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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.

Avete davvero rotto... l'atomo

centrale nucleare

Il libro "Avete rotto l'atomo" (People, 2026) di Matteo De Piccoli e Giovanni L. Montagnani restituisce un po' di ossigeno nel malsano dibattito ultra-polarizzato sull'energia nucleare. La conclusione principale sull'utilizzo di una tecnologia affascinante e complessa non può che essere né ideologicamente a favore né ideologicamente contro. E per fortuna.

Foto di Markus Distelrath da Pixabay

Per fortuna Matteo De Piccoli e Giovanni L. Montagnani hanno appena scritto Avete rotto l’atomo (edito da People, 384 pagine, 18€), un libro dove finalmente il dibattito sull’energia nucleare supera questa pericolosa e asfissiante polarizzazione pro-contro.

Dopo il disastro

Monumento commemorativo

Bhopal, Minamata, Halifax, Scarlino, possiamo imparare molto da tutto quello che si mette in moto dopo un disastro: conoscenze, nuove regole, modifiche delle prassi. ma anche la capacità di organizzarsi in difesa dei diritti e della giustizia ambientale.

Fotografia di Luca Frediani, Wikipedia, uso autorizzato dall’autore
 

È la mattina del 6 dicembre 1917 ad Halifax in Canada, in piena Prima guerra mondiale, il porto è affollato, il traffico convulso. Poco dopo le 8:45 la nave francese Mont-Blanc, carica fino all'orlo di esplosivi destinati al fronte europeo, e la nave norvegese Imo si scontrano nel tratto di mare più stretto del porto. Non si tratta di un urto importante, ma alcune scintille incendiano il benzolo versato sul ponte della Mont-Blanc

Seveso: la nube, il bosco e l'eredità di un disastro

Sono passati 50 anni dall'incidente di Seveso che portò alla ribalta i danni da diossina. Ripercorriamo la storia dell'incidente, le conseguenze sulla salute della popolazione, così come su animali e piante, il legame con la guerra del Vietnam e gli effetti dell'agente Orange. Ma soprattutto le eredità scientifiche, di consapevolezza e di resilienza che ha ci lasciato. Immagine Wikimedia Commons

Ventidue chilometri a nord di Milano, nel cuore della Brianza urbanizzata, tra svincoli e capannoni, c'è un bosco di querce di quarantadue ettari dove la gente porta a spasso il cane e i ragazzi vanno a correre. Si chiama Bosco delle Querce, sta a cavallo dei comuni di Seveso e di Meda, ed è uno dei fiori all’occhiello della politica di forestazione in aree urbane e periurbane lombarde.

Le sentinelle anti-educazione sessuale

la parola gender

L’educazione sessuale e affettiva non solo aiuta le persone giovani a vivere al meglio una sfera cruciale dell’esistenza, ma offre a bambini, bambine e adolescenti gli strumenti per riconoscere la violazione dei confini e la consapevolezza necessaria per difendersi e chiedere aiuto se necessario. Ma le solerti sentinelle sono impegnate a sventare questo diabolico piano. E non ne fanno mistero.
Foto Markus Winkler - Pexels
 

«Sotto il suo Occhio» è il saluto che si scambiano i cittadini di Gilead, la teocrazia distopica del romanzo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. L’Occhio a cui si riferiscono non è solo quello divino, ma un corpo di polizia incaricato di controllare che tutti si attengano alle regole del regime. Nessuno sa chi ne faccia parte. Potrebbe essere un vicino di casa, un negoziante, un collega, persino un amico o un familiare. L’incertezza fa sì che le persone si censurino da sole, il sospetto diventa strumento di controllo.

Le liste d'attesa spiegate al popolo

Persone in attesa in ospedale

Qualche settimana fa l’annuncio trionfante di un miglioramento delle liste d’attesa, cui non sembra tuttavia corrispondere l’esperienza di tante persone. Il fatto è che ci si riferisce alle sole liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, mentre rimangono sterminati i tempi per esempio per le ammissioni alle strutture socioassistenziali o per la definizione delle disabilità. E comunque appare evidente che molto c’è da migliorare nella raccolta e trasferimento dei dati su quel che succede per davvero. Foto di Navy Medicine su Unsplash.

