Qualche utile precisazione sulla monografia IARC sul glifosato

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Copertina della Monografia IARC n. 112.

Il dottor Defez solleva numerosi interrogativi relativi alla lettera da noi scritta a proposito dell’articolo della professoressa Cattaneo comparso su Repubblica il primo dicembre 2017. La professoressa Cattaneo discuteva la correttezza delle procedure utilizzate dalla IARC di Lione per la redazione della Monografia n. 112 su alcune sostanze usate in agricoltura, fra le quali il glifosato, classificato come “probabile cancerogeno” (2A). Rispondiamo volentieri alle sue sollecitazioni.

Come chiarito ripetutamente (per esempio nella risposta del Direttore della IARC alla lettera del Congresso degli USA), le monografie IARC sono state concepite esclusivamente per valutare le prove relative al pericolo (“hazard identification”) e non al rischio (“risk assessment”): esse valutano cioè se da studi negli esseri umani, negli animali e in vitro emergono prove qualitative della capacità di singole sostanze o esposizioni di provocare il cancro. La valutazione quantitativa del rischio esula – per scelta – dalle Monografie: in altre parole i gruppi di lavoro non valutano “di quanto aumenta il rischio per l’esposizione a una certa dose”. Questa scelta può essere discussa e la discussione è nell’agenda della IARC, ma occorre tener presente che nel caso dei cancerogeni non esiste una soglia sotto la quale essi non hanno effetto. Solo una breve nota su quella che non può che essere una battuta di spirito del dottor Defez: la monografia sui parrucchieri è ovviamente legata all’uso di tinture per capelli, e ci pare perfettamente legittimo che di queste venga valutata la pericolosità.

Vi è una lunga parte dell’articolo di Defez che denota una carente conoscenza dei principi elementari del disegno dello studio epidemiologico. Non è per puro spirito di polemica che lo segnaliamo, ma perché si tratta di elementi rilevanti e i lettori potranno approfondire l’argomento se sono interessati. Ci pare anzi utile che non-epidemiologi si impadroniscano degli elementi essenziali del disegno dello studio, essendo questi patrimonio più in generale del metodo scientifico. Gli studi che Defez e la monografia IARC considerano sono di due tipi: caso-controllo e di coorte. Nel primo tipo si identificano persone affette da cancro (per esempio linfomi non-Hodgkin, NHL) e persone sane (controlli), e in entrambi i gruppi si contano quante persone sono state esposte. Il fatto pertanto che i casi (affetti da NHL) esposti a glifosato siano più numerosi dei controlli sani esposti a glifosato non è una decisione del ricercatore, come afferma Defez, ma una osservazione empirica. Lo studio di coorte invece, per esempio quello di Andreotti et al, consiste nell’identificare una popolazione di soggetti esposti (ad esempio a glifosato) e una popolazione paragonabile di non-esposti, e nel seguirle entrambe nel corso del tempo per accertare quanti individui in ciascuna sviluppano la malattia di interesse (ad esempio NHL). Una conoscenza elementare del disegno degli studi epidemiologici dovrebbe far comprendere che nel primo caso si tiene fissa la malattia (la numerosità di malati e sani) mentre si lascia variare l’osservazione sulla pregressa esposizione; nel secondo caso si tiene fissa l’esposizione (la numerosità dei soggetti esposti e non esposti) e si lascia variare l’osservazione sulla frequenza di malattia. Questo chiarimento è necessario perché la mancata conoscenza di aspetti elementari del disegno rende impossibile la discussione e la comprensione reciproca.

Venendo al punto centrale delle argomentazioni di Defez, che richiamano quelle della senatrice Cattaneo, sulle presunte manipolazioni della monografia IARC sul glifosato, vengono citate una lettera del Congresso statunitense al direttore della IARC e la deposizione del coordinatore della monografia 112, Aaron Blair, chiamato a testimoniare nell'ambito di un processo negli Stati Uniti nei confronti della Monsanto intentato da una serie di persone affette da linfoma non-Hodgkin o da loro parenti.

Credevamo fosse ormai chiaro che non c’è stata in realtà nessuna manipolazione del testo della monografia. In relazione alla lettera del Congresso americano a Christopher Wild, Direttore della IARC, lasciamo la risposta a quest’ultimo, che per l’ennesima volta chiarisce i numerosi equivoci generati da informazioni scorrette e imprecise che continuano a essere diffuse circa il funzionamento delle monografie IARC. Dalla risposta di Wild si evince con chiarezza che il testo della monografia non ha subito alcuna manipolazione. Secondo le procedure, il gruppo di lavoro incaricato di elaborare la monografia prepara un testo provvisorio prima che i suoi componenti si riuniscano di persona. Nel corso della riunione il testo viene rivisto collettivamente al fine di produrre un documento consensuale che tenga conto delle osservazioni di tutti i componenti. Nei rari casi in cui ci sia dissenso esplicito da parte di alcuni membri del gruppo, questo viene riportato nella pubblicazione finale. Il testo risultante è una rassegna sistematica delle prove empiriche pubblicate, valutate con criteri trasparenti e con grande accuratezza. Dopo la riunione, solo errori fattuali vengono corretti, e comunque con il consenso del gruppo di lavoro.

