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Medicina territoriale, a che punto siamo?

Cartina storica dell'Italia (inchiostro e colore su pergamena di Nicolaus Germanus, da un'edizione del 1467 della Cosmographia Claudii Ptolomaei).

E ora tocca a loro. Sui servizi di medicina territoriale grava il peso di questa “fase due”. Perché se è vero che adesso la cosa più importante diventa il contact tracing - ovvero individuare precocemente la persona sintomatica, testarla, rintracciare le persone con cui è stata a contatto, possibilmente fare il test anche a loro e poi applicare le misure di quarantena – chi può svolgere questo compito se non i medici di medicina generale e i servizi di sanità pubblica e di epidemiologia delle varie regioni?

Sondaggi: immuni in Italia decine di volte i numeri ufficiali

Secondo una nuova indagine Doxa, a marzo e ad aprile i contagi di Covid-19 sono stati largamente superiori rispetto a quelli ufficialmente registrati.
Crediti immagine: Anastasia Gepp/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un'indagine Doxa, rappresentativa della popolazione italiana e condotta sul territorio nazionale dal 3 al 7 aprile, sui sintomi correlati a Covid-1,9 ha confermato che il 14% hanno riportato sintomi di tipo Covid-19 nel periodo 13 marzo-7 aprile. Questa proporzione è scesa all’8% in una terza indagine condotta dall’1 al 4 maggio e riferita la periodo 10 aprile-4 maggio. In Lombardia, la proporzione è scesa dal 25% a marzo al 13% nella seconda metà di aprile.

Curare con i cinque sensi: la sfida della pandemia

Era l’inizio dello scorso mese di febbraio, precisamente il 7. A Firenze il movimento di Slow Medicine teneva il quinto congresso nazionale. Nella sospensione temporale dei giorni che stiamo vivendo sembra un evento sfocato. E lontano nel tempo; invece era ieri. Il congresso costituiva un’occasione per fare un bilancio sul radicamento di questa proposta di medicina nella realtà italiana: su ciò che questa etichetta mostra; e anche su ciò che rischia di nascondere. E un’occasione per avanzare proposte in armonia con i valori che il movimento ha scelto di abbracciare.

Simbiosi e complessità: le parole chiave per il post Covid-19

Si continuano a rilanciare messaggi di ripresa come se nulla fosse cambiato e nulla cambierà rispetto al pre-Covid-19. E invece la ripartenza dovrebbe fondarsi su alcuni punti chiave, nei quali le regole e le condizioni sono diverse rispetto al passato.
Crediti immagine: Pixabay/Pexels. Licenza: Pexels License

Per far fronte alle conseguenze della pandemia da virus SARS-COV-2, che ha coinvolto aspetti non solo sanitari ma anche sociali ed economici, ritengo che non si possa prescindere da un innovativo modello scientifico e istituzionale - come ho sostenuto in altre circostanze - abbandonando quei presupposti riduzionistici che ci hanno condotto in un vicolo cieco.

Giovanni Apolone: il cancro nella bufera della pandemia

Sento Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istituto dei tumori di Milano, che domani dalle 14:30 parteciperà a un interessante webinar su Covid con Alberto Mantovani, Tito Boeri, Ilaria Capua, Giuseppe Ippolito e altri esperti (martedì 12 maggio, 14:30-18:30. Qui per seguire la diretta). Perché un'intervista su Covid a chi si occupa di tumori? Per due motivi: perché la pandemia ha colpito più duramente i malati cronici, in particolare i malati di cancro e di cuore.

La scarsa intelligence dell’Imperial e di altri modelli

In nessun'altra epidemia della storia degli ultimi cinquant’anni v’è stata una tale produzione di modelli matematici sull’epidemia prodotti da epidemiologi, fisici, economisti, assicuratori, matematici di ogni tipo. Una folla, anche se finora pochissimi hanno visto i loro risultati pubblicati su riviste scientifiche.

Plasmaterapia per Covid-19. Perché sì, perché no

Sono in fase di partenza studi nazionali e locali sull'impiego della plasmaterapia per i pazienti con Covid-19. Ma cosa sappiamo dell'efficacia di questa strategia?
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Sono ai blocchi di partenza uno studio nazionale e diversi studi locali sul potenziale uso terapeutico della pratica clinica nota come “plasmaterapia”. Consiste nell’infondere ai pazienti il plasma, la parte priva di cellule del sangue, dei soggetto che sono guariti da Covid-19.

Distanti ma uniti. Le inquietudini di Einstein ai tempi del Covid-19

“Distanti ma uniti” è un refrain delle settimane di quarantena che avrebbe potuto infastidire parecchio Einstein, che non è mai riuscito a mandare giù l'idea dell'entaglement quantistico.

“Distanti ma uniti”. Poche cose avrebbero potuto infastidire Albert Einstein quanto il refrain consolatorio delle settimane di questa dannata quarantena. Oltre a essere un incoraggiamento, “Distanti ma uniti” potrebbe infatti benissimo essere il payoff di uno dei brand più affascinanti della fisica quantistica, disciplina verso cui lo scienziato nutrì un complesso “odi et amo”.