fbpx Prendersi una pallottola in testa è un rischio quotidiano per i bambini di Gaza | Scienza in rete

Prendersi una pallottola in testa è un rischio quotidiano per i bambini di Gaza

Proiettile su disegno infantile

I medici a Gaza hanno osservato un pattern inquietante: bambini e bambine con una singola ferita da arma da fuoco alla testa o al torace, segno che sono stati deliberatamente presi di mira. Risultati di un’inchiesta giornalistica, confermati da due studi e ripresi dalle Nazioni Unite nella loro relazione del 18 giugno. Immagine: Scienza in rete

Tempo di lettura: 6 mins

Il prestigioso premio europeo per la stampa, Distinguished Reporting Award 2026, che riconosce, onora e incoraggia il giornalismo di qualità in tutta Europa, è stato assegnato a «Cosa ci dicono le ferite» di Maud Effting e Willem Feenstra, pubblicato da De Volkskrant, Paesi Bassi, il 13 settembre 2025. In Italia ne hanno dato conto poche testate, per lo più on line. Attraverso testimonianze mediche e documentazione clinica, i due giornalisti hanno ricostruito 114 casi di ragazzi e ragazze di età inferiore ai 15 anni colpiti da un singolo proiettile alla testa o al torace nella Striscia di Gaza, molti dei quali non sono sopravvissuti. Sono stati esclusi i casi incerti e quelli colpiti anche in altre parti del corpo, perché è più difficile sostenere l'ipotesi di un colpo mirato. 
Effting e Feenstra hanno trascorso mesi a raccogliere testimonianze, fotografie e referti medici da operatori sanitari, anche stranieri provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada e Paesi Bassi, che lavoravano negli ospedali e nelle cliniche di Gaza dall'ottobre 2023. Molti avevano esperienza in altre zone di crisi, tra cui Sudan, Afghanistan, Siria, Bosnia ed Erzegovina, Ruanda e Ucraina. Secondo gli intervistati e gli esperti consultati, la regolarità di questo tipo di ferite indica colpi mirati, non lesioni casuali. L'uccisione di civili da parte di cecchini riflette una condotta sistematica che costituisce grave violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani: un crimine di guerra.
Uccisioni che riguardano i quasi 1.000 palestinesi morti a Gaza e gli oltre 3.100 feriti in poco più di sette mesi dall'inizio del cessate il fuoco, il 9 ottobre 2025. Dal 7 ottobre 2023 al 3 febbraio 2026, sono stati segnalati 71.803 palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza, tra cui almeno 21.289 bambini. 
Dati ripresi anche da Save the Children in un rapporto pubblicato in occasione dei 1.000 giorni di guerra: «Dal 7 ottobre 2023 a oggi, nella Striscia di Gaza sono stati uccisi almeno 21mila minori, ma la cifra reale probabilmente è molto più alta, dato l’ignoto numero di sepolti sotto le macerie». 
Ancora una volta, e più che mai, le vittime della guerra sono i civili, soprattutto i bambini e le bambine.

Non lo dice solo la stampa

Contemporaneamente all'assegnazione del premio della Stampa europea, sono usciti su Jama i dati di uno studio di coorte condotto presso il Dipartimento di neurochirurgia dell'Ospedale europeo di Gaza e del Complesso medico Nasser dal primo gennaio 2025 al 30 settembre 2025. Lo studio ha incluso 719 pazienti (età mediana 13 anni, di cui 229 maschi, il 72 per cento) con trauma cranico penetrante (TBI), caratterizzato da una lesione della dura madre causata da un proiettile o un frammento.

L’immagine radiografica di un proiettile nel cranio di un bambino di dieci anni. (B’Tselem, che ha diffuso questa e altre immagini, è il Centro israeliano di informazione per i diritti umani nei territori occupati. Si impegna per un futuro in cui i diritti umani, la libertà e l'uguaglianza siano garantiti a tutte le persone, palestinesi ed ebrei, che vivono tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo.)

I meccanismi di lesione includevano schegge (292 pazienti, 91 per cento) e ferite da arma da fuoco (29 pazienti, 9 per cento). Esiti favorevoli sono stati osservati in 154 pazienti (49 per cento), mentre 94 pazienti (30 per cento) non sono sopravvissuti. L'esito in termini di mortalità e morbilità per queste vittime innocenti è stato drammatico.
Risultati simili quelli ottenuti da un altro studio di coorte condotto nella Striscia di Gaza meridionale su 244 pazienti (età mediana di 21 anni, di cui il 74,5 per cento maschi) pubblicati nel 2025. Il tasso di mortalità a 30 giorni è risultato del 26,2 per cento ed è stato associato alla gravità del trauma cranico, all'età, all'estrusione di sostanza cerebrale, all'emorragia intraventricolare e all'emorragia subdurale.

