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La pandemia non basta, serve una vera transizione energetica

Il parco solare Dunayskaya della società Activ Solar, completato nel 2012 a Odessa Oblast, in Ucraina. Credit: Activ Solar / Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0

Martedì l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha pubblicato il suo World Energy Outlook 2020, il rapporto annuale in cui riassume le previsioni a 20-30 anni per il settore dell'energia in diversi scenari politici ed economici, dedicando però un'attenzione particolare ai prossimi dieci anni e all'uscita dalla crisi causata dalla pandemia.

Chimica in flusso: una possibile risposta del farmaceutico alla pandemia

Sono passati 18 anni da quando si è parlato per la prima volta di "chimica in flusso" e di microreattore. È giunto il momento di celebrarne il successo.

La pandemia ha dato una straordinaria accelerazione alla ricerca di nuovi farmaci e vaccini. Ma, una volta scoperti, si porrà il gigantesco problema di produrli rapidamente, ancora meglio se in stabilimenti localizzati un po' ovunque in modo da evitare accaparramenti di farmaci salva vita a beneficio solo di alcuni paesi. C'è un modo per imprimere questa accelerazione alla produzione di farmaci in impianti di piccola-media grandezza, che siano al contempo sicuri e sostenibili dal punto di vista ambientale? La risposta c'è e si chiama “chimica in flusso”.

Prima e seconda ondata e altri confronti pericolosi

Anche la Linea di Osvaldo Cavandoli sembra scocciarsi di come vengono trattati graficamente i dati dell'epidemia... 

Con 7.332 nuovi positivi di ieri 14 ottobre viene raggiunto il numero massimo dall’inizio della pandemia e tutti i media non hanno mancato di rimarcarlo. In realtà già il giorno precedente, i 5.901 nuovi positivi segnalati si collocava nella parte alta della curva della prima ondata, tra il 19 e il 29 di marzo, e molti osservatori lo avevano segnalato, senza chiedersi troppo sulla correttezza del confronto e sulle conseguenze in termini di percezione del rischio e di paura. 

Piano Nazionale della Prevenzione: proposta per una strategia

È stato pubblicato di recente il nuovo Piano nazionale della Prevenzione 2020-2025 che guiderà il settore nei prossimi anni. In preparazione del Piano, un gruppo di lavoro interdisciplinare istituto dal Consiglio Superiore di Sanità sotto il coordinamento di Paolo Vineis ha redatto nel 2019 il documento che qui pubblichiamo. Esso verte sui principali obiettivi di salute e gli interventi di prevenzione - anche non strettamente sanitari - ispirati da alcuni concetti chiave, quali l'attenzione ai primi anni di vita, le disuguaglianze di salute e le politiche  ispirate alla logica dei co-benefici ambiente-salute. Ci sembra utile pubblicare questo documento a commento e integrazione del corposo Piano Nazionale della Prevenzione.

Commento al Piano Nazionale della Prevenzione 2020 – 2025

Coordinatore: Prof. Paolo Vineis

Redatto da Paolo Vineis, Lucia Bisceglia, Luca Carra, Roberto Cingolani, Francesco Forastiere, Francesco Musco, Rodolfo Saracci (l’elenco completo dei membri del gruppo di lavoro è al termine del documento)

luglio 2019

INDICE

Premessa
1 Prevenzione delle malattie in Italia
1.1 La malattia e la salute in Italia. Morti prevenibili
1.2 L’importanza dei primi anni di vita

Alessandro Marinaccio: lavorare ai tempi della pandemia

Donna con mascherina ffp2

Qualcuno ha proposto di parlare di co-pandemia nel caso di Covid-19, perché l’infezione è mortale soprattutto per anziani e malati cronici. Non solo: diventa più letale scendendo le scale dello status socioeconomico, e con un rischio maggiore per le etnie più svantaggiate. Nell’enumerare le cause aggravanti della malattia, i ricercatori si sono però dimenticati del lavoro. Parte da qui la riflessione di Alessandro Marinaccio, responsabile del laboratorio di epidemiologia dell’INAIL, che insieme a Sergio Iavicoli (INAIL e CTS) e Ranieri Guerra (OMS) hanno corretto il tiro in un recente commento su Lancet. Gli abbiamo fatto qualche domanda per approfondire il tema. Foto di Luke Jones su Unsplash

