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Il tavolo che non c'è… il 25 novembre al CNR

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In Italia i tavoli di studio e concertazione abbondano, in particolare in sanità. Si ha spesso l'impressione che quando la politica non sa decidere... crea un tavolo e lì parcheggia idee e proponenti.

Ma, nonostante tutto, vogliamo aggiungerne un altro, piuttosto inedito e ..infatti.. lo abbiamo chiamato IL TAVOLO CHE NON C'E': un'occasione di analisi e confronto fra esperti dell'ambito sanitario, che tenti di individuare criteri condivisi per valutare e orientare l'innovazione fra aree diverse della medicina.

Un percorso - a quanto ci consta - mai tentato prima: clinici che interrogano farmaco-economisti e farmaco-economisti che interrogano clinici sui "rompicapi" che riguarderanno, nel prossimo decennio, le varie aree della medicina. Si vuol capire insieme dove e come poter investire in modo responsabile in un contesto di risorse finite, per non dire (prospetticamente) calanti. Un ragionamento collegiale sulla sostenibilità futura, riguardante in particolare l'area dell'innovazione farmaceutica. La prima edizione di questa iniziativa di studio avrà luogo a Roma il 25 novembre 2013 presso il CNR (v. programma allegato). Per registrarsi scrivere a [email protected]

Andrea Messori e Giuliano Buzzetti

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Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

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Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.