Non solo a Gaza

Bambini e bambine nella Striscia di Gaza continuano a soffrire di traumi fisici e psicologici a causa della guerra di Israele, così come in Cisgiordania e in Libano, dove i bambini, dall'ottobre 2024, vivono nell'insicurezza e a rischio di traumi permanenti. Ma fino alla recente documentazione su quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza, la maggior parte delle segnalazioni raccolte (anche grazie a Emergency) che documentavano TBI nei bambini proveniva dall'Afghanistan.  
Lo spettro degli effetti di un trauma cranico sui sopravvissuti è estremamente ampio e spesso si traduce in disabilità a lungo termine e disagio psicologico. Ovviamente, una delle variabili associate all'esito non solo del trauma cranico è la distribuzione delle risorse, la pianificazione chirurgica e la gestione generale delle lesioni traumatiche nelle zone di conflitto, durante e dopo la guerra.
Recentemente sono state prodotte linee guida basate sull'evidenza per supportare la moderna gestione medica e chirurgica di queste lesioni complesse, sebbene la documentazione sui bambini feriti nelle zone di guerra sia ancora limitata.

Parole forti dall’Onu

Nella relazione finale della commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e in Israele, presentata al Consiglio dei diritti umani il 18 giugno 2026, si afferma che Israele ha deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, causando genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza, nonché crimini di guerra nella Cisgiordania occupata.
 «La Commissione ha esaminato l'uso della tortura, trattamenti inumani e degradanti, inclusa la violenza sessuale e di genere, contro i bambini palestinesi, in particolare durante gli arresti di massa e la detenzione. Ha analizzato il modello di Israele che prende di mira infrastrutture critiche essenziali per i bambini, come le strutture sanitarie e le sue conseguenze a breve e lungo termine, nonché l'impatto della violenza riproduttiva sui neonati, che si traduce in una cattiva salute neonatale ed esiti del parto; attacchi a orfanotrofi e scuole, che incidono sulla perdita di cure per gli orfani e i minori non accompagnati e che causano danni scolastici e interruzioni dell'apprendimento. La Commissione ha esaminato l'impatto delle condizioni di vita imposte da Israele a Gaza che si traducono in mortalità infantile prevenibile, aggravamento della morbilità e gravi traumi mentali derivanti dagli attacchi incessanti e diffusi di Israele per oltre due anni. Nel complesso, ciò rivela gravi danni a più livelli per la sopravvivenza, la salute e lo sviluppo dei bambini palestinesi», si legge nella relazione. 
Inoltre nel capitolo Testimonianze di professionisti medici e prove visive si riporta che: «La Commissione ha intervistato un totale di 17 medici impiegati in diversi ospedali di Gaza tra il 7 ottobre 2023 e il luglio 2025, i quali hanno segnalato un modello ricorrente di bambini con ferite da arma da fuoco singole, causate da droni o cecchini. L'uccisione di un bambino con una singola ferita da arma da fuoco indica un alto grado di precisione nell'uso della forza, suggerendo che il colpo sia stato mirato con cura piuttosto che accidentale o frutto di fuoco indiscriminato. In tali casi, questo modello è indicativo del mirare deliberatamente alla vittima minorenne, in particolare laddove le circostanze non indichino fuoco incrociato o altre condizioni di ostilità (vedere i paragrafi 71-75 per l'analisi militare della Commissione sull'uso delle armi da parte delle forze di sicurezza israeliane e i paragrafi 48-62 per i casi indagati)».

Data la portata della violenza permanente nella Striscia di Gaza, in Libano e nel resto del mondo, il trauma cranico, in quanto non evento acuto, isolato, ma condizione neurologica che perdura nel tempo che colpisce anche i bambini nelle zone di conflitto dove le risorse scarseggiano, deve ricevere la dovuta attenzione da parte della comunità sanitaria.
Saranno necessari diversi decenni per ripristinare il benessere dei bambini e delle bambine nella Striscia di Gaza al livello di cui godevano prima del genocidio perpetrato dall'esercito israeliano. Porre fine e prevenire gravi violazioni contro bambini e bambine rimane un mandato delle istituzioni internazionali. Proteggere i bambini, tuttavia, richiede di affrontare le cause profonde del conflitto, garantire la responsabilità per le violazioni e investire in iniziative di protezione, recupero e reintegrazione dell'infanzia. Questa è responsabilità di tutti i cittadini.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

A cosa servono le città

vista aerea di metropoli

A lungo le città sono state considerate soprattutto motori della crescita economica o, al contrario, luoghi in cui si concentrano disuguaglianze, traffico e inquinamento. Oggi, però, una nuova prospettiva sta prendendo forma: proprio le aree urbane, dove vive oltre metà della popolazione mondiale, potrebbero diventare gli attori più efficaci nella lotta al cambiamento climatico. Grazie alla loro capacità di sperimentare politiche innovative e di intervenire con rapidità, le grandi città sono sempre più in grado di colmare i ritardi dei governi nazionali, trasformandosi da semplici centri di sviluppo economico a laboratori di sostenibilità ambientale.

Le città, soprattutto quelle di grandi dimensioni, possono fare molto di più per contenere il cambiamento climatico di quanto generalmente si pensi. È questa l’idea che si sta gradualmente affermando e che potrebbe aprire nuove prospettive. Ma andiamo con ordine.