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​​​​​​​Le luci che ci rubano il cielo

Con questa fotografia dal titolo molto evocativo di "Guiding light to the stars", l’astrofotografo australiano Mark Gee si è aggiudicato il primo premio del concorso Astronomy Photographer of the Year 2013 per la categoria "Earth and space". Nonostante l’UNESCO abbia da tempo sottolineato l’importanza di preservare il cielo notturno quale fondamentale patrimonio dell’umanità, è sempre più difficile poter gustare panorami come quello catturato nell’immagine. (Fonte)

Grazie alla complicità del clima, nelle calde serate estive è più frequente la tentazione di dare un’occhiata al cielo notturno e agli astri che lo punteggiano. Un desiderio che, purtroppo, rimane troppo spesso inappagato. I nostri cieli, infatti, stanno diventando ogni anno sempre più lattiginosi permettendoci di distinguere solamente gli astri più luminosi, e anche quelli a fatica. Tecnicamente si parla di inquinamento luminoso e, contrariamente a quanto si possa pensare, la sua deleteria presenza non arreca disturbo solamente agli astronomi e agli amanti del cielo notturno.

Dalla comunicazione medica all’invecchiamento cellulare

Luis A. Nunes Amaral, co-direttore del Northwestern Institute on Complex Systems, durante la Flexner Dean's Lecture Series del 13 giugno 2016 alla Vanderblit University - School fo medicine.

Ecosistemi, Internet, i processi interni di una cellula, l’attività di un’azienda. Tutti questi sono esempi di sistemi di tipo complesso, dotati cioè di un grande numero di componenti regolati da leggi che possono variare e dalle interazioni fra di loro, a diversi livelli. Questi sistemi sono adattativi, perché si comportano in maniera diversa in contesti e condizioni diverse.

Clima, e adesso mister Trump?

Il presidente americano Donald Trump sorride durante la visita del presidente turco Recep Erdogan alla Casa Bianca il 16 maggio 2017. Credit: Michael Reynolds/Getty Images.

"Evidence for a changing climate abounds, from the top of the atmosphere to the depths of the oceans".

6 agosto 1945. E oggi?

Hiroshima dopo il bombardamento. Versione ritagliata con annotazioni di Paul Tibbets. Credit: US Navy Public Affairs.

Il ricordo della distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki e della strage dei loro abitanti tocca profondamente l’animo di ciascuno, ma non deve ridursi a una commemorazione di un tragico segno della crudeltà della guerra e dell’inumana potenza distruttrice delle nuove armi. Questo evento deve farci razionalmente esaminare la situazione attuale e i rischi cui gli attuali sistemi nucleari stanno esponendo tutta l’umanità e incalzarci ad azioni per il loro superamento.

L'etica dell'embrione corretto

Immagini rappresentative (da destra verso sinistra) di zigoti in cui è stata iniettata la proteina Cas9 legata all'RNA guida, embrioni contenenti ciascuno otto cellule, blastocisti. Le immagini sono tratte dall'articolo Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos pubblicato su Nature il 3 agosto 2017.

L’editing genetico, a quanto pare, ha funzionato. In 42 embrioni umani su 58, grazie alla tecnica CRISPR/Cas9, il DNA è stato riscritto nel punto giusto e la mutazione responsabile della cardiomiopatia ipertrofica, una malattia del cuore, è stata corretta. L’annuncio è stato dato lo scorso giovedì 3 agosto su Nature da un gruppo di genetisti americani e ha fatto, immediatamente, il giro del mondo. Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco.

Reti di geni e cellule: la complessità dei sistemi biologici

Sui Huang, professore presso l'Institute for Systems Biology di Seattle. Credit: Institute for Systems Biology.

Ventitremila geni che interagiscono fra di loro, generando una rete migliaia di diversi stati di attività. Rete che a sua volta è attiva in tutte le migliaia di miliardi di cellule che compongono il nostro organismo, anch’esse impegnate in un’intesa interazione fra di loro. Il risultato è un sistema complesso, nel quale la relazione fra l’informazione genetica e i vari fenotipi che caratterizzano l’individuo è tutt’altro che lineare, condizionata dal fatto che i suoi singoli componenti non sono indipendenti l’uno dall’altro, ma immersi in una rete di interazioni reciproche.

Geofisica, scienza a rischio di estinzione in Italia

Il campanile di Sant'Agostino ad Amatrice, crollato in seguito alle scosse di terremoto che hanno colpito il centro Italia a gennaio 2017.

Il numero di docenti e ricercatori in geofisica nelle università italiane sta raggiungendo la soglia critica per la sopravvivenza della geofisica in Italia. La disciplina – o meglio, la massa critica per un settore di ricerca all’avanguardia – rischia di scomparire. L’allarme lo lancia Aldo Zollo, geofisico e ordinario di Sismologia presso l’Università Federico II di Napoli: una dei due soli atenei in cui questo rischio è scongiurato.

L’elefante nella stanza del clima

The Elephant in the Room, Banksy. Foto di Bit Boy/Flickr.

Nella lingua inglese, l’“elefante nella stanza” è una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata: un pachiderma accoccolato nel salotto non rappresenterebbe solamente un evento insolito ma un fenomeno impossibile da ignorare se voi foste gli inquilini. Eppure, i miliardi di persone seduti sulla poltrona planetaria negli ultimi decenni hanno negato la presenza e la crescita serrata del nostro personale pachiderma demografico.