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Tumori rari: nuove strategie per combattere la discriminazione

I tumori rari colpiscono 6 persone su 100.000 ogni anno; sono numeri piccoli se considerati per ciascun singolo tipo di tumore ma che messi tutti assieme diventano considerevoli. La rarità, o perfino ultra-rarità dei casi, unita all'incertezza derivante dalla limitata disponibilità di dati, determinano una maggior difficoltà degli studi clinici; a ciò si collegano ostacoli all’autorizzazione all’immissione in commercio di nuovi farmaci e scarsità di risorse economiche e finanziarie. Per evitare discriminazioni e garantire ai pazienti il riconoscimento dei diritti stabiliti dalla legislazione e le stesse opportunità d’accesso a trattamenti e a nuove terapie, è necessario collaborare connuovi approcci, coinvolgendo a vario livello, fin dall’inizio, tutti coloro che sono parte in causa.
Crediti immagine: mcmurryjulie/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Chiedono il riconoscimento sostanziale dei diritti stabiliti dalla legislazione vigente1 e le stesse opportunità d’accesso a trattamenti appropriati e a nuove terapie, indipendentemente dalla scarsità dei numeri. Sono i pazienti con una diagnosi di tumore raro, dove rarità significa meno di 6 persone colpite su 100.000 ogni anno.

L'atlantificazione dell’ecosistema nelle isole Svalbard

Il riscaldamento globale sta mettendo a dura prova l'ambiente pelagico delle isole Svalbard, basato su un delicato equilibro tra le diverse specie che lo abitano. I ricercatori della University Centre in Svalbard ne studiano gli effetti da trent'anni, e recentemente hanno pubblicato un dettagliato resoconto sulle modifiche avvenute nell'ecosistema: la progressiva atlantificazione ha migliorato l'efficienza riproduttiva di alcuni crostacei, mentre la dieta di alcuni uccelli marini ha cominciato a includere anche pesci tipici dei mari più caldi. Si va, insomma, verso un nuovo ecosistema marino; ma quanto sarà resiliente la nostra specie rispetto a queste modifiche, che noi stessi abbiamo determinato?
Nell'immagine: fiordo di Kongsfjorden nel 1922 e nel 2002. La copertura di ghiaccio si è ridotta drasticamente con conseguenze per l’intero ecosistema del fiordo. Credits: Anders Orvin e Christian Åslund/Fram Centre

Dalle diatomee ai molluschi, dai crostacei fino ai gamberetti e ai merluzzi: l’ecosistema marino artico è una fitta rete di relazioni basata su equilibri, spesso precari. Negli ultimi quattro decenni l’ambiente pelagico delle isole Svalbard è stato messo però a dura prova dal riscaldamento globale, con conseguenze sorprendenti.

Agenzia per la ricerca: le nostre proposte a governo e parlamento

Gruppo 2003: Importante che l’Agenzia per la ricerca sia trasparente e indipendente dalla politica a partire dalla scelta dei suoi organi direttivi

Il governo ha finalmente proposto l’Agenzia nazionale per la ricerca, di cui da molti anni si sente parlare anche grazie all’impegno del Gruppo 2003. Per ora le informazioni sulle caratteristiche dell’Agenzia sono contenute nell’articolo 28 della Bozza del disegno di legge di bilancio per il 2020, che verrà discusso alle Camere nei prossimi giorni.

Agenzia Nazionale per la Ricerca: cosa c'è, cosa manca

Come anticipato, si avvia a nascere anche in Italia la Agenzia Nazionale per la Ricerca. Ne parla l'articolo 28 della Bozza del disegno di legge di bilancio per il 2020, che verrà discusso alle Camere nei prossimi giorni (vedi sotto) e dal MIUR. Ha funzioni di coordinamento e indirizzo della ricerca di università, enti e istituti di ricerca pubblici. Gli obiettivi sono dettati dalla programmazione che resta in mano politica.

