fbpx Il successo di Paolini | Page 2 | Scienza in rete

Il successo di Paolini

Primary tabs

Read time: 2 mins

1,5 milioni di telespettatori in media, per uno share del 5,73%, a cui si aggiungono 3000 contatti per la diretta web. Stando ai dati auditel diffusi ieri, “Itis Galileo” di Marco Paolini andato in onda il 25 aprile su La7 ha raggiunto il suo picco di ascoltatori con l’8,06 di share. Sono i numeri che sigillano il successo televisivo dello spettacolo trasmesso in diretta dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso, diventato una delle pagine televisive più seguite degli ultimi anni.

Già in passato, Marco Paolini è riuscito ad avvicinare il grande pubblico con il format del teatro-documentario, replicando il successo dal vivo registrato a teatro attraverso il filtro dello schermo televisivo. Era successo con Vajont, Sergente – tratto dal romanzo di Rigoni Stern – e, più recentemente, con Ausmerzen. Si trattava in quei casi di temi con un impatto sull’immaginario popolare potenzialmente molto forte – la vicenda del Vajont appartiene, ad esempio, alla memoria storica comune degli ultimi anni del nostro Paese. Tuttavia combinare teatro, scienza, monologo e tempi non proprio televisivi – lo spettacolo è durato per 3 ore e mezza, con dibattito prima e dopo – è stata una sfida entusiasmante per la comunità scientifica, già in confidenza con il Sidereus Nuncius, ma non scontata per il piccolo schermo. Paolini ha ammaliato il pubblico – il triplo del pubblico dello standard da prima serata, per la precisione – anche con il  Galileo di Brecht, ben oltre la ‘nicchia’ della comunità scientifica, si direbbe.

Autori: 
Sezioni: 
Itis Galileo

prossimo articolo

Google vuole portare i data center nello spazio

disegno della Terra vista dallo spazio con una fascia di piccoli satelliti

I data center necessari all’intelligenza artificiale consumano enormi quantità di energia e acqua e incontrano una crescente opposizione nelle comunità che dovrebbero ospitarli. Così, la soluzione immaginata dai giganti tecnologici è spostare almeno una parte della potenza di calcolo in orbita, sfruttando l’energia continua del Sole: Google si prepara a sperimentare chip per l’AI nello spazio, primo passo verso costellazioni di satelliti capaci di funzionare come un gigantesco data center. Ma restano problemi tecnici, costi enormi e nuovi interrogativi ambientali.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Pochi argomenti suscitano la contrarietà di tutti i partiti politici come la costruzione di nuovi data center. Benché siano un'infrastruttura necessaria per lo sviluppo della'AI, che viene considerata strategica a tutti gli effetti, gli abitanti delle aree interessate non li vogliono nel modo più assoluto. Sono strutture che, per funzionare, necessitano di enormi quantità di energia elettrica accoppiata ad altrettanta acqua, utilizzata per raffreddare i circuiti.