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Se l’epidemia accelera cosa resta da fare?

Mentre l'aumento del numero di casi aumenta la preoccupazione, abbiamo ancora pochi dati sui reali rischi di esposizione nei diversi contesti; per capire cosa dobbiamo aspettarci, e quindi cosa possiamo fare, possiamo quindi solo ragionare con i dati noti finora.

Nell'immagine: Il quarto stato. Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1898-1901. Elaborazione di Scienza in rete.

Dopo mesi di rilassamento, la crescita del numero dei casi confermati di Covid-19 osservata negli ultimissimi giorni (la famosa “seconda ondata”) ha di colpo fatto decollare il grado di ansietà dei media e dell’opinione pubblica. Come già succedeva nella prima fase, il governo ha subito risposto emanando una serie di provvedimenti: l’ultimo è il DPCM del 19 ottobre 2020, che fornisce un significativo numero di ulteriori indicazioni e regole di distanziamento i cui effetti, tuttavia, non sono affatto facilmente predittibili a priori.

Covid-19: prima e seconda ondata a confronto

Assistiamo con preoccupazione ad una rapida crescita del numero giornaliero di nuovi postivi ad un ritmo che «sembra» paragonabile ai peggiori periodi dello scorso mese di marzo. La situazione è però diversa dal passato. È necessario fare attenzione nel concentrarsi solo sulla crescita degli infetti oggi rispetto alla prima fase dell’epidemia perché rischiamo di confrontare cose diverse, dedurre conseguenze non corrette e prendere decisioni sbagliate.

Immagine: Pixabay.

La prima fase dell’epidemia è stata caratterizzata da un lungo periodo di lockdown dopo una prima rapidissima libera diffusione dell’epidemia a cavallo di febbraio/marzo 2020 durata almeno 3-4 settimane. Durante il lockdown è stato possibile seguire l’andamento dell’epidemia nelle varie regioni: dappertutto il numero degli effetti attivi ha raggiunto un massimo e poi ha iniziato a calare. Ogni regione ha avuto però parametri diversi nel raggiungimento del massimo e nella velocità di decrescita.

Sindrome di Down e vulnerabilità al coronavirus

Uno studio appena pubblicato sul Journal of American Medical Genetics suggerisce che tra le persone più vulnerabili a Covid-19 vi siano coloro che hanno la sindrome di Down. Serviranno altre analisi per saperne di più, ma intanto gli autori del lavoro evidenziano che alcune caratteristiche della sindrome (come l'essere associata a problemi della risposta immunitaria e l'invecchiamento precoce segmentale) potrebbero spiegare la maggior fragilità dei pazienti.

Nell'immagine: tabella di confronto fra i deceduti con e senza sindrome di Down pubblicata dai ricercatori italiani su American Journal of Medical Genetics.

Sappiamo che alcune persone sono più fragili di altre di fronte a Covid-19. Tra queste sembrano esserci le persone con sindrome di Down, con una mortalità più alta della popolazione generale. Naturalmente è un dato da verificare con ulteriori ricerche, come sottolineano gli stessi autori dello studio italiano da cui emerge.

Carlo Urbani medico degli ultimi

«Mi porteranno in un villaggio dimenticato perché è qui che la gente muore per cose semplici, perché è qui che è quasi impossibile garantire l'accesso alla salute. Per quattro giorni e quattro notti, medico "perso" per vedere come la gente muore e sopravvive, cosa significa, ancora, non avere diritto alla salute».

Lo stato di salute della biodiversità

La biodiversità globale continua a diminuire. Lo confermano con dati alla mano due importanti report, il Living Planet Index del WWF e il Global biodiversity outlook della Convention on Biological Diversity. Ma siamo in tempo per invertire il trend, abbandonando, dicono gli esperti, il concetto di business as usual.

Crediti immagine: Geran de Klerk/Unsplash

Il 2020, l’anno che passerà alla storia come l’anno della pandemia, doveva essere un anno dedicato alla biodiversità. Segna infatti il termine della decade della biodiversità, un piano strategico globale, siglato nell’ambito della Convention on Biological Diversity delle Nazioni Unite (CBD) articolato in cinque traguardi e 20 target, gli Aichi target, mirati a una riduzione dell’impatto antropico sulla natura da raggiungere entro il 2020.

I vincitori della prima edizione del Concorso Letterario Scientifico "Bernardino Ragni"

Bernardino Ragni (1946-2018), zoologo, biologo e accademico italiano. (Immagine: Bernardino Ragin nel 2016, Wikipedia).

Premiati a Spoleto il 18 ottobre 2020 -durante la seconda edizione del Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione- i vincitori della  prima edizione del Concorso Letterario Scientifico "Bernardino Ragni", pensato per gli studenti delle scuole superiori. I premiati sono: Chiara CecchettiBianca Lacava entrambe per la traccia "Responsabilità civile e ambientale"; Riccardo Nanni per la traccia "Onde"; Samantha Rossi per la traccia "Green economy".

Lotta al fumo: dalle app alle spiagge senza sigarette

Il corso «Pneumo e Psiche: la memoria e il respiro», organizzato a inizio ottobre dall'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha rappresentato un’interessante occasione di riflessione e approfondimento sul tema del respiro, e anche per parlare delle tecnologie digitali impiegate per la salute - tra cui le app per la lotta al tabagismo

La digitalizzazione in relazione alla conoscenza scientifica offre prospettive innovative, come modalità di diagnosi attraverso software progettati per sostenere decisioni diagnostiche. In questo contesto diventa però centrale la capacità del singolo cittadino di autoprodurre dati e informazioni di salute e di condividerli.

Discriminazioni di genere a Princeton

L'Università di Princeton è stata accusata di discriminazione di genere innescata da una disuguaglianza stipendiale tra professori  maschi e femmine: nel 2018-2019, gli uomini hanno ricevuto 252.800 dollari, le donne si sono fermate a 234.600. Pur non ammettendo di avere operato alcuna discriminazione, l’università ha dichiarato che pagherà 925.000 dollari a 106 professoresse per gli anni tra il 2012 e il 2014; il portavoce dell'università comunque contesta il modello statistico utilizzato dall’ufficio federale che ha chiamato in causa l'ateneo.

Crediti immagine: Money photo created by freepik - www.freepik.com

Princeton è una delle università più blasonate al mondo. Dici Princeton e pensi a Einstein, a Feynman e una ventina di altri vincitori di premi Nobel per la Fisica che hanno fatto parte del suo corpo accademico.

Velocità e accelerazione della pandemia

Stiamo assistendo a un aumento dei casi positivi che sembra inesorabile, almeno dal mese di agosto. Tuttavia, paragonare i positivi di oggi con quelli di inizio pandemia è fuorviante, perché andrebbero considerati le varie relazioni con i tamponi effettuati, i ricoverati ordinari e in terapia intensiva e i decessi. Da un lato, siamo di fronte alla crescita della capacità diagnostica dei sistemi sanitari, dall’altro, però, è innegabile una lenta risalita.

Immagine: Pixabay.

In questi giorni di inizio ottobre si sta assistendo ad un incremento, forse atteso ma non in questa misura, di nuovi casi di contagio da Covid-19. Il 14 ottobre sono stati conteggiati in Italia 7.332 casi, ben 1.179 più della frequenza massima prima osservata che è di 6.153 del 26 marzo, e 8.804 il 15 ottobre. Sicuramente la situazione è già ora allarmante e necessita di interventi efficaci per contenere il più possibile il diffondersi del virus.