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2019-nCoV: dobbiamo proteggerci anche dall'infodemia

Siamo esposti a un profluvio di fatti, fattoidi e falsità, cui tutti i sistemi di informazione, reali e virtuali, fanno da immediata cassa di risonanza. Come possiamo eliminare il rischio che le informazioni passino senza che un pubblico non formato a trarre giudizi corretti, presentate da chi non ha le capacità tecniche di comprendere appieno ciò che riporta, porti per via democratica alle peggiori decisioni possibili? L'articolo di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci per la nostra rubrica Vero o Falso, si occupa di questo. Nell'immagine: un mercato a Wuhan chiuso dopo l'epidemia di coronavirus. (Crediti: Felix Wong/SCMP)

La comparsa, lo scorso gennaio, nella provincia cinese dello Hubei della patologia simil-influenzale provocata dal nuovo coronavirus “2019-nCoV” ha letteralmente sconvolto la scena internazionale con un crescendo di informazioni e iniziative assolutamente senza precedenti. Misure draconiane, che di fatto hanno isolato la Cina dal resto del mondo, sono state immediatamente messe in atto da gran parte dei Paesi occidentali, e gli organi d’informazione, sia stampati che televisivi, hanno fatto a gara nel fornire panorami di vivissima preoccupazione sui possibili rischi dell’infezione.

La lunga strada verso un’Europa sostenibile

È stato pubblicato a dicembre il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che esamina le tendenze storiche, le previsioni al 2030 e al 2050 e lo stato delle decisioni politiche dei Paesi dell’UE. Qui una prospetto degli andamenti sui diversi parametri presi in considerazione: emergono riduzione di gas serra, di inquinanti atmosferici e industriali, una gestione più efficiente delle risorse e l’implementazione di nuove tecnologie sostenibili, ma anche una forte perdita di biodiversità ed erosione del suolo, che indicano come non siamo ancora sul giusto percorso per raggiungere gli obiettivi posti dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Piazza del Mercato di Helsinki

di Laura Boscherini, Serena La Rosa, Riccardo Lucentini, Agnese Martinelli, Jacopo Mengarelli, Asia Moretti, Giulia Pantiri, Silvia Rapisarda, Andrea Siccardo

 

Quanti equivoci sulla sperimentazione animale!

Gli argomenti degli animalisti contrari alla sperimentazione animali usano essenzialmente tre argomenti: a) la sperimentazione animale non serve, b) gli animali con cui i ricercatori lavorano soffrono molto, c) ci sono metodi alternativi alla ricerca biomedica che non richiedono l’uso di animali. Giacomo Rizzolatti risponde a ciascuno di essi. Pubblichiamo qui il suo editoriale apparso il 4 febbraio sulla Gazzetta di Parma.
Crediti immagine: Rama/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0 France

Esistono persone che credono che la terra sia piatta, altri che sia imminente un’invasione di alieni, altri che la sperimentazione animale non serva. Le prime due categorie di “terrapiattisti” sono delle brave, ingenue persone. La terza categoria no. Gli appartenenti a questa categoria si sentono giustificati dalla loro ideologia a compiere atti di violenza.

Strategia e libertà

"Non esiste strategia senza libertà, senza che vengano dati gli strumenti per poterla costruire": come abbiamo fatto per Marta Cartabia, presidentessa della Corte Costituzionale, pubblichiamo anche il discorso di Elio Franzini, rettore dell'Università Statale di Milano in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico

Signora Presidente della Corte costituzionale, Signora Ministro Bonetti, signor Presidente della Regione, signor Sindaco, signor Prefetto, autorità civili, militari e religiose tutte, cari rettori, docenti, dirigenti, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, cari studenti, cari ospiti, grazie per essere qui, vicini alla nostra Università. Un grazie particolare a tutti coloro che in Unimi hanno reso possibile questa giornata e che ogni giorno tengono in piedi la nostra istituzione: li vedo qui tra le quinte e sono coloro che non si siedono mai.

Serve la genetica per prevenire il razzismo a scuola

Come si potrebbe usare la scienza per disinnescare le percezioni intuitive, che nel caso del razzismo producono ben più danni di una percezione geocentrica? Uno studio pubblicato di recente su Science Education mostra come se si insegna bene la variabilità biologica e la sua origine/funzione evolutiva agli studenti, e se li si guida a capire davvero le modalità attraverso cui geni e contesto ambientale concorrono a costruire il fenotipo, questi smettono spontaneamente di credere alle razze e controllano i bias razzisti. L'ipotesi è, quindi, che l’insegnamento della biologia e della genetica possa disinnescare il bias cognitivo essenzialista

Chi ha studiato l’abc della genetica sa che le razze non esistono nella specie umana. Chi ha studiato l’abc delle neuroscienze cognitive sa che il razzismo però esiste, come predisposizione grosso modo innata a discriminare chi non fa parte del gruppo di riferimento. Per riprende un esempio usato anche da Guido Barbuiani, noi sappiamo studiando l’astronomia che la Terra gira intorno al Sole, ma quando guardiamo verso il cielo, vediamo il contrario. E non ci serve quello che sappiamo per cambiare la nostra percezione.

