissibili. Il perché è rintracciabile nella teoria della comunicazione del rischio, riscontrabile nella storia della salute pubblica, e confermato anche dalla attuale vicenda del COVID-19.

Covid-19 fra precauzione, comunicazione e diritti

Dire alla gente “non fatevi prendere dal panico” è perfettamente inutile. In quest'articolo, Luca Carra spiega perché - e come quest'epidemia potrebbe aiutare le democrazie

Dire alla gente “non fatevi prendere dal panico” è perfettamente inutile. Essenzialmente per due motivi: 1. In presenza di un decreto che blocca tutto, chiude scuole e teatri, cancella convegni, etc. si crea una fastidiosa dissonanza. 2. Anche in assenza di queste misure, nella frase “Niente Panico” il Panico cancella il Niente, e resta padrone del messaggio.

Undicesimo comandamento: proteggi le migrazioni

Viaggi intercontinentali o più brevi, migrazioni parziali o obbligate sono raccontate in "Senza confini. Le straordinarie storie degli animali migratori", di Francesca Buoninconti, vincitore del Premio Biblioteche di Roma per la saggistica. Ma tutti i migratori, dal piccolo culbianco alla grande balena franca, devono fronteggiare i disturbi posti dalla nostra specie e i cambiamenti climatici. La recensione di Laura Scillitani
Nell'immagine: riscaldamento globale e attività antropiche stanno mettendo a dura prova le renne norvegesi, le cui migrazioni stagionali si sono pesantemente ridotte. Crediti: Arne Nyaas/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ci sono animali che fermi in un posto per tutta la vita non possono proprio restare: sono i migratori. Anno dopo anno si spostano nell’aria, per terra, per acque, sopportando la fatica, affrontando condizioni climatiche avverse, spesso ignorando la fame. La loro esistenza è il viaggio stesso.

Anche per le epidemie meglio prevenire che curare

Fin dall'inizio dell'epidemia, le pubblicazioni sul nuovo coronavirus hanno avuto un picco quasi istantaneo. Ma non è una buona notizia: indica, piuttosto, la superficialità con cui ricerca scientifica e la sanità pubblica mondiale si preparano alle nuove minacce epidemiche. Come osserva un editoriale sul Singapore Medical Journal, “non era inaspettata la comparsa di nuovi coronavirus. […] In un mondo con cambiamenti significativi nel clima, nel commercio e nell'ecologia, c'è un rischio costante di nuove emergenze di malattie”.
Nell'immagine: un uomo, indossando una mascherina, usa una pompa per spruzzare una sostanza "anti-influenzale" sconosciuta. Regno Unito, 1920 circa. Hulton-Deutsch Collection/Corbis/Getty Images.

Dati aggiornati al 4 marzo 2020.

"Prevenire". La metafora dei tre debiti

Tre debiti per la nostra specie. Ma se il debitore è noto, chi è il creditore? E soprattutto, come si rimedia al pasticcio? Roberto Satolli recensisce "Prevenire", dell'epidemiologo Paolo Vineis, del fisico Roberto Cingolani e di Luca Carra.
Crediti immagine: Brian Merrill/Pixabay. Licenza: Pixabay License

La parola debito è odiosa. Nessuno ama sentirsi ricordare di avere una pendenza, che sia un individuo, un’impresa, un popolo o l’intera specie umana. Per questo forse gli autori hanno scelto un titolo costruttivo come “Prevenire”, anziché qualcosa di deprimente come “I tre debiti dell’umanità”, che avrebbe descritto meglio il principale contenuto del libro.

Un’immunoterapia contro SARS-CoV2?

Alla ricerca di una terapia contro SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus, un team di ricercatori capitanato da Alberto Mantovani lancia una sfida: sfruttare l'immunità innata, la prima - e più aspecifica - linea di difesa del nostro organismo. Una proteina, in particolare, è sotto la lente dei ricercatori. Si tratta della pentrassina 3, scoperta dallo stesso Mantovani, che si è vista essere attiva contro altri coronavirus.

L'articolo è stato aggiornato alle ore 16:45 del giorno 19/02/2020

Richiami d'allarme, se gli uccelli evitano di diffondere fake news

Uno studio recentemente pubblicato su Nature mostra come il Sitta canadensis, o picchio muratore pettofulvo, sia in grado di discriminare la fonte da cui proviene l'informazione riguardo la possibile presenza di un predatore. Se è diretta, ossia gli uccelli avvertono proprio il richiamo del predatore, mettono in atto decise risposte di mobbing. Ma se invece è un "sentito dire", ossia se l'allarme proviene da un'altra specie di uccelli, la risposta è solo una via di mezzo: insomma, fanno attenzione, ma evitano di diffondere un allarme che potrebbe essere ingiustificato.
Crediti immagine: pbonenfant/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

E se gli uccelli evitassero le fake news meglio di noi? Mentre i social network inventati dalla nostra specie fanno da cassa di risonanza per le notizie più improbabili, il "Twitter naturale" - in altre parole, il cinguettio di alcuni uccelli - dimostra di essere perfettamente in grado di discriminare i segnali di allarme a seconda della fonte da cui provengono. E reagire di conseguenza, senza sovra- o sottostimare una potenziale minaccia, come dimostra uno studio recentemente pubblicato su Nature.

Iain Mattaj mi ha detto che…

Ha lasciato lo European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg ed è arrivato a Milano come direttore dello Human Technopole: Iain Mattaj, intervistato da Luca Carra, ci racconta di questo nuovo polo di ricerca

Mi sbaglierò, ma in un’ora intera di intervista il direttore di Human Technopole non ha mai pronunciato la parola “innovazione”. Cosa che, oltre a rendermelo simpatico, rivela la sostanza dell’uomo, scienziato fino al midollo e poco aduso al vaniloquio delle conversazioni correnti sulla ricerca scientifica.