Covid-19 si avvantaggia delle nostre fragilità. Tanto che qualcuno ha proposto di chiamarla co-pandemia, essendo l’infezione da coronavirus mortale soprattutto per anziani e malati cronici in generale. Non solo: diventa man mano più letale scendendo le scale dello status socioeconomico, e con un rischio maggiore per le etnie più svantaggiate.

Ripuliamo l'oceano urbano

Secondo una stima recente, utilizziamo circa 32 mila km2 di mare in porti, piattaforme petrolifere, eolico offshore e altre infrastrutture; superficie destinata ad aumentare con gli anni. Come rendere sostenibile lo sfruttamento del mare? Con infrastrutture ibride tra ingegneria e natura, quindi, avendo coraggio e facendo investimenti.

Oceano urbano. Tutti i mari e gli oceani del pianeta sono collegati in un’unica massa d’acqua ed è per questo che si parla di Oceano e non oceani. Ma perché urbano? Proprio perché indica quella parte di oceano che entra nelle nostre città, nella nostra vita quotidiana. A partire dalle coste su cui sorgono porti, spiagge e quartieri fino ad arrivare alle acque profonde dove estraiamo petrolio e gas, peschiamo o costruiamo parchi eolici offshore. Questo è l’oceano urbano ed è da sempre una parte integrante della nostra civiltà.

Urgente una strategia nazionale dei test Covid-19 

I dati degli ultimi giorni indicano che siamo usciti dalla "zona comfort" di una proporzione sotto a 5 positivi ogni 100 tamponi eseguiti. La differenza rispetto al periodo della fase 1 è che circa due terzi degli infetti identificati sono senza sintomi. Se le persone con l’infezione sono identificate più precocemente e messe in isolamento, anche le catene dei contagi possono essere interrotte prima. Ma la corsa al tampone non può essere lasciata senza governo: serve un piano nazionale che enunci le strategie di ricerca delle infezioni per diversi scopi di sanità pubblica e diversi contesti, che indichi per ogni scopo il metodo di laboratorio più idoneo e che disegni una architettura dell’intero sistema

I dati degli ultimi giorni indicano che anche l’Italia è uscita dalla zona “comfort” di una proporzione sotto a 5 positivi ogni 100 tamponi eseguiti e tali risultati non sono certo rassicuranti.

Supercomputer contro la pandemia

Vista dall'alto del supercomputer MARCONI100 del CINECA. Credit: Tukulti65 / Wikipedia. Licenza: CC BY 4.0.

Lunedì i CDC hanno aggiornato le linee guida sulla pandemia includendo gli aerosol tra i possibili veicoli di trasmissione del virus. Gli aerosol sono le particelle più piccole emesse dal naso e dalla bocca di una persona quando starnutisce, tossisce o parla, e hanno un diametro tra qualche decimo di micrometro fino a dieci micrometri.

I modelli matematici alla prova di Covid-19

La formalizzazione della matematica in biologia rimane una delle grandi sfide di questo secolo: Nicola Bellomo e Pietro Terna trattano il tema, con particolare riferimento ai modelli matematici impiegati nell'attuale pandemia, in un quadro complessivo che guarda alla situazione reale e al futuro della ricerca.

Immagine: Cellular automata, ammatox mattox/Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0

I modelli matematici hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle scienze cosiddette “hard”, in particolare della fisica, contribuendo alla nascita di teorie fondamentali. Metodi computazionali idonei a trattare problemi molto complessi hanno reso forte e imprescindibile il legame fra matematica e scienze fisiche e chimiche.