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"Il tempo e l'acqua" per raccontare la catastrofe climatica

Nel libro Il tempo e l'acqua (Iperborea, 2020) lo scrittore islandese Andri Snaer Magnason impasta mito, poesia, reportàge e scienza per raccontare la crisi climatica. A partire dalla storia della sua famiglia e dall'inesorabile fusione dei maestosi ghiacciai dell'isola. (Nella foto, Senza titolo, di Graziella Da Gioz - collezione Renata Tinini).

Nel Dialogo della Natura e di un Islandese, Giacomo Leopardi mette in scena il disincanto dell’uomo verso la Natura matrigna. Esasperato dal clima ostile della sua isola - “la lunghezza del verno, l’intensità del freddo, e l’ardore estremo della state, le tempeste spaventevoli di mare e di terra, i ruggiti e le minacce del monte Ecla” - il povero islandese intraprende un viaggio verso Sud, dove però non trova conforto.

Le piattaforme nazionali per la ricerca in Italia, storia di cicale e formiche

Con la pandemia di Covid-19 abbiamo visto tanti “scienziati formiche” lavorare incessantemente; abbiamo visto anche tante “cicale” perdere la percezione sociale del rischio per sé stessi e per gli altri di una mancata vaccinazione. Oggi, gli “scienziati formiche” possono cogliere un’occasione mai vista in passato: contribuire alla definizione delle Piattaforme Nazionali per le scienze della vita più innovative e avanzate del Paese, ospitate presso la Fondazione Human Technopole di Milano.

Crediti immagine: Human Technopole/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Fra le favole di Esopo, quella della cicala e della formica è di sicuro la più famosa. La sua morale ci insegna una cosa semplice e ovvia: se si vuole arrivare preparati ad affrontare i momenti difficili, è necessario impegnarsi, anche con fatica, con uno sforzo che non si esaurisce individualmente nel “qui e ora”, ma sinergico, con una visione strategica sul mondo e sul domani.

W la CO2: l'ultimo libro di Gianfranco Pacchioni

W la CO2: possiamo trasformare il piombo in oro?, pubblicato da Il Mulino (2021, 208 pagine, 15 euro), è l'ultimo libro del chimico Gianfranco Pacchioni. Se rimuovessimo tutta l’anidride carbonica presente nell’atmosfera, «la vita sulla Terra si fermerebbe integralmente. Morirebbero tutti, dai batteri agli esseri superiori. Sarebbe un pianeta senza vita». Pacchioni parte da qui, per riabilitare la reputazione di un gas che viene ormai associato esclusivamente agli effetti distruttivi della crisi climatica, e ne spiega le potenzialità anche per combattere il cambiamento climatico.

Quanto può essere interessante la storia di un gas? Ci risponde, sorprendendoci, Gianfranco Pacchioni, chimico premiato nel 2009 con la medaglia Blaise Pascal per la scienza dei materiali dalla European Academy of Sciences, professore di chimica dei materiali all'Università di Milano-Bicocca e membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Attraverso metafore e similitudini suggestive, immagini esplicative, box di approfondimento e storie affascinanti, l'autore dipinge la complessità del rapporto tra esseri umani, ambiente e biossido di carbonio.

Anche l'Italia si attiva per salvare studentesse e ricercatrici afghane

In particolare le donne in Afghanistan rischiano di non poter più proseguire gli studi e la loro carriera di ricercatrici. Per questo motivo è stato lanciato un appello alla presidente del CNR Maria Chiara Carrozza per attivare tutti i possibili canali per mettere in salvo queste ricercatrici. In particolare, per aprire corridoi umanitari dalle Università e i centri di ricerca afghani verso basi da cui sia possibile raggiungere ponti aerei, per offrire ospitalità nel nostro Paese a studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori che vogliano completare le proprie ricerche e i propri studi. I promotori dell'iniziativa chiedono inoltre di reinvestire immediatamente a questo scopo quote dei fondi in precedenza destinati alle operazioni militari in Afghanistan. Nella foto studentesse universitarie afghane. (Photo: UNDP Afghanistan)

Stiamo assistendo in questi giorni, informati attraverso le crudeli immagini riportate dai notiziari televisivi, ad un passaggio storico nei destini dell’Afganistan. E verosimilmente degli sviluppi geopolitici mondiali. Si tratta del cambio repentino di regime in quel Paese. Di uno sconvolgimento imposto nei costumi, nelle abitudini, nelle regole, nei valori e nelle convenzioni, il tutto accelerato in pochi giorni, in poche ore. Dell’angoscia di chi non è disposto a rinunciare ad alcuni diritti fondamentali di civiltà e per questo cerca vie di fuga tra le più disperate.

Armati di scienza: il nuovo libro di Elena Cattaneo

Scienziato è chi la scienza fa, ma non solo. Nell’ultimo libro della ricercatrice e senatrice Elena Cattaneo c’è spazio per un credo scientifico da declinare nella vita politica e civica di tutti i giorni e per tutti. In 120 pagine, il libro edito da Raffaello Cortina Editore è una lettura critica e motivante per una società democratica ad alto valore di merito, progresso e di pace.

