2019-nCoV: dobbiamo proteggerci anche dall'infodemia

Siamo esposti a un profluvio di fatti, fattoidi e falsità, cui tutti i sistemi di informazione, reali e virtuali, fanno da immediata cassa di risonanza. Come possiamo eliminare il rischio che le informazioni passino senza che un pubblico non formato a trarre giudizi corretti, presentate da chi non ha le capacità tecniche di comprendere appieno ciò che riporta, porti per via democratica alle peggiori decisioni possibili? L'articolo di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci per la nostra rubrica Vero o Falso, si occupa di questo. Nell'immagine: un mercato a Wuhan chiuso dopo l'epidemia di coronavirus. (Crediti: Felix Wong/SCMP)
La comparsa, lo scorso gennaio, nella provincia cinese dello Hubei della patologia simil-influenzale provocata dal nuovo coronavirus “2019-nCoV” ha letteralmente sconvolto la scena internazionale con un crescendo di informazioni e iniziative assolutamente senza precedenti. Misure draconiane, che di fatto hanno isolato la Cina dal resto del mondo, sono state immediatamente messe in atto da gran parte dei Paesi occidentali, e gli organi d’informazione, sia stampati che televisivi, hanno fatto a gara nel fornire panorami di vivissima preoccupazione sui possibili rischi dell’infezione.