Nelle forme e nei limiti della Costituzione (art.1 Cost.)

Marta Cartabia

Pubblichiamo il testo integrale del discorso pronunciato da Marta Cartabia, presidente della Corte Costituzionale, durante l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università statale di Milano. Video dell'evento a questo link: Elio Franzini (rettore dell'Università statale) dal minuto 00:26:00; Marta Cartabia dal minuto 01:07:00.

Democrazia e questione educativa

Una parola sulla scelta del tema: «nelle forme e nei limiti della costituzione» è un frammento del primo articolo della Costituzione italiana che, dopo aver definito l’Italia come repubblica democratica, afferma che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Coronavirus e salute umana. Dalla SARS al nuovo virus di Wuhan

Coronavirus

L’ultima emergenza globale che riempie i notiziari e le pagine dei quotidiani è una malattia respiratoria, in alcuni casi grave e anche mortale, causata da un nuovo Coronavirus (CoV) definito “2019-nCoV” scaturito dalla città di Wuhan, in Cina. Come le altre epidemie da CoV pericolose per la salute umana, causando la SARS e la MERS, anche quest’ultima è quasi sicuramente una zoonosi, ovvero una patologia innescata dal “salto di specie” di un virus da un serbatoio animale all’uomo. E’ da sottolineare che prima della SARS questa famiglia di virus era considerata di scarsa rilevanza per la salute umana causando principalmente il banale raffreddore (Immagine: coronavirus, 1975; crediti:  Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library).

SARS-CoV

Il microbioma ingegnerizzato che protegge le api

L'acaro Varroa destructor è un parassita delle api che causa grandi danni agli apicoltori. Oltre a danneggiare direttamente gli insetti, li rende suscettibili a, ed è vettore di, diversi virus. In un articolo pubblicato su Science, un gruppo di ricercatori ha descritto un approccio per contrastare l'infezione basato su batteri del microbioma intestinale delle api, ingegnerizzati in modo da poter rispondere all'infezione dell'acaro e di uno dei virus che può trasmettere.
Nell'immagine: un'ape infestata da un acaro Varroa destructor. Crediti: Alex Wild/University of Texas at Austin

La produzione di miele (e propoli, e pappa reale...) e il ruolo d'impollinatrice di molte specie agricole ha reso l'ape europea (Apis mellifera) di enorme valore economico per la nostra specie. Tanto da essere uno dei pochi invertebrati domestici (un altro con una lunga storia di domesticazione è ad esempio il Bombyx mori, la cui larva è il baco da seta). Dunque, l'attenzione sulle minacce a questa specie è sempre molto alta.

Manuel Castells, un intellettuale al ministero dell’università

Manuel Castells, direttore della cattedra Wallis Annenberg all’Università of Southern California, è stato nominato ministro delle università nel nuovo governo spagnolo. Fra i maggiori studiosi al mondo di come la tecnologia dell'informazione e dei media influisce sulla società, Castells è autore di oltre 30 libri, tra cui la trilogia "La società dell'informazione". Tra i molti riconoscimenti, ha ricevuto il Premio Holberg 2012 dalla Norvegia, che lo ha elogiato per aver definito "la nostra comprensione delle dinamiche politiche delle economie urbane e globali nella società della rete". Dedichiamo a Castells un ritratto intellettuale curato dal suo studioso italiano Agostino Petrillo.

Nel nuovo governo spagnolo c’è una presenza che salta all’occhio: quella del grande sociologo Manuel Castells ministro dell’Università. La coalizione Socialisti-Podemos ha infatti deciso di istituire tre ministeri rispettivamente per istruzione, università e ricerca. Ma chi è Manuel Castells, noto in Italia più per i suoi libri che per il suo impegno politico?

Proteste e salute mentale: il caso di Hong Kong

Secondo un'indagine pubblicata su The Lancet, l’11,2% degli adulti di Hong Kong soffre di sintomi depressivi e il 31,6% manifesta i sintomi del disturbo da stress post-traumatico. L’analisi prende in esame il decennio 2009-19, evidenziando la diversa prevalenza di sintomi depressivi e di PTSD in periodo di pace e durante due ondate di proteste (2014 e 2019) e combinando i risultati con i dati sull’età, l’istruzione e il livello socio-economico del campione.
Nell'immagine: manifestazione del 9 giugno 2019 a Hong Kong. Crediti: Hf9631/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Un’indagine sulla salute mentale della popolazione di Hong Kong nel decennio 2009-2019, pubblicata su The Lancet, ha analizzato la salute mentale dei cittadini e i fattori di rischio associati allo sviluppo di sintomi depressivi e di disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Il quadro che emerge è che a oggi, nell’isola cinese, l’11,2% degli adulti soffre di sintomi depressivi e il 31,6% manifesta i sintomi del disturbo da stress post-traumatico.