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Gli studi inglesi sulla letalità della variante B.1.1.7

Sono diversi gli studi di natura osservazionale incentratisi sulla “variante inglese" o, più propriamente, lineage B.1.1.7, che raggiungono la medesima conclusione: esiste un incremento di letalità che va dal 30% al 60% con la nuova variante, rispetto al virus originale. Tuttavia, al momento non ci sono spiegazioni biologiche riguardo le caratteristiche di questa mutazione che possano spiegare la maggiore aggressività del virus osservata dagli studi statistici.

Crediti immagine: Background photo created by wirestock - www.freepik.com

Era il 22 gennaio 2021. Durante una conferenza stampa, il premier inglese Boris Johnson annunciava che la nuova variante - come gli inglesi chiamano quella che noi in Italia chiamiamo variante inglese, ma più propriamente chiamata VOC 2020/01 o lineage B.1.1.7 -, «potrebbe essere più letale». Johnson aveva utilizzato il condizionale potrebbe perché le incertezze sulla stima erano molte.

Nuove ricerche per fermare l'ecocidio

Non chiederti quanto costa fare una bonifica, chiediti quanto costa non farla.

Questo il mio primo pensiero quando sono arrivato alla 480esima pagina del libro Ambiente e salute nei siti contaminati (Edizioni ETS, 2021, 28 euro). Curato da Mario Sprovieri, Liliana Cori, Fabrizio Bianchi, Fabio Cibella e Andrea De Gaetano, il volume ospita il contributo di decine di ricercatori di CNR, Ispra, Arpa, Istituto superiore di sanità, il cui impegno ben fa meritare al libro il sottotitolo di “Dalla ricerca scientifica alle decisioni”.

Il filo rosso che lega filologia e filogenesi

Filologia e filogenesi, pur essendo discipline molto diverse, possono avere una serie di analogie interessanti tra i rispettivi approcci epistemologici. Nicolò Romano ne traccia degli esempi interessanti.

Immagine: diagramma in SplitsTree dell'articolo «The phylogeny of The Canterbury Tales».

Due materie come la filologia e la filogenetica sono apparentemente molto distanti e diverse tra loro, ma in realtà negli ultimi anni mostrano sempre più affinità e somiglianze interessanti. Soprattutto con l’arrivo di metodi computazionali quantitativi nell’analisi testuale glottologica e filologica nei primi anni ’90, si è assistito in questi ultimi decenni a un rifiorire della ricerca grazie a reciproche contaminazioni.

Coded bias: sull'importanza dell'inclusività quando si progettano e impiegano gli algoritmi

Nell'immagine Joy Buolamwini. Crediti: Ars Electronica / Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

“The more humans share with me, the more I learn”. Una voce metallica pronuncia questa frase all’inizio del documentario Coded Bias, diretto dalla regista Shalini Kantayya e disponibile su Netflix dal 5 aprile. Queste parole riassumono il messaggio centrale del documentario: gli algoritmi sono distorti soprattutto perché “apprendono” dagli esseri umani.

La transizione ecologica, un impegno di rinnovamento sociale non più revocabile

Questo è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica, e i cambiamenti che ci aspettano investiranno tanto i grandi sistemi quanto la vita di ogni singolo cittadino. Ma quanto le nostre democrazie potranno spingere sull’acceleratore della “rivoluzione verde”, fintanto che la maggioranza della popolazione sembra mancare di una chiara percezione della posta in gioco riguardo la risposta alla crisi climatica? Psicologi, sociologi ed esperti della comunicazione del rischio potrebbero aver già trovato una risposta.

Il 2021 è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica. In direzione della COP 26 del prossimo novembre, gli Stati Uniti d’America sono da poco rientrati nell’accordo di Parigi, la Cina promette di raggiungere zero emissioni nette entro il 2060, mentre l’Europa punta a realizzare lo stesso obiettivo nel 2050, con un traguardo intermedio di riduzione delle emissioni del 55% nel 2030.

Dalla pianta all’insetto, la storia inusuale di un gene dirottato

Un recente lavoro pubblicato su Cell dimostra per la prima volta il trasferimento genico da una pianta a un insetto: in particolare, la mosca bianca Bemisia tabaci, uno dei principali parassiti delle piante, ha acquisito il gene che le permette di codificare un enzima per detossificare i glicosidi fenolici, che la pianta produce proprio per difendersi dai parassiti. Ma la stessa strategia che la mosca impiega quindi per proteggersi dai glicosidi potrebbe in futuro permetterci di controllare gli insetti, per esempio inibendo il gene "rubato".

Si sa: gli insetti sono tra gli organismi più di successo presenti sulla terra. Ci sono circa un milione di specie identificate, ma le stime parlano di circa dieci milioni di specie esistenti, con l'impressionante numero di 1,4 miliardi di insetti per ogni essere umano.

Vaxzevria: rischi rari ma plausibili

In questi giorni è atteso il nuovo parere di EMA, l'agenzia del farmaco europea, sui casi di alcuni tipi di trombosi estremamente rari e associati a un livello ridotto di piastrine nel sangue registrati nei giorni successivi alla somministrazione del vaccino contro Covid-19 AstraZeneca. Negli ultimi giorni l'osservazione di alcune decine di casi in Europa prevalentemente avvenuti in giovani donne, ha spinto diversi paesi europei a raccomandarne l'uso solo sopra i 60 anni di età, in maniera simile a quello che era successo un paio di settimane fa. Questa volta l'Italia sta aspettando il parere di EMA e procede con le somministrazioni tra i 18 e i 79 anni. Tuttavia la comunicazione dei media e anche quella della stessa agenzia europea non è andata oltre la valutazione statistica di rischi e benefici, senza considerare il fatto che gli eventi avversi si stanno manifestando in una categoria di persone che ha un rischio estremamente basso di andare incontro a un decorso grave nel caso in cui contraesse Covid-19.

Crediti immagine: Erhabor Osaro / Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 3.0.

L'ultima notizia del decesso a Genova di una giovane donna colpita da trombosi cerebrale dieci giorni dopo la vaccinazione con Vaxzevria (neo-denominazione del vaccino AstraZeneca contro Covid-19), segue quella della decisione di alcuni stati europei, tra cui Germania e Paesi Bassi, di limitare l'impiego di tale vaccino alle persone di età superiore ai 60 anni.