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Come evitare che l'intelligenza artificiale prenda il controllo

Il super computer MareNostrum-4 presso il Centro Nazionale di Super computazione a Barcellona in Spagna. Immagine di Martidaniel (CC BY-SA 4.0)

Nel 1951 il matematico britannico Alan Turing, considerato uno dei fondatori dell’intelligenza artificiale, disse che «una volta avviato lo sviluppo di macchine intelligenti, non ci vorrà molto perché superino i nostri deboli poteri. A un certo punto dovremo aspettarci che le macchine prendano il controllo».

Club di Roma-MIT: "I limiti della crescita" compie 50 anni

Nel 1972, contemporaneamente alla prima Conferenza mondiale dell'ambiente, viene dato alle stampe "The limits of growth", commissionato dal Club di Roma, guidato fra gli altri da Aurelio Peccei, a cinque giovani studiosi del MIT: da sinistra, Jorgen Randers, Jay Forrester, Donella Hager-Meadows, Dennis L. Meadows and William W. Behrens III. L'opera applica un modello per dare sostanza scientifica a un messaggio storico: le risorse non sono infinite e con questo modello di crescita - economica e demografica - il sistema Terra andrà ben presto incontro alla più grave crisi della sua storia. Nasce così l'ambientalismo scientifico, anche se gli scenari del MIT si riveleranno poi eccessivamente pessimisti e in molti casi sbagliati. Con alcune modifiche pubblichiamo un estratto dal libro di Stefano Nespor (La scoperta dell’ambiente. Una rivoluzione culturale, edito da Laterza nel 2020) che ricostruisce quella stagione.

Nel marzo del 1972, dieci anni dopo Silent Spring di Rachel Carson, che segna secondo molti la nascita dell’ambientalismo moderno, appare un altro libro di fondamentale importanza nello sviluppo del pensiero ambientale e dei movimenti ambientalisti: The Limits to Growth. Per evitare confusioni mantengo il titolo sciattamente tradotto in italiano I limiti dello sviluppo, mentre la traduzione corretta sarebbe stata I limiti della crescita: sviluppo e crescita sono infatti due concetti economicamente e socialmente diversi.

Prevenire la guerra? Ci vorrebbe una scienza

La guerra è spesso usata come metafora della malattia - la prevenzione della malattia, invece, non è usata come metafora per la prevenzione della guerra. Ma la guerra è una questione di salute planetaria e, come mostra Paolo Vineis, i modelli di prevenzione derivati dalle politiche di promozione della salute potrebbero essere utili per affrontare la guerra. nelle sue diverse fasi e prevenirla. 

Crediti immagine: José Pablo Domínguez/Unsplash

La guerra è stata spesso usata come metafora della salute e della malattia, come quando si parla della "guerra al cancro". A mia conoscenza, invece, non è vero il contrario: le modalità di prevenzione della malattia non sono usate come fonte di metafore per prevenire la guerra. In questo breve articolo sostengo che i modelli di prevenzione derivati dalle politiche di promozione della salute possono essere utili per affrontare la guerra nelle sue diverse fasi, e per prevenirla. 

Vaiolo delle scimmie, attenzione allo stigma

Immagine ingrandita del virus MPXV

Di nuovo informazioni fuorvianti sul monkeypox. Si sperava che la lunga esperienza legata all’epidemia da Hiv avesse insegnato qualcosa. Ma non è stato così. Ci era cascata in pieno l’agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito, agli esordi dell’attenzione verso il cosiddetto vaiolo delle scimmie, nel 2022, richiamando l’attenzione sui profili di rischio degli “uomini che fanno sesso con altri uomini”. Come abbiamo raccontato in questo articolo, pubblicato a suo tempo, e che ci sembra utile riproporre oggi.
La Regione Piemonte, infatti, in una circolare diffusa il 21 agosto ha riproposto come categorie a rischio omosessuali, persone bisex e transgender. Di nuovo un approccio che confonde gli orientamenti sessuali con i comportamenti sessuali e contribuisce non solo a discriminare le persone, ma anche a diffondere informazioni sbagliate e fuorvianti. La Regione Piemonte si è poi difesa dicendo di aver fatto riferimento a documenti non aggiornati, ma la circolare del ministero della Salute del 19 agosto, richiamata nel testo piemontese, fornisce chiaramente le informazioni corrette. Tra l’altro, sarebbe anche ora di smettere di chiamare questa malattia “vaiolo delle scimmie”, che non sono, a quanto pare, il principale veicolo di diffusione. Crediti immagine: CDC/ Cynthia S. Goldsmith

Possono avere caratteristiche genetiche estremamente differenti tra loro, seguire diverse modalità di trasmissione, causare infezioni con sintomi eterogenei e di varia gravità, ma i microrganismi patogeni responsabili delle malattie infettive non fanno distinzione di orientamento sessuale. E se esistono comportamenti sessuali che espongono le persone a un maggior rischio di contagio, si tratta appunto di comportamenti e non di orientamenti. Una differenza importante e non stigmatizzante.

Ricercatore straniero? Favorisca i documenti

Da molto tempo si parla in Italia del problema della fuga di cervelli. Tuttavia, la questione è mal posta, poiché il vero problema è se si possa pervenire a una sorta di equilibrio fra i cervelli che lasciano il nostro paese e quelli che vi fanno ingresso, non solo (o non tanto) a livello di quantità ma anche e soprattutto di qualità. Sorge quindi spontanea la domanda: ma il “sistema Italia” è lontanamente appetibile per un ricercatore che voglia trasferirvisi da uno stato estero, e quanto è difficile accedervi?