Le sorprese di Hygiea

Un team di astronomi coordinati da Pierre Vernazza ha utilizzato lo strumento SPHERE del Very Large Telescope per studiare l'elusivo asteroide 10 Hygiea. L’incredibile prestazione di SPHERE e l’affidabilità degli algoritmi utilizzati per ricostruire il modello 3D dell’asteroide hanno permesso di scoprire innanzitutto il corretto periodo di rotazione di Hygiea; inoltre, l'asteroide si è rivelato di forma estremamente regolare. E questa importante caratteristica potrebbe aprorgli la strada alla classificazione come pianeta nano: se la IAU decidesse in tal senso, sarebbe il più piccolo pianeta nano del Sistema Solare. Claudio Elidoro ne parla con Paolo Tanga, coautore dello studio pubblicato in questi giorni su Nature Astronomy e planetologo presso l'Observatoire de la Côte d'Azur di Nizza.
In copertina: L’immagine raccolta dallo strumento SPHERE del VLT mostra in modo evidente la forma sferica dell'asteroide Hygiea. Potrebbe essere il requisito chiave perché si possa giungere a riclassificare l’asteroide come pianeta nano. Crediti: ESO/P. Vernazza et al./MISTRAL algorithm (ONERA/CNRS)

Utilizzando lo strumento SPHERE in dotazione al Very Large Telescope dell'ESO, un team di astronomi coordinati da Pierre Vernazza (Laboratoire d'Astrophysique di Marsiglia) ha potuto osservare per la prima volta l’asteroide 10 Hygiea con una risoluzione sufficientemente elevata da studiarne la superficie e determinarne la forma e le dimensioni.

Presidente Cirio, sulle alluvioni non si improvvisa

Una maldestra dichiarazione del presidente della Regione Piemonte Cirio (“le precipitazioni erano allora come sono oggi; dobbiamo fare in modo che i nostri Comuni, i nostri sindaci, i nostri anziani, che hanno sempre puliti i fiumi, possano continuare a farlo. Non avevano la laurea né in geologia né in ingegneria idraulica, eppure li mantenevano e questi problemi non li avevamo”) provoca un comunicato di associazioni e scienziati che fa il punto sull'importanza di avvalersi di competenze tecniche per gestire i corsi d'acqua nella loro complessità e diversità. Il cambiamento climatico sta già mutando il regime delle piogge. Ignorarlo è qualcosa di più di una gaffe.

Non bastavano i due morti per alluvione in Piemonte, uno ad Arquata Scrivia (Alessandria) e a Strambino (Torino) tra il 21 e il 22 ottobre, dove piogge eccezionalmente intense hanno provocato allagamenti e frane e danneggiato strade, case e infrastrutture.

Dall’industria alla sanità, per ridurre sprechi e curare meglio

Dal mondo dell'industria è possibile trarre utili suggerimenti per migliorare l'assistena sanitaria eliminando sprechi ma soprattutto migliorando la qualità delle cure. Come? Se ne parla al Simposio internazionale sulla qualità, organizzato da Ismett e UPMC (University of Pittsburgh Medical Center) a Palermo (30 ottobre 2019). Protagonista il sistema Lean Six Sigma, sviluppato originariamente da Toyota per i processi industriali e traslato in latri ambiti come la sanità in vari paesi.

Secondo i dati dell’Oms nel mondo una percentuale della spesa sanitaria compresa tra il 20% e il 40% rappresenta uno spreco causato da un utilizzo inefficiente delle risorse. E anche se in una classifica stilata da Bloomberg la sanità italiana nel 2018 si è piazzata al quarto posto per efficienza nel mondo, c’è ampio spazio per migliorare, come sappiamo: dai tempi di attesa troppo lunghi alle diagnosi sbagliate, dalle prescrizioni non corrette agli errori medici. Oggi peraltro sappiamo che spesso gli errori non derivano dal fare poco, ma dal fare troppo.

Eliminare la polio, una sfida quasi vinta

La scorsa settimana, l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che una commissione di esperti indipendenti ha sancito l’eradicazione anche del ceppo 3 del virus della poliomielite. Ora resta da eliminare il ceppo 1, il più aggressivo. Casi di polio sono presenti ancora a cavallo fra Pakistan e Afghanistan, dove lo stato di guerra cronica rende difficile una vaccinazione di massa. Mentre in quasi tutti i paesi una volta ottenuta l'eliminazione della malattia con vaccino orale Sabin si è passati al più sicuro vaccino iniettabile Salk, questo non è ancora possibile in alcune aree. La speranza è di riuscirci entro il 2025. Nell'immagine: un'avviso di quarantena statunitense dei primi anni del '900. Crediti: Wikimedia Commons. Licenza: dominio pubblico

Il 24 ottobre scorso, nella giornata mondiale della polio, l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che una commissione di esperti indipendenti ha sancito l’eradicazione anche del secondo virus veicolo della poliomielite, il numero 3 (Wild Polio Virus 3 WPV3).