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Ucraina e rischio rabbia: un problema da conoscere

Il conflitto in Ucraina ha determinato un allentamento delle misure di controllo per gli animali che arrivano dal paese, che registra il maggior numero di casi di rabbia in Europa. Per evitare che la malattia, a mortalità elevatissima, si ripresenti sul territorio nazionale, è quindi necessario che tutti gli operatori nel settore veterinario, nonché le associazioni animaliste, lavorino con la massima consapevolezza del problema.

Crediti immagine: Elena Stanescu/Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0

Zoonosica e di origine virale, con una mortalità prossima al 100%, la rabbia è una malattia che in Italia abbiamo quasi dimenticato. Il nostro paese, infatti, è indenne dal 2013, dopo un periodo di alcuni anni in cui erano stati segnalati casi d’infezione dovuti ad animali selvatici provenienti dalla Slovenia e dai Balcani. Per quanto riguarda l’Europa, in effetti, sono proprio i paesi dell’Est quelli a oggi ancora interessati dalla malattia; e, tra questi, l’Ucraina registra il numero più alto di animali rabidi.

Terzo rapporto IPCC sulla mitigazione del cambiamento climatico: al massimo tre anni per invertire la rotta

Immagine: copertina rapporto IPCC WP3.

Anche per quanto riguarda il contrasto al cambiamento climatico, non siamo affatto sulla buona strada. Ma il tempo ci sarebbe ancora, sebbene risicato, per fermare il pianeta sull'orlo critico di un riscaldamento superiore a 1,5°C.

Il ruolo dei Science Media Centre nel giornalismo scientifico

Immagine di Andy Hawkes, Science Media Centre.

Durante la pandemia, i risultati degli studi scientifici, spesso finanziati dal governo, sono stati trascinati in un sistema di comunicazione progettato per pubblicizzare le idee del governo. Più volte gli esperti di comunicazione del governo, frustrati dai messaggi contrastanti degli scienziati di alto livello che parlavano apertamente delle incertezze e delle lacune nelle nostre conoscenze su diverse questioni, dall’uso delle mascherine al contributo delle scuole nella diffusione del contagio, mi chiedevano come arginare questo fenomeno. Stavano chiedendo alla persona sbagliata.

Ambrosia, in aumento il rischio di allergia

Ambrosia artemisiifolia

Dalla famiglia delle Asteraceae, l’ambrosia non è soltanto capace di provocare una tremenda allergia con rinite, congiuntivite, asma e dermatiti, ma è anche una pianta infestante. All’inizio del secolo i suoi semi sono arrivati via mare, a bordo delle navi cariche di granaglie per uccelli, dal Nord America in Europa. Qui hanno trovato un terreno fertile in cui crescere, diffondendosi in Ungheria, nei Balcani e dai primi anni 2000 anche in Italia, soprattutto nella pianura padana.

Carne coltivata, tra controversie e innovazione

La carne coltivata si pone come una possibile strategia per ridurre il numero di animali negli allevamenti e soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione in aumento. Tuttavia, rimangono alcune controversie e limiti tecnologici (nonché legati ai processi registrativi per la sua immissione in commercio).

Immagine modificata da Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0

A partire dalla prima pubblicazione sulla carne coltivata (nota anche come carne colturale, carne sintetica, carne artificiale o carne in provetta) nel 2008, il numero di pubblicazioni è aumentato considerevolmente negli ultimi anni.

La guerra fa male alla salute

Persona che osserva il "Trittico della guerra", opera di Otto Dix del 1932 esposta alla Galerie Neue Meister di Dresda. Immagine di Igor Miske @igormiske, Unsplash

I bambini morti, il sangue, le donne violentate, le città devastate…a questa narrazione della guerra che ci viene proposta quotidianamente non possiamo sottrarci e forse nemmeno dobbiamo. Dovremmo però porci in modo attivo con il pensiero e, potendo, con il fare per costruire valori di pace. Ci sono altri effetti della guerra, meno evidenti di quelli che percepiamo da lontano, ma non meno devastanti e duraturi per la salute delle persone che li subiscono.

IEA: accelerare sulla transizione ecologica per fare a meno del gas e del petrolio russi

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha elencato una serie di azioni da adottare nel breve, medio e lungo periodo per attutire e superare gli impatti negativi della guerra nel mercato dell’energia. In breve? Accelerare la transizione energetica.

Immagine Pixabay

«Come risultato della spaventosa aggressione della Russia contro l'Ucraina, il mondo potrebbe trovarsi di fronte al suo più grande shock di approvvigionamento di petrolio da decenni, con enormi implicazioni per le nostre economie e società», ha detto il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) Fatih Birol.