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Il filo rosso che lega filologia e filogenesi

Filologia e filogenesi, pur essendo discipline molto diverse, possono avere una serie di analogie interessanti tra i rispettivi approcci epistemologici. Nicolò Romano ne traccia degli esempi interessanti.

Immagine: diagramma in SplitsTree dell'articolo «The phylogeny of The Canterbury Tales».

Due materie come la filologia e la filogenetica sono apparentemente molto distanti e diverse tra loro, ma in realtà negli ultimi anni mostrano sempre più affinità e somiglianze interessanti. Soprattutto con l’arrivo di metodi computazionali quantitativi nell’analisi testuale glottologica e filologica nei primi anni ’90, si è assistito in questi ultimi decenni a un rifiorire della ricerca grazie a reciproche contaminazioni.

Coded bias: sull'importanza dell'inclusività quando si progettano e impiegano gli algoritmi

Nell'immagine Joy Buolamwini. Crediti: Ars Electronica / Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

“The more humans share with me, the more I learn”. Una voce metallica pronuncia questa frase all’inizio del documentario Coded Bias, diretto dalla regista Shalini Kantayya e disponibile su Netflix dal 5 aprile. Queste parole riassumono il messaggio centrale del documentario: gli algoritmi sono distorti soprattutto perché “apprendono” dagli esseri umani.

La transizione ecologica, un impegno di rinnovamento sociale non più revocabile

Questo è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica, e i cambiamenti che ci aspettano investiranno tanto i grandi sistemi quanto la vita di ogni singolo cittadino. Ma quanto le nostre democrazie potranno spingere sull’acceleratore della “rivoluzione verde”, fintanto che la maggioranza della popolazione sembra mancare di una chiara percezione della posta in gioco riguardo la risposta alla crisi climatica? Psicologi, sociologi ed esperti della comunicazione del rischio potrebbero aver già trovato una risposta.

Il 2021 è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica. In direzione della COP 26 del prossimo novembre, gli Stati Uniti d’America sono da poco rientrati nell’accordo di Parigi, la Cina promette di raggiungere zero emissioni nette entro il 2060, mentre l’Europa punta a realizzare lo stesso obiettivo nel 2050, con un traguardo intermedio di riduzione delle emissioni del 55% nel 2030.

Dalla pianta all’insetto, la storia inusuale di un gene dirottato

Un recente lavoro pubblicato su Cell dimostra per la prima volta il trasferimento genico da una pianta a un insetto: in particolare, la mosca bianca Bemisia tabaci, uno dei principali parassiti delle piante, ha acquisito il gene che le permette di codificare un enzima per detossificare i glicosidi fenolici, che la pianta produce proprio per difendersi dai parassiti. Ma la stessa strategia che la mosca impiega quindi per proteggersi dai glicosidi potrebbe in futuro permetterci di controllare gli insetti, per esempio inibendo il gene "rubato".

Si sa: gli insetti sono tra gli organismi più di successo presenti sulla terra. Ci sono circa un milione di specie identificate, ma le stime parlano di circa dieci milioni di specie esistenti, con l'impressionante numero di 1,4 miliardi di insetti per ogni essere umano.

Vaxzevria: rischi rari ma plausibili

In questi giorni è atteso il nuovo parere di EMA, l'agenzia del farmaco europea, sui casi di alcuni tipi di trombosi estremamente rari e associati a un livello ridotto di piastrine nel sangue registrati nei giorni successivi alla somministrazione del vaccino contro Covid-19 AstraZeneca. Negli ultimi giorni l'osservazione di alcune decine di casi in Europa prevalentemente avvenuti in giovani donne, ha spinto diversi paesi europei a raccomandarne l'uso solo sopra i 60 anni di età, in maniera simile a quello che era successo un paio di settimane fa. Questa volta l'Italia sta aspettando il parere di EMA e procede con le somministrazioni tra i 18 e i 79 anni. Tuttavia la comunicazione dei media e anche quella della stessa agenzia europea non è andata oltre la valutazione statistica di rischi e benefici, senza considerare il fatto che gli eventi avversi si stanno manifestando in una categoria di persone che ha un rischio estremamente basso di andare incontro a un decorso grave nel caso in cui contraesse Covid-19.

Crediti immagine: Erhabor Osaro / Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 3.0.

L'ultima notizia del decesso a Genova di una giovane donna colpita da trombosi cerebrale dieci giorni dopo la vaccinazione con Vaxzevria (neo-denominazione del vaccino AstraZeneca contro Covid-19), segue quella della decisione di alcuni stati europei, tra cui Germania e Paesi Bassi, di limitare l'impiego di tale vaccino alle persone di età superiore ai 60 anni.

Covid-19, vaccini e rischio disoccupazione: quali priorità?

Non sono ancora disponibili indicazioni chiare sulla priorità di accesso alla vaccinazione per le persone in buona salute con meno di 60 anni che non appartengono alle altre categorie prioritarie. Tali soggetti, seppur sostanzialmente equivalenti fra loro dal punto di vista del rischio sanitario, rappresentano una quota consistente della popolazione, di vitale importanza per la ripartenza dell'economia. Su questo si concentra un recente studio, in preprint, nel quale viene individuato un criterio di natura socio-economica per stabilire un ordine di priorità. Gli autori ce lo spiegano in questo articolo.

Crediti immagine: Medical photo created by freepik - www.freepik.com

Nonostante il recente progresso nella definizione di criteri omogenei su scala nazionale per la campagna vaccinale anti Covid-19, non disponiamo ancora di indicazioni chiare in merito alle priorità di accesso alla vaccinazione da parte della forza lavoro (popolazione attiva in buona salute).

Sul dissequestro dei lotti di AstraZeneca

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulla somministrabilità off-label dell’idrossiclorochina, un’altra iniziativa della magistratura dimostra l’effetto della scarsa dimestichezza dei poteri pubblici con la razionalità, prima ancora che con il metodo scientifico. Il prezzo da pagare è il ritardo nella campagna vaccinale e l’aumento della diffidenza verso i vaccini.

Crediti immagine: Generalitat de Catalunya / Flickr.

Nelle ultime tre settimane due lotti del vaccino AstraZeneca sono stati sequestrati per ordine di due procure della Repubblica.

Il costo delle specie invasive: così alto, eppure ancora sottostimato

Una ricerca pubblicata su Nature stima i costi delle specie invasive tenendo in considerazione sia i danni (diretti e indiretti) che causano sia i costi di gestione. I risultati mostrano che, dal 1970 al 2017, a livello globale i costi sono stati al minimo di 1.288 triliardi di dollari e sono aumentati nel tempo, con una media annuale che triplica ogni dieci anni; ad aumentare sono soprattutto i costi legati ai danni causati dalle specie invasive. Cifre che non accennano a diminuire e che evidenziano l’importanza di implementare le strategie di gestione e gli accordi internazionali.

Crediti immagine: Jason McCall/Unsplash

Quanto costano le specie invasive? Parecchio, e i costi continuano ad aumentare. È questa la conclusione di uno studio recentemente pubblicato su Nature e guidato dai ricercatori dell’unità di Écologie, Systématique et Évolution del CNRS.