Anche l'Italia si attiva per salvare studentesse e ricercatrici afghane

In particolare le donne in Afghanistan rischiano di non poter più proseguire gli studi e la loro carriera di ricercatrici. Per questo motivo è stato lanciato un appello alla presidente del CNR Maria Chiara Carrozza per attivare tutti i possibili canali per mettere in salvo queste ricercatrici. In particolare, per aprire corridoi umanitari dalle Università e i centri di ricerca afghani verso basi da cui sia possibile raggiungere ponti aerei, per offrire ospitalità nel nostro Paese a studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori che vogliano completare le proprie ricerche e i propri studi. I promotori dell'iniziativa chiedono inoltre di reinvestire immediatamente a questo scopo quote dei fondi in precedenza destinati alle operazioni militari in Afghanistan. Nella foto studentesse universitarie afghane. (Photo: UNDP Afghanistan)
Stiamo assistendo in questi giorni, informati attraverso le crudeli immagini riportate dai notiziari televisivi, ad un passaggio storico nei destini dell’Afganistan. E verosimilmente degli sviluppi geopolitici mondiali. Si tratta del cambio repentino di regime in quel Paese. Di uno sconvolgimento imposto nei costumi, nelle abitudini, nelle regole, nei valori e nelle convenzioni, il tutto accelerato in pochi giorni, in poche ore. Dell’angoscia di chi non è disposto a rinunciare ad alcuni diritti fondamentali di civiltà e per questo cerca vie di fuga tra le più disperate.