Potremmo leggerlo come una vera e propria “chiamata alle armi”, quella della Senatrice, farmacologa, biologa, professoressa Elena Cattaneo, in Armati di scienza, pubblicato a maggio da Raffaello Cortina Editore. Una chiamata rivolta a tutti: cittadini, studenti, scienziati, politici.

Fotovoltaico sui tetti per limitare il consumo di suolo

Secondo ISPRA, nel 2020 abbiamo perso 56,7 chilometri quadrati di suoli naturali a causa di nuovi cantieri, edifici, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio, infrastrutture e altre coperture artificiali, arrivando a un totale di oltre 21 000 chilometri quadrati, il 7,11% del territorio nazionale rispetto alla media UE del 4,2%. I “costi nascosti” di questo fenomeno, causati dalla perdita dei servizi ecosistemici che il suolo non è più in grado di fornire, sono stimati in oltre tre miliardi di euro l’anno. L'obiettivo di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, fissato a livello europeo, si scontra però con la necessità di installare nuovi impianti fotovoltaici che permettano la transizione energetica verso fonti rinnovabili. Si stima che al 2030 saranno tra 200 e 400 i chilometri quadrati di aree agricole persi per installare panelli fotovoltaici a cui se ne aggiungerebbero 365 destinati a nuovi impianti eolici. Eppure sfruttando i tetti degli edifici esistenti, gli ampi piazzali associati a parcheggi o ad aree produttive e commerciali, le aree dismesse o i siti contaminati ISPRA stima che potrebbero essere installati pannelli per una potenza totale più che doppia rispetto ai 30 gigawatt che il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima prescrive di aggiungere entro il 2030.

Nell'immagine l'impianto fotovoltaico sul tetto del Centro Agro Alimentare Bolognese (CAAB). Crediti: Roberto Serra / Iguana Press. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

Con consumo di suolo si intende la perdita di aree agricole, naturali e seminaturali a causa di nuove coperture artificiali. Un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio e ad altri interventi di impermeabilizzazione e di artificializzazione del suolo.

L’inaffidabilità delle previsioni e il principio di precauzione

«Niente previsioni, specie se riguardano il futuro» diceva Niels Bohr e lo stesso messaggio sembra emergere da Noise. A Flaw in Human Judgment, un libro scritto a sei mani da Daniel Kahneman, Cass Sunstein e Olivier Sibony. Ma, dice Stefano Nespor, non bisogna commettere l'errore di estendere questa considerazione in campo ambientale, dove il principio di precauzione gioca un ruolo fondamentale. Lo dimostra l'eliminazione dei clorofluorocarburi (CFC) per proteggere lo strato di ozono atmosferico. Al momento della firma della Convenzione di Vienna nel 1985, che prevedeva una graduale eliminazione dei CFC, non c'erano prove definitive che queste sostanze causassero l'assottigliamento dello strato di ozono nell'atmosfera. Queste prove arrivarono solo dopo l'entrata in vigore del Protocollo di Montreal nel 1988, che ha stabilito la graduale cessazione della produzione dei CFC. Tuttavia la comunità internazionale scelse di prevenire il pericolo, ancora incerto, di una catastrofe globale in un lontano futuro. Lo stesso è successo con il cambiamento climatico. Nel 1990, le Nazioni Unite ritennero sufficiente la pubblicazione del primo rapporto dell’IPCC a elaborare una convenzione sul cambiamento climatico approvata nel corso della Conferenza di Rio de Janeiro nel giugno 1992. Oggi, il principio di precauzione, è una delle basi del diritto ambientale internazionale ed è inserito in oltre 60 trattati multilaterali: «Better safe than sorry».

Nell'immagine in time-lapse l'ascesa di un pallone dalla stazione statunitense Amundsen-Scott al Polo Sud per misurare lo spessore dello strato di ozono nel 2019. Crediti: Robert Schwarz/University of Minnesota.

«Niente previsioni, specie se riguardino il futuro» è un consiglio che alcuni attribuiscono al fisico Niels Bohr, altri a Mark Twain. È un consiglio disatteso da molti. Per esempio, nel 1912 Guglielmo Marconi affermò: «L’avvento dell’era del telegrafo senza fili renderà impossibili i conflitti bellici». Più recentemente, innumerevoli sono coloro che hanno previsto l’esaurimento delle riserve del petrolio entro pochi decenni. Oggi, appare sempre più probabile che le riserve di petrolio esistenti rimarranno inutilizzate perché sostituite da altre fonti di energia.

Il metodo Gino Strada

Compagno di banco dalla prima Liceo al Carducci di Milano, Roberto Satolli è fra le persone che meglio hanno conosciuto Gino Strada. Come succede con alcuni compagni di scuola, non ci si perde più di vista. A maggior ragione se entrambi si sono laureati in medicina alla Statale di Milano, se entrambi sono finiti a lavorare in rianimazione al Policlinico di Milano. Due vite parallele, l'una nel giornalismo e l'altra, quella di "Gino", prima in Croce rossa internazionale poi con la sua creatura Emergency a curare milioni di feriti di guerra ai quattro angoli del mondo.