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Una nuova vita alle barriere coralline malate

Le barriere coralline, habitat importantissimo per la biodiversità marina, sono fortemente minacciate dal riscaldamento globale, inquinamento, sfruttamento delle coste e pesca intensiva. È però possibile ripristinare le barriere danneggiate grazie a specifici interventi di ripristino, ma è importante agire in modo coordinato e uniforme, come indicano le linee guida messe a punto dai ricercatori dell’Università di Milano Bicocca per il restauro degli atolli delle Maldive

Photo Iroko Yoshii/Unsplash

Con le loro architetture variopinte, le barriere coralline sono uno degli ecosistemi sottomarini più spettacolari, ma anche uno dei più vulnerabili. A minacciarle è una miriade di impatti antropici, tra cui: l’inquinamento, la pesca eccessiva, l’impiego di pratiche di pesca impattanti e distruttive e la presenza di specie invasive. Su tutto incombe la grande ombra del cambiamento climatico, con l’acidificazione dei mari e il riscaldamento delle acque superficiali, che causano il cosiddetto coral bleaching, lo sbiancamento dei coralli.

La decarbonizzazione del sistema sanitario: un’impresa possibile

Negli ultimi anni diversi studi scientifici hanno mostrato come il settore della salute sia responsabile di una quota non indifferente delle emissioni di gas climalteranti. Alla fine del 2020, l’NHS inglese ha avviato un ambizioso piano per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040 per quanto riguarda le emissioni direttamente correlate alle attività di assistenza ed entro il 2045 per quelle indirette, mostrando come la cura dei pazienti e la riduzione delle emissioni non siano due obiettivi tra loro in contrapposizione. L’Italia si trova ora in una situazione unica per investire in un cambiamento epocale del proprio sistema sanitario, tramite il PNRR, e perdere un’opportunità del genere sarebbe un grave errore nei confronti delle generazioni sia presenti che future.

Crediti immagine: Hush Naidoo Jade Photography/Unsplash

Nelle ultime settimane ha destato un certo scalpore una ricerca presentata al convegno di Choosing Wisely (un progetto promosso da Slow Medicine) riguardo l’impatto ambientale delle attività del Sistema Sanitario, i cui risultati sono stati poi commentati anche da Guido Giustetto, componente della Commissione “Salute e ambiente” della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo).

Piero Angela: ritratto del divulgatore da giovane

Per ricordare Piero Angela (1928-2022) Scienza in rete ha scelto di ripubblicare un testo dimenticato ma prezioso: l'intervista che il giornale Tempo medico fece al giornalista sul numero 187 del dicembre 1980. Allora cinquantaduenne, Angela non aveva ancora iniziato la fortunata trasmissione "Quark", ma aveva già una lunga consuetudine con la radio e la televisione, prima come corrispondente a Parigi e Bruxelles, poi al TG2, e su RAI 1 come autore di documentari. Fra l'altro, allora Angela aveva già all'attivo sei libri di divulgazione scientifica e le prime trasmissioni di scienza. Ecco cosa rispondeva, 42 anni fa, sul tema del giornalismo e della cultura scientifica in Italia. Tante cose sono cambiate da allora, ma non tantissime... Addio Piero Angela, grazie di tutto, e buona lettura a tutti voi. 

L'articolo, come tutti quelli di Tempo Medico, non è firmato. L'illustrazione di copertina è del grande illustratore Giovanni Mulazzani.

Piero Angela: lo sforzo di divulgare la scienza in una società poco propensa a coglierne i valori

Torinese, 52 anni, una cinquantina di documentari televisivi quasi tutti a carattere scientifico, sei libri di divulgazione che hanno riscosso un successo eccezionale: questa la scheda di riconoscimento di Piero Angela, sicuramente il più celebre dei giornalisti che hanno intrapreso il difficile compito di parlare di scienza al grande pubblico.

Lettera aperta ai media italiani. Giornalisti, parlate di crisi climatica, delle sue cause e delle soluzioni. Ne va del nostro futuro

Climate Media Center Italia ha scritto una lettera aperta ai media italiani: serve parlare di crisi climatica e delle sue soluzioni, a maggior ragione in campagna elettorale. La lettera è stata firmata da scienziati ed esperti di clima e ambiente, tra cui vari autori italiani dell'ultimo importante rapporto IPCC. Climate Media Center Italia ha contestualmente prodotto cinque consigli pratici su come comunicare il rischio climatico, rivolto a giornalisti e non solo.

La lettera è uscita in data 12 agosto 2022 sul quotidiano Domani.