La risposta di Wild chiarisce anche la posizione di Christopher Portier, che pure viene citato da Defez.

Da parte degli avvocati della Monsanto si imputa al coordinatore della monografia Aaron Blair di aver volutamente evitato nel 2015 di inserire nella revisione epidemiologica della monografia l’estensione del follow-up dello studio di coorte degli agricoltori americani all’epoca non ancora pubblicata (Andreotti et al). Tale studio, secondo l’accusa degli avvocati della Monsanto, avrebbe cambiato la valutazione IARC.

Sin dall’inizio del programma delle monografie (quasi mezzo secolo fa), è stata presa la decisione (a nostro avviso tuttora valida) di valutare solo articoli pubblicati, cioè soggetti a peer review (speriamo che su questo Defez concordi: sarebbe grave se venissero accettate prove non ancora sottoposte a peer review). Ma se anche l’articolo di Andreotti et al. 2017, con il follow-up aggiuntivo dello studio di coorte americano, fosse stato disponibile, con tutta verosimiglianza le prove per l’uomo sarebbero state giudicate ancora “limitate”. Il giudizio di quella parte del gruppo di lavoro della monografia IARC che ha cura di valutare le prove sull'uomo era infatti basato su alcuni studi caso-controllo positivi e uno negativo (lo studio di coorte appunto, i cui risultati ad un follow-up più breve erano già noti). I componenti del sottogruppo della IARC hanno ritenuto che non vi fosse la possibilità di escludere che l’associazione osservata (negli studi positivi) fosse dovuta a distorsioni, confondenti, o al ruolo del caso. La categoria IARC sulla cancerogenicità inferiore a “limitato” è “inadeguato”, che significa che le prove esistenti si basano su studi di qualità così bassa che un giudizio non è formulabile. I componenti del gruppo di lavoro hanno ritenuto che gli studi caso-controllo disponibili non fossero di qualità bassa. La classificazione nella categoria 2A (probabile cancerogeno per l'uomo) che è stata data per il glifosato deriva dalla valutazione congiunta delle prove nella specie umana, negli animali e dei test di genotossicità in vitro. Nel caso del glifosato, le prove sugli animali e quelle in vitro depongono nel senso della capacità del glifosato di indurre cancro. In sostanza, il giudizio 2A deriva dalla combinazione di “limitato” per l’uomo, “sufficiente” per l’animale, e “sufficiente” nelle prove in vitro.

Merita a questo punto osservare che Defez, nel raccontare la testimonianza di Aaron Blair, non cita documenti originali di processi, bensì una controversa nota della Reuters di cui si riporta il seguente passaggio: "Asked in the same deposition whether IARC's review of glyphosate would have been different if the missing data had been included, Blair again said: “Correct”. La frase, in realtà, non risulta in nessun documento processuale pubblico. La lunga deposizione di Blair del processo del 20 marzo 2017 disponibile in rete sul sito della California Environmental Protection Agency non riporta questo passaggio; riporta piuttosto l’ammissione da parte del testimone che se IARC avesse in linea teorica incluso anche i risultati degli studi non ancora pubblicati (quindi non ammissibili) ci sarebbe stato un abbassamento del rischio relativo per l’associazione tra glifosato e NHL. Ma il giudizio IARC di 2A non sarebbe potuto cambiare anche nel caso in cui la metanalisi avesse prodotto una stima più bassa del rischio relativo.

Ci sono altre imprecisioni nel testo di Defez, imputabili alla scarsa conoscenza delle istituzioni coinvolte. Per esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non corregge né supervisiona il lavoro della IARC, primo perché questa gode di piena autonomia scientifica, e secondo perché la IARC si basa su procedure collaudate per le valutazioni qualitative di cancerogenicità, effettuate da gruppi di lavoro che sono interamente formati da esperti esterni. In ogni caso il giudizio sul rischio quantitativo dovuto al glifosato non è stato dato dall’OMS ma dal JMPR, Joint FAO/WHO Meeting on Pesticide Residues (Maggio 2016).

Infine, Defez è rimasto colpito dall’uso del termine “destabilizzante” in una frase della nostra lettera, tanto da usarlo come titolo della sua nota. La nostra frase recitava così: “La prof. Cattaneo gode di prestigio scientifico (sia pure in campi diversi dalla cancerogenesi ambientale) e svolge una importante funzione pubblica: le parole da lei espresse possono avere un effetto destabilizzante sul lettore di Repubblica”. Ebbene, l’aggettivo esprimeva una nostra preoccupazione genuina per i dubbi sollevati dalla senatrice nei confronti del rigore delle valutazioni IARC (e quindi della loro credibilità), alle quali da decenni la salute pubblica non solo italiana fa sicuro riferimento.

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