L’inaffidabilità delle previsioni e il principio di precauzione

«Niente previsioni, specie se riguardano il futuro» diceva Niels Bohr e lo stesso messaggio sembra emergere da Noise. A Flaw in Human Judgment, un libro scritto a sei mani da Daniel Kahneman, Cass Sunstein e Olivier Sibony. Ma, dice Stefano Nespor, non bisogna commettere l'errore di estendere questa considerazione in campo ambientale, dove il principio di precauzione gioca un ruolo fondamentale. Lo dimostra l'eliminazione dei clorofluorocarburi (CFC) per proteggere lo strato di ozono atmosferico. Al momento della firma della Convenzione di Vienna nel 1985, che prevedeva una graduale eliminazione dei CFC, non c'erano prove definitive che queste sostanze causassero l'assottigliamento dello strato di ozono nell'atmosfera. Queste prove arrivarono solo dopo l'entrata in vigore del Protocollo di Montreal nel 1988, che ha stabilito la graduale cessazione della produzione dei CFC. Tuttavia la comunità internazionale scelse di prevenire il pericolo, ancora incerto, di una catastrofe globale in un lontano futuro. Lo stesso è successo con il cambiamento climatico. Nel 1990, le Nazioni Unite ritennero sufficiente la pubblicazione del primo rapporto dell’IPCC a elaborare una convenzione sul cambiamento climatico approvata nel corso della Conferenza di Rio de Janeiro nel giugno 1992. Oggi, il principio di precauzione, è una delle basi del diritto ambientale internazionale ed è inserito in oltre 60 trattati multilaterali: «Better safe than sorry».
Nell'immagine in time-lapse l'ascesa di un pallone dalla stazione statunitense Amundsen-Scott al Polo Sud per misurare lo spessore dello strato di ozono nel 2019. Crediti: Robert Schwarz/University of Minnesota.
«Niente previsioni, specie se riguardino il futuro» è un consiglio che alcuni attribuiscono al fisico Niels Bohr, altri a Mark Twain. È un consiglio disatteso da molti. Per esempio, nel 1912 Guglielmo Marconi affermò: «L’avvento dell’era del telegrafo senza fili renderà impossibili i conflitti bellici». Più recentemente, innumerevoli sono coloro che hanno previsto l’esaurimento delle riserve del petrolio entro pochi decenni. Oggi, appare sempre più probabile che le riserve di petrolio esistenti rimarranno inutilizzate perché sostituite da altre fonti di energia.








