Terremoto dell'Aquila

Ma l’Early Warning dei terremoti è una cosa seria!

Recentemente si è fatto un gran parlare nei media italiani di un dispositivo a basso costo, pubblicizzato sulle reti di un’importante piattaforma televisiva, che offriva una soluzione domestica per la protezione personale durante un terremoto, emettendo un segnale sonoro di allarme, all’arrivo  delle onde primarie del terremoto (onde P).
Queste onde hanno normalmente un’ampiezza minore rispetto alle onde secondarie (onde S), che arrivano successivamente ma a cui è associato il danneggiamento delle strutture.

Terremoto dell'Aquila, assolta la Commissione Grandi Rischi

La Corte d'Appello dell'Aquila ha assolto dalle accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose sei dei 7 componenti dell'ex Commissione Grandi Rischi. In parziale riforma della sentenza di primo grado l'unica condanna a due anni di reclusione è stata inflitta a Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile.

Alluvioni: il meteorologo servito in pasto al popolo

Chi lavora nei servizi pubblici per l'allertamento, che faccia il meteorologo o si occupi delle valutazioni sugli effetti idrogeologici, non fa questo mestiere solo il 9 ottobre del 2014.
Lo fa 365 giorni l'anno (che anche in un meccanismo di turnazione vuol dire, per ogni singola persona, novanta o cento turni all'anno), per tutti gli anni che conducono dall'inizio dell'esperienza lavorativa alla pensione.

Un terremoto è sempre naturale e imprevedibile?

La popolazione italiana percepisce un'intensificazione dell'attività sismica nel nostro Paese, in particolare in aree che nonostante siano classificate sulla mappa della pericolosità sismica, non registravano terremoti da lungo tempo. L’Aquila (Aprile ‘09 – M 6,3; prof 8,0Km), l’Emilia (Maggio ‘12 – M 5,9; prof 6,3Km) la Garfagnana (Gennaio ‘13 – M 4,8; prof 15,5Km) la Lunigiana (Giugno ‘13 – M 5,2; prof. 5,1Km) sono, per esempio, i luoghi in cui negli ultimi anni si sono verificate scosse di terremoto di magnitudo (M) vicine o superiori a 5.

La narrazione dell’Aquila

La sentenza dell’Aquila che ha condannato, nel primo grado di giudizio, i membri della “Commissione Grandi Rischi” (Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi) che hanno partecipato alla riunione del 31 marzo 2009 ha fatto discutere la comunità scientifica e l’opinione pubblica di tutto il mondo. 

Terremoti: con meno vulnerabilità riparte l'economia reale

Una serie di piccole scosse di minore entità ha continuato a interessare le province di Modena, Lucca, Pistoia, con sconfinamenti in Lunigiana (SP). La prima - di magnitudo 4.8, verificatasi nel distretto sismico della Garfagnana il 25 Gennaio 2013 e avvertita in buona parte del centro-nord - ha ricordato che le motivazioni della sentenza dell’Aquila non hanno risolto il problema della previsione e prevenzione dei terremoti nel nostro paese.

Comunicazione, le responsabilità degli scienziati

Pochi giorni fa una clamorosa sentenza ha scosso il nostro Paese ed ha rapidamente guadagnato la ribalta delle cronache internazionali sollevando sorpresa e profonde perplessità. Si tratta della condanna a sei anni di carcere dei componenti della Commissione Grandi Rischi (tra i maggiori esperti scientifici di sismologia in Italia) per avere espresso rassicurazione nei confronti delle popolazioni dell’Abruzzo prima del terremoto devastante di tre anni fa.

Una sentenza inadeguata contro gli scienziati

In relazione alla condanna inflitta ai membri della Commissione Grandi Rischi dal Tribunale de L'Aquila, esprimiamo la nostra solidarietà ai ricercatori della Commissione. Si tratta infatti di una condanna che attribuisce alla Commissione responsabilità che non poteva avere né dal punto di vista istituzionale, essendo la sua funzione puramente consultiva e quindi priva di poteri decisionali, spettanti agli amministratori locali, né dal punto di vista scientifico.

I tanti errori sul terremoto dell'Aquila

Una delle frasi più abusate in questo strano Paese è “le sentenze non si commentano, si rispettano”. L'ha ripetuta anche ieri Fabio Picuti, sostituto procuratore de L'Aquila, dopo la lettura della sentenza che, andando oltre le sue stesse richieste, ha condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo i sette membri della Commissione Grandi Rischi (sei più uno, a dire il vero) da un anno sotto processo per i fatti legati al terremoto del 6 aprile 2009. Un pubblico ministero è tenuto a rispondere così, noi no.

Condannati per cattiva comunicazione della scienza

Li hanno condannati tutti, con una pena durissima: 6 anni di reclusione. Li hanno condannati tutti, i membri della Commissione Grandi Rischi che si riunì a l’Aquila poco prima del terremoto del 6 aprile 2009. Li hanno condannati tutti, dirigenti della Protezione Civile e illustri geofisici come Franco Barberi  ed Enzo Boschi, non per «cattiva scienza» ma per «cattiva comunicazione della scienza».

Di terremoti e tribunali. Qualche puntino su qualche "i"

C'è molto di discutibile, nella spinosa questione del processo alla Commissione Grandi Rischi che valutò il rischio sismico prima del terremoto de L'Aquila. Ma conviene partire da cosa non c'è. Nella richiesta di rinvio a giudizio dei PM, accolta mercoledì scorso dal Giudice per l'Udienza Preliminare, non ci sono le accuse di “mancato allarme”, “mancata evacuazione”, tantomeno mancata previsione del terremoto, nonostante queste formule continuino a venire citate dai resoconti giornalistici.

Terremoto dell'Aquila: più attenzione ai precursori

Tra le sfide lanciate dal terremoto di Abruzzo alla comunità scientifica, ha non trascurabile importanza quella riguardante i precursori sismici a breve termine, cioè quei fenomeni che talvolta sono seguiti, nella stessa zona e entro un breve intervallo di tempo Δt, da un forte terremoto. A proposito di questi fenomeni precursori è nata una polemica nel corso della quale sono state dette e scritte cose inesatte e fuorvianti nei riguardi delle possibili future strategie della Protezione civile e della comunità scientifica.

L'Aquila può essere salvata?

Non sempre un terremoto porta al declino delle zone colpite, nel rispetto di certe condizioni minime di buona amministrazione può anzi addirittura risultare un moltiplicatore d’energie e iniziative tale da condurre ad una fioritura economica. È certamente il caso del Friuli, un po’ meno dell’Umbria e delle Marche, ancora meno dell’Irpinia. E L’Aquila? Dopo il terremoto del 6 aprile 2009, è una città ferita, ma non annientata. Il tessuto sociale non è ancora andato perduto.