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La libertà è sopravvalutata: cervello, mente e ragionevoli sospetti

Chi potrebbe mai negare l’esperienza soggettiva di prendere una decisione, di scegliere quale vestito indossare, cosa mangiare, che farne della propria esistenza? Chi mai potrebbe negare l’esistenza del libero arbitrio? Eppure, scrive Giuseppe Trautteur nel suo Il Prigioniero libero, da poco uscito per Adelphi, «allungare una mano per prendere un bicchiere d’acqua potrebbe coinvolgere l’intero Universo». La recensione di Cristian Fuschetto.

Immagine: it.freepik.com

Il cervello è un pezzo di universo

I modelli di linguaggio non devono limitarsi ad apprendere dai dati

« Allenare i modelli satistici di linguaggio su database rappresentativi dei diversi punti di vista della società, inclusi quelli minoritari, è fondamentale, ma dobbiamo anche intervenire nella progettazione dei modelli. Li stiamo sviluppando come se dovessero imparare tutto da zero, ma non è necessario», ci ha detto Dirk Hovy, linguista computazionale dell'Università Bocconi. Hovy coordina il progetto INTEGRATOR, finanziato dallo European Research Council con uno Starting Grant, che ha l'obiettivo di integrare fattori demografici nei modelli di linguaggio per mitigare il rischio di discriminazione. I rischi etici e sociali posti dall''utilizzo di modelli di linguaggio che apprendono da database di grandi dimensioni tramite un enorme numero di parametri è l'oggetto dell'articolo che ha portato tra dicembre e febbraio al licenziamento di due autorevoli scienziate del gruppo Ethical AI di Google e ora alle dimissioni del coordinatore del progetto Google Brain. Ma il contenuto dell'articolo, secondo Hovy, non è così controverso e anzi affronta problemi di cui una parte della comunità informatica si occupa da tempo. «La vicenda sottolinea che la nostra ricerca ha una nuova dimensione etica e che il rapporto tra accademia e industria deve essere rinegoziato per affrontarla».

Crediti immagine: M-OCRROR typeface

La scorsa settimana, Samy Bengio, direttore del progetto Google Brain, ha annunciato le sue dimissioni. A fine aprile lascerà la società dopo 14 anni.

Ricerca scientifica: come dare impulso alla mobilità e all’attrazione dei cervelli?

Riportiamo qui una rielaborazione dell’intervento al seminario del 3 marzo 2021 della prorettrice delegata alla ricerca dell'Università Statale di Milano Maria Pia Abbracchio nell’ambito del ciclo di webinar «L’Università italiana nell'era post COVID: ciclo di webinar» organizzato da Centro inter-universitario UNIRES e il Gruppo di progetto UNIMI 2040. Qui le informazioni e il programma del ciclo che si articola da settembre 2020 a giugno 2021. Qui i video di tutti gli interventi.

I dati sulla ricerca italiana

Il tracciamento manuale può essere più efficace di quello digitale

Il tracciamento manuale dei contatti è più efficace di quello digitale assumendo che la probabilità di ricordare i propri contatti sia pari al quadrato della percentuale di adozione dell'app. Questo è il risultato di un lavoro pubblicato di recente su Nature Communications da un gruppo di fisici statistici coordinato dalla professoressa Raffaella Burioni dell'Università di Parma. Il risultato è probabilmente dovuto all'importanza degli eventi di superdiffusione nell'epidemia di Covid-19. Se un superdiffusore non ha l'app di tracciamento, i suoi numerosi contatti a rischio non potranno essere allertati. È importante ricordare però che se il ritardo nell'identificazione e nell'isolamento dei contatti a rischio supera i tre giorni, il contributo del tracciamento manuale diminuisce drasticamente. Crediti immagine: Timon Studler / Wikimedia Commons.

Isolare gli individui sintomatici, tracciare gli asintomatici: questi sono due punti fondamentali nelle strategie per contenere la diffusione di Covid-19. Lo saranno ancora di più nei prossimi mesi e anni quando i vaccini ci permetteranno una migliore convivenza con il SARS-CoV-2 ma comunque non impediranno l’accendersi di nuovi focolai.

Ma quali sono le migliori strategie per il contact tracing, il tracciamento dei contatti che permette di trovare gli infetti asintomatici e isolarli perché non infettino più?

Se non è intensiva l’agricoltura sarà estensiva: ossia deforestazione

I componenti del gruppo SETA (Scienze e Tecnologia per l’Agricoltura), formato da ricercatori, agronomi, forestali e agricoltori dediti esclusivamente allo sviluppo dell’agricoltura, offrono un contributo al dibattito sul Recovery Plan e sul progetto della Commissione Europea, denominato Green Deal, nella sezione Farm to Fork che vuole delineare il futuro dell’agricoltura europea.

Crediti immagine: GRID Arendal. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

Ampio spazio mediatico viene dedicato a ideologie alla moda che tendono a demonizzare gli allevamenti e le agricolture “intensive”. Al contrario gli allevamenti e le agricolture “intensive” (meglio descrivibili come “tecnologiche”) non sono in opposizione a “sostenibili”, ma dovranno convivere nell’obiettivo di fornire alla popolazione mondiale gli alimenti necessari.

Colera: Napoli 1973, Albania e Bari 1994

Le mie epidemie. Da colera a ebola al Covid-19, mezzo secolo di emergenze sanitarie in Italia e nel mondo di Donato Greco, con Eva Benelli (edizioni ScienzaExpress, 21 €), ripercorre l'esperienza professionale dell'autore in campo epidemiologico, raccontando le epidemie che ha affrontato e studiato ieri e oggi. Il libro uscirà il 26 aprile: noi ve ne presentiamo in anteprima alcuni capitoli.

Quando tutto ebbe inizio

Sono militare da trenta giorni, soldato semplice al Car di Orvieto. Ho ventisei anni e sono quasi specializzato in malattie infettive, ma già assistente di ruolo nell’ospedale per infetti Cotugno di Napoli.

Gli studi inglesi sulla letalità della variante B.1.1.7

Sono diversi gli studi di natura osservazionale incentratisi sulla “variante inglese" o, più propriamente, lineage B.1.1.7, che raggiungono la medesima conclusione: esiste un incremento di letalità che va dal 30% al 60% con la nuova variante, rispetto al virus originale. Tuttavia, al momento non ci sono spiegazioni biologiche riguardo le caratteristiche di questa mutazione che possano spiegare la maggiore aggressività del virus osservata dagli studi statistici.

Crediti immagine: Background photo created by wirestock - www.freepik.com

Era il 22 gennaio 2021. Durante una conferenza stampa, il premier inglese Boris Johnson annunciava che la nuova variante - come gli inglesi chiamano quella che noi in Italia chiamiamo variante inglese, ma più propriamente chiamata VOC 2020/01 o lineage B.1.1.7 -, «potrebbe essere più letale». Johnson aveva utilizzato il condizionale potrebbe perché le incertezze sulla stima erano molte.

Nuove ricerche per fermare l'ecocidio

Non chiederti quanto costa fare una bonifica, chiediti quanto costa non farla.

Questo il mio primo pensiero quando sono arrivato alla 480esima pagina del libro Ambiente e salute nei siti contaminati (Edizioni ETS, 2021, 28 euro). Curato da Mario Sprovieri, Liliana Cori, Fabrizio Bianchi, Fabio Cibella e Andrea De Gaetano, il volume ospita il contributo di decine di ricercatori di CNR, Ispra, Arpa, Istituto superiore di sanità, il cui impegno ben fa meritare al libro il sottotitolo di “Dalla ricerca scientifica alle decisioni”.