fbpx Copenaghen chiama più energia solare | Scienza in rete
Covid-19/

Copenaghen chiama più energia solare

Read time: 4 mins

Alla conferenza di Copenaghen i grandi della Terra devono fare attenzione a non far cadere l’umanità dalla padella nella brace del riscaldamento globale, anche allungando i tempi delle decisioni. Che devono rapide e significative, soprattutto nelle scelte energetiche. Fra tutte le risorse di cui abbiamo bisogno, l’energia gioca un ruolo particolarmente importante, non solo perché usiamo energia in ogni azione della nostra vita, ma ancor più perché c’è energia incorporata in ogni prodotto della nostra attività.

La situazione attuale delle fonti energetiche al giorno d’oggi è presto detta. Circa il 90% dell’energia primaria proviene dai combustibili fossili, una risorsa indubbiamente molto comoda, che usiamo in quantità massicce: mille barili di petrolio al secondo, in media 2 litri di petrolio al giorno per ogni abitante della Terra. Da ormai diversi anni, però, stiamo rendendoci conto che l’uso dei combustibili fossili causa gravi problemi, in parte imprevisti, che ci mettono di fronte a limiti con i quali dobbiamo confrontarci.

Il primo problema è che si stanno esaurendo, come accade per tutte le risorse non rinnovabili. Inoltre, consumando i combustibili fossili, si producono sostanze molto nocive per la salute dell’uomo (ossidi di azoto e zolfo, idrocarburi aromatici, polveri sottili, metalli pesanti, ecc.) e si immettono nell’atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, uno dei gas responsabili per l’effetto serra. Un terzo problema legato all’uso dei comodi, ma costosi e non omogeneamente distribuiti, combustibili fossili è la forte disparità nei consumi energetici fra le varie nazioni della Terra.

Cosa si può fare per fronteggiare la crisi energetica che già sperimentiamo e che è destinata ad aggravarsi? La risposta ha due facce: consumare meno energia e trovare fonti alternative ai comburibili fossili.

Consumare meno energia vuol dire anzitutto eliminare gli sprechi. Il risparmio energetico è la risposta più immediata, più giusta, più economica e più efficace alla crisi energetica, oltre ad essere un dovere morale. Si può consumare meno energia anche aumentando l’efficienza con cui la si usa. In questo campo c’è ampio spazio di intervento tecnologico: da una migliore coibentazione delle case a una maggiore efficienza nei processi industriali, dalla riduzione delle perdite nei processi di conversione e trasmissione dell’energia all’uso di sistemi di illuminazione con resa più elevata, dalla riduzione dell’uso dell’auto all’uso dei trasporti pubblici.

Risparmio ed efficienza energetica sono due pilastri per costruire un mondo migliore. Se però, come è ineluttabile, si dovrà prima o poi abbandonare l’uso dei combustibili fossili, è necessario trovare fonti energetiche alternative. Sostanzialmente, si dovrà scegliere fra energia nucleare ed energie rinnovabili (queste ultime sono, in larga parte, energia solare diretta o indiretta).

Il ricorso all’energia nucleare è da evitare per fondati motivi: è molto costosa e pericolosa; richiedendo una tecnologia molto complessa, aumenta le disuguaglianze fra paesi ricchi e paesi poveri; lasciando una scia di scorie radioattive per decine di migliaia di anni e potendo essere usata per costruire armi di terribile potenza, costituisce un grande pericolo per l’intera umanità, presente e futura, e complica le relazioni fra gli Stati.

Il tentativo del rilancio del nucleare in Europa da parte della ditta francese AREVA con la costruzione in Finlandia di un reattore del tipo di quelli che si vorrebbero installare in Italia sta naufragando: il contratto prevedeva la consegna del reattore "chiavi in mano" nel settembre 2009 al costo di 3 miliardi di €: a oggi, i lavori sono in ritardo di 3,5 anni ed il costo è aumentato di 1,7 miliardi; ma non è finita, perché nel novembre scorso le autorità per la sicurezza nucleare di Finlandia, Francia ed Inghilterra hanno chiesto drastiche modifiche nei sistemi di controllo del reattore, cosa che da una parte causerà ulteriori ritardi e dall'altra conferma che il problema della sicurezza  non è risolto.

Due problemi rendono molto difficile se non impossibile la costruzione di centrali mucleari nei paesi a libero mercato. Il primo è  in che modo e con quali costi si provvederà della messa in sicurezza delle scorie ad alta radioattività, pericolose per centinaia di migliaia di anni, problema che non è stato risolto neppure negli Stati Uniti. Il secondo è chi si deve assumere l'onere dello  smantellamento delle centrali al termine del loro funzionamento, problema che ad esempio in Gran Bretagna si è stabilito di rimandare di 100 anni dopo la chiusura.

Che l'energia nucleare non sia il toccasana per risolvere i problemi energetici, lo dimostra una notizia data da Le Monde il 17 novembre scorso: pur avendo 58 reattori nucleari, la Francia attualmente importa energia elettrica.

Cercare una soluzione alla crisi energetica nelle energie rinnovabili non è un capriccio di uno sparuto gruppo di intellettuali, ma una necessità oggettiva. Quindi, dobbiamo fare di questa necessità virtù. Dopo tutto, il sole è capace di fornirci in un'ora la quantità di energia che l’umanità consuma in un intero anno; è una stazione di servizio che starà aperta per miliardi di anni, alla quale tutti possono attingere. Sta a noi ora trovare i modi giusti per utilizzare questa risorsa abbondante rinnovabile e democraticamente distribuita su tutta la Terra.

Articoli correlati

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Caldo: più di un terzo dei decessi sono causati dalle attività umane

L'aumento delle temperature medie durante le stagioni calde è una delle conseguenze del cambiamento climatico. Secondo un recente studio pubblicato su Nature Climate Change, che ha analizzato quasi trent'anni di dati giornalieri su temperatura e mortalità, quasi il 40% delle morti associate al caldo in circa 700 località del mondo tra il 1991 e il 2018 sarebbero state causate dalle attività umane. In termini assoluti, le morti osservate durante le stagioni calde sono state 1 670 000, di cui circa 26 000 causate dal caldo e fra queste quasi 10 000 sarebbero di origine antropica. L'Europa  centrale e meridionale sono le zone più vulnerabili, ma l'impatto del caldo sulla mortalità è notevole anche in paesi meno vulnerabili ma in cui gli effetti del cambiamento climatico sono già molto importanti, come per esempio il Paraguay. Nell'immagine una piazza di Montreal durante l'ondata di calore del 2011. Fonte: Nicolas Longchamps / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

Quasi diecimila morti avvenute durante le stagioni calde tra il 1991 e il 2018 in circa 700 località distribuite in 43 paesi del mondo sarebbero attribuibili all’aumento delle temperature medie causato dall’attività umana, circa lo 0,6% del 1 670 000 decessi registrati in totale e quasi il 40% dei circa 26 000 associati al caldo.