fbpx La musica dà i brividi, davvero | Scienza in rete

La musica dà i brividi, davvero

Primary tabs

Read time: 1 min

Ecco perché la musica ha valore in qualunque società, senza limiti di epoca e cultura: perché per l’essere umano è come una droga. La prova viene dalle ricerche di  Valorie Salimpoor e i suoi colleghi della McGill University, dell’International Laboratory for Brain, Music and Sound Research e del Centre for Interdisciplinary Research in Music Media and Technology di Montreal, in Canada.

Utilizzando la PET e la risonanza magnetica funzionale i ricercatori canadesi hanno osservato una chiara correlazione tra il piacere indotto dall’ascolto di un brano musicale e la liberazione di dopamina, lo stesso mediatore che esprime la soddisfazione prodotta dal cibo, dalle droghe e dal denaro.

Ovviamente l’effetto è tangibile solo per il tipo di musica più gradito al singolo soggetto, quello capace di suscitare emozioni e addirittura brividi, reazioni documentate dalle variazioni nella conduzione elettrica della pelle, dalla frequenza cardiaca e respiratoria, dalla temperatura corporea, oltre che, ovviamente, dalla testimonianza del diretto interessato. Lo stesso si verifica nell’attesa che parta il brano preferito.

Nature Neuroscience 2010 DOI: 10.1038/nn.2726

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Fotoni come neuroni, una ricerca italiana a cavallo di due Nobel

Una ricerca italiana pubblicata su Physical Review Letters dimostra che circuiti fotonici quantistici si comportano spontaneamente come reti neurali. E apre un varco tra due delle scoperte premiate con il Nobel per la Fisica in anni recenti — proprio mentre Giorgio Parisi, nell'ultimo suo libro, ci invita a cercare le simmetrie che la natura nasconde sotto la superficie apparente delle cose.
Immagine: 
Sistema fotonico per simulare reti neurali, CNR.

Da tempo la fisica teorica trova interessanti punti di contatto fra  sistemi fisici complessi come i magneti disordinati, i vetri di spin, i fluidi turbolenti e ciò che fa il cervello quando recupera un ricordo. Un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters il 18 febbraio 2026 conferma questo suggestivo parallelismo studiando la luce — quella quantistica, fatta di fotoni identici che interferiscono tra loro.