L’interesse per il tema delle liste di attesa non si attenua mai, ma ogni tanto questo interesse ha dei picchi come avvenuto di recente quando in base ai dati del primo quadrimestre 2026 confrontati con quelli del 2025 è sembrato che finalmente qualcosa si stesse muovendo, tanto da far titolare il Sole24 Ore “Liste di attesa, miglioramenti in 16 Regioni”.

A cosa servono le città

vista aerea di metropoli

A lungo le città sono state considerate soprattutto motori della crescita economica o, al contrario, luoghi in cui si concentrano disuguaglianze, traffico e inquinamento. Oggi, però, una nuova prospettiva sta prendendo forma: proprio le aree urbane, dove vive oltre metà della popolazione mondiale, potrebbero diventare gli attori più efficaci nella lotta al cambiamento climatico. Grazie alla loro capacità di sperimentare politiche innovative e di intervenire con rapidità, le grandi città sono sempre più in grado di colmare i ritardi dei governi nazionali, trasformandosi da semplici centri di sviluppo economico a laboratori di sostenibilità ambientale.

Le città, soprattutto quelle di grandi dimensioni, possono fare molto di più per contenere il cambiamento climatico di quanto generalmente si pensi. È questa l’idea che si sta gradualmente affermando e che potrebbe aprire nuove prospettive. Ma andiamo con ordine.

Prendersi una pallottola in testa è un rischio quotidiano per i bambini di Gaza

Proiettile su disegno infantile

I medici a Gaza hanno osservato un pattern inquietante: bambini e bambine con una singola ferita da arma da fuoco alla testa o al torace, segno che sono stati deliberatamente presi di mira. Risultati di un’inchiesta giornalistica, confermati da due studi e ripresi dalle Nazioni Unite nella loro relazione del 18 giugno. Immagine: Scienza in rete

Il prestigioso premio europeo per la stampa, Distinguished Reporting Award 2026, che riconosce, onora e incoraggia il giornalismo di qualità in tutta Europa, è stato assegnato a «Cosa ci dicono le ferite» di Maud Effting e Willem Feenstra, pubblicato da De Volkskrant, Paesi Bassi, il 13 settembre 2025. In Italia ne hanno dato conto poche testate, per lo più on line.

L’ossessione del testosterone: tra salute, virilità e mascolinità in vendita

Sfida a braccio di ferro

Grazie alle spinte regolatorie e alle narrative sulla mascolinità, il testosterone è diventato un simbolo culturale. Dietro la promessa di più vigore e virilità ci sono però rischi concreti per la salute; e dietro la cura ossessiva del corpo maschile, c’è un disagio prima di tutto identitario.

Immagine di Alexa Popovich, Pexels

Negli ultimi mesi, una tendenza che ha fatto discutere riguarda il “testosterone a portata di tutti gli uomini”. Il suo punto zero, poco sorprendentemente, è stato un panel di esperti della FDA (Food and Drug Administration) riunitosi lo scorso dicembre.

La ricerca come infrastruttura della sicurezza sanitaria

il biotecnopolo

La preparedness di oggi deve diventare predittiva, prevenire e non solo reagire. Per questo non può dipendere da strutture create durante l’emergenza e destinate a scomparire quando la crisi termina. Richiede istituzioni permanenti, capaci di mantenere attive e reattive nel tempo competenze e reti di collaborazione.

Nella foto: il biotecnopolo, Fondazione Biotecnopolo di Siena

L’interessante analisi del professor Sossai ha messo in luce i concetti di memoria e di amnesia legati alla storia della sanità pubblica. Le grandi emergenze sanitarie lasciano sempre dietro di sé un’eredità complessa. Attraverso la sofferenza che producono hanno la capacità di modificare le società.