fbpx Il successo di Paolini | Scienza in rete

Il successo di Paolini

Primary tabs

Read time: 2 mins

1,5 milioni di telespettatori in media, per uno share del 5,73%, a cui si aggiungono 3000 contatti per la diretta web. Stando ai dati auditel diffusi ieri, “Itis Galileo” di Marco Paolini andato in onda il 25 aprile su La7 ha raggiunto il suo picco di ascoltatori con l’8,06 di share. Sono i numeri che sigillano il successo televisivo dello spettacolo trasmesso in diretta dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso, diventato una delle pagine televisive più seguite degli ultimi anni.

Già in passato, Marco Paolini è riuscito ad avvicinare il grande pubblico con il format del teatro-documentario, replicando il successo dal vivo registrato a teatro attraverso il filtro dello schermo televisivo. Era successo con Vajont, Sergente – tratto dal romanzo di Rigoni Stern – e, più recentemente, con Ausmerzen. Si trattava in quei casi di temi con un impatto sull’immaginario popolare potenzialmente molto forte – la vicenda del Vajont appartiene, ad esempio, alla memoria storica comune degli ultimi anni del nostro Paese. Tuttavia combinare teatro, scienza, monologo e tempi non proprio televisivi – lo spettacolo è durato per 3 ore e mezza, con dibattito prima e dopo – è stata una sfida entusiasmante per la comunità scientifica, già in confidenza con il Sidereus Nuncius, ma non scontata per il piccolo schermo. Paolini ha ammaliato il pubblico – il triplo del pubblico dello standard da prima serata, per la precisione – anche con il  Galileo di Brecht, ben oltre la ‘nicchia’ della comunità scientifica, si direbbe.

Autori: 
Sezioni: 
Itis Galileo

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.