Immagine: Pixabay

È nostra responsabilità, come cittadini italiani e membri della comunità scientifica, avvertire nel modo più chiaro ed efficace possibile di ogni seria minaccia che riguarda le persone e il nostro Paese. È dovere dei giornalisti difendere il diritto all’informazione e diffondere notizie scientifiche verificate. Ondate di calore, siccità prolungate e incendi sono solo alcuni dei recenti gravi segnali dell’intensificarsi degli impatti dei cambiamenti climatici nei nostri territori.

Riconoscere i numeri, un’abilità innata

Uno studio pubblicato su PNAS e guidato da Giorgio Vallortigara, neuroscienziato dell’Università di Trento, dimostra la presenza dei neuroni del numero, deputati a riconoscere specifiche quantità, già nei pulcini di pochi giorni di vita: la loro presenza in animali così giovani, in precedenza era stata osservata solo nei primati e nei corvi adulti, suggerisce che la capacità di riconoscere i numeri non sia frutto di apprendimento ed esperienza bensì rappresenti un’abilità innata.

All’inizio del ‘900, Hans “il cavallo intelligente” stupiva il pubblico per la sua abilità con i calcoli aritmetici. Abilità che si rivelò in seguito non collegata a particolari doti matematiche, bensì alla grande sensibilità di Hans nell’interpretare e rispondere a involontari segnali umani che gli indicavano se stava dando la risposta corretta. Se la storia di Hans non ha potuto dimostrare nulla sul rapporto degli animali con i numeri, numerose ricerche successive hanno invece potuto fornirci molte informazioni.

Il declino della resilienza delle foreste a livello globale

Un recente studio, basato sull’analisi di dati satellitari e su tecniche di machine learning, mostra come le foreste del pianeta siano diventate più fragili nel corso degli ultimi vent’anni e che oltre il 20% delle foreste intatte mostra già di trovarsi in uno stato critico, di grave fragilità. Questa diminuita resilienza è correlata alla variabilità climatica, come le oscillazioni in termini di precipitazioni e temperatura. Sono dati che rendono più che mai urgente mettere a punto strategie di mitigazione e adattamento per far fronte a questa accresciuta fragilità delle foreste ed evitare di comprometterne la funzionalità.

Crediti immagine: Andrew Coelho/Unsplash

Le foreste hanno un ruolo fondamentale per la vita sul pianeta e offrono molti e importanti servizi ecosistemici. In alcune aree, Europa compresa, la loro estensione è anche aumentata nel corso degli ultimi trent’anni circa. Ma se, nel frattempo, le foreste fossero anche diventate più fragili?

L'estetica dell'Antropocene

Esistono influencer anche nel mondo animale, sebbene inconsapevoli: le specie considerate più belle e carismatiche sono quelle più conosciute e con un maggior supporto alla conservazione. Eppure la crisi della biodiversità che stiamo attraversando richiede un approccio più olistico che vada al di là delle apparenze e il contributo di scienziati e umanisti.
Photo by Diogo Hungria /Unsplash

Quanto conta l’aspetto esteriore per un pesce? Molto, e non (solo) per la scelta del partner: i pesci più belli agli occhi umani sono quelli più studiati e anche maggiormente tutelati. A suggerirlo uno studio sui pesci delle barriere coralline, habitat di cruciale importanza ecologica che ospita animali e vegetali di ogni forma e colore e protegge le coste dall’erosione, ma tormentato dal riscaldamento climatico e dall’inquinamento dei mari.

Cosa possiamo imparare dagli incidenti con i robot

Immagine di Pavel Danilyuk.

Domenica scorsa il Guardian ha diffuso il video di un incidente avvenuto durante il Moscow Chess Open, famoso torneo di scacchi in Russia. Nel video, inizialmente condiviso sul canale Telegram Baza, si vede un braccio robotico posto al centro di una pedana mentre gioca contemporaneamente tre partite dimostrative contro tre bambini, tutti sotto i nove anni.

Giornali e televisioni non parlano quasi mai di crisi climatica e quando lo fanno lo fanno male

Uno studio commissionato da Greenpeace Italia e interamente condotto dall’Osservatorio di Pavia, istituto di ricerca specializzato nell’analisi della comunicazione, ha rilevato che, per i primi quattro mesi del 2022, sui principali quotidiani, telegiornali e programmi di approfondimento televisivi, la crisi climatica è trattata marginalmente e, quando lo è, non si fa quasi mai riferimento esplicito alle cause: l'uso dei combustibili fossili.

Immagine: Pixabay

Giornali e televisioni non parlano quasi mai di crisi climatica e quando lo fanno lo fanno male. Questo può essere il riassunto degli studi commissionati da Greenpeace Italia e condotti dall’Osservatorio di Pavia, istituto di ricerca specializzato nell’analisi della comunicazione.