Offshore: più eolico e più biodiversità in un colpo solo
Progettare impianti eolici offshore in modo che nascano già per generare energia pulita e proteggere e ripristinare la biodiversità marina.
Progettare impianti eolici offshore in modo che nascano già per generare energia pulita e proteggere e ripristinare la biodiversità marina.

La bozza del testo di legge che dovrà disciplinare il fine vita è atteso in Senato per il 17 luglio. Le premesse ci sono tutte per aspettarsi una norma che non sopravviverà al vaglio della Corte costituzionale. Come è stato per la legge 40, figlia di un approccio ideologico e di una mal tollerata necessità di legiferare comunque. Quello che non emerge dal dibattito è che un fine vita legale e praticabile riduce il ricorso a pratiche illegali e sotterranee.
Nell'immagine di copertina: uno screenshot dal film Philadelphia
Ha ragione Eva Benelli: la legge che si vuol fare sul fine vita è cattiva prima di tutto in senso morale, oltre che essere una cattiva legge. Che le gerarchie dei cattolici - prima i cristiani - potessero essere cattive lo sapevamo. Basta studiare la storia, affrettandosi però, prima che qualche ministro la censuri.

Che più ospedali vogliano dire una sanità più vicina al cittadino è un’idea ancora dominante nella testa delle persone e dei media. Eppure il peso delle malattie croniche e l’invecchiamento della popolazione spingono da tempo verso una pianificazione sanitaria che riequilibri ospedali e territorio. Gli atti di indirizzo nazionali, che pure esistono, dovrebbero certificare le scelte delle regioni in questa direzione. Ma che cosa accade se le verifiche mancano?
Lo spunto per questo contributo mi è venuto da un articolo de la Stampa sulle Marche, definite “nuovo Ohio d’Italia”. In questo articolo per l’ennesima volta si identifica in una Regione italiana quella che in occasione di una tornata elettorale (in questo caso le prossime elezioni regionali che interessano sei Regioni) potrebbe segnare la svolta a favore del centrodestra o del centrosinistra.

Il 21 giugno, senza dichiarazione di guerra né ultimatum, gli Stati Uniti hanno distrutto gli impianti nucleari iraniani con un attacco aereo fulmineo. L’operazione “Midnight Hammer” solleva dubbi sulla tenuta del Trattato di non proliferazione e rivela la crisi profonda degli strumenti internazionali di controllo sull’energia nucleare.
La notte del 21 giugno scorso, con l'operazione Midnight Hammer, gli Stati Uniti hanno colpito i siti del programma nucleare iraniano a Natanz, Isfahan e Fordo; sette bombardieri strategici stealth B-2 Spirit hanno rilasciato circa 75 bombe di precisione guidate, inclusi 14 penetratori GBU-57 Massive Ordnance da 30.000 libbre (13,6 t), mai usati in precedenza e in grado di colpire anche strutture sotterranee. L'attacco è stato completato da 30 missili cruise Tomahawk lancia, da un sottomarino nucleare della classe Ohio dal golfo di Oman.

Tra le azioni annunciate nel clima distopico della corsa al riarmo c’è il ritiro di un gruppo di Paesi, tra cui l’Ucraina, dalla Convenzione di Ottawa, l’accordo internazionale per la proibizione dell'uso, stoccaggio, produzione, vendita delle mine antiuomo. Apparentemente una scelta di difesa, nei fatti una scelta contro la propria popolazione da parte delle nazioni che decidono di percorrerla. Lo testimonia ancora oggi l’esperienza della Bosnia ed Erzegovina.
Una riflessione che vogliamo dedicare al ricordo dell’eccidio di Srebrenica, di cui molte iniziative ricordano in questi giorni i 30 anni da quella strage.
Oggi Kosĕvo è un quartiere residenziale nel centro di Sarajevo, in Bosnia ed Erzegovina. Si trova tra la parte più antica della città e la parte più moderna. Ed è stato il quartiere olimpico dei Giochi Invernali del 1984, con il centro sportivo “Zetra” e la magnifica sala del ghiaccio che era stata il palcoscenico della cerimonia di apertura e chiusura delle Olimpiadi. Tutto bombardato e incendiato durante la guerra civile 1992-1995. Stessa la sorte dell’adiacente storico stadio cittadino costruito nel 1947.

L'estate 2025 è iniziata col botto: 21 città italiane in allerta rossa, temperature che hanno fatto sfrigolare l'asfalto oltre i 45 gradi. Eppure, un dato sorprende: nonostante il caldo record, si muore meno. Nel 2023 i morti per calore sono stati 12.800, ma con la vulnerabilità di vent'anni fa sarebbero stati il doppio. Ma c'è un problema: il clima si scalda più velocemente della nostra capacità di adattarci. Mentre impariamo a resistere alle "notti torride" che ci rubano 44 ore di sonno l'anno, la Terra ci sfida con temperature sempre più estreme. La domanda è semplice: fino a quando potremo reggere questo braccio di ferro con il pianeta? (Immagine: elaborazione grafica di Sergio Cima)
La prima, poderosa ondata di calore del 2025 ha colpito duramente e ora per fortuna ha le ore contate. La progressione è stata notevole. L’innesco si è avuto dal 20 al 22 giugno, quando un’ondata di calore ha investito l’Europa occidentale, che è risultata più calda e arida di 2,5 °C rispetto alla media, con 2 mm di pioggia in meno al giorno (ClimaMeter, 2025).

Pubblichiamo una riflessione che ci arriva dall’esperienza diretta sul campo degli operatori di Medici Senza Frontiere. L’Ong ha avanzato la maggior parte di queste richieste a livello europeo, durante una conferenza stampa tenutasi il 16 giugno a Bruxelles.
Crediti immagine di copertina: Emad El Byed/Unsplash
«Una persona ha cominciato a correre in strada. Era la prima volta che l’esercito israeliano la chiamava direttamente. Correva gridando: "Evacuate! Evacuate! Stanno per bombardare!"». Così Amira, psicologa di Medici Senza Frontiere (MSF) a Gaza, racconta uno degli otto ordini di evacuazione forzata che lei e la sua famiglia hanno subito. Una testimonianza di terrore in piena notte.
Tempo d’estate, tempo di spaghettate tra amici. Immaginiamo un piatto di spaghetti appena scolati: se li mescoliamo con la forchetta, incontriamo resistenza. I fili si tirano, si aggrovigliano, limitano i movimenti l’uno dell’altro. Ma se delicatamente proviamo a estrarne uno solo con la punta delle dita, questo si sfila in modo agile. Questa immagine semplice descrive bene il comportamento dei polimeri, lunghe molecole formate da unità ripetute (i monomeri) presenti in plastica, tessuti, e nel nostro stesso corpo — come nel DNA.