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I matematici artificiali sono arrivati, li aspettavamo da un secolo

Nel giro di quattro giorni sono arrivate due notizie clamorose dal mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla matematica: la formalizzazione completa della dimostrazione dell’“ultimo teorema di Fermat” e la soluzione (attualmente ancora da verificare) di un “problema del millennio” relativo alle equazioni di Navier–Stokes. Molte le reazioni, dall’entusiasmo dei tecno-ottimisti, alla paura dei tecno-pessimisti, fino alla preoccupazione di chi sostiene che l'interesse delle compagnie di IA alla soluzione dei grandi problemi aperti erode gli aspetti culturalmente più rilevanti della ricerca matematica. Sono tutte reazioni comprensibili, e a parere dell'autore alcune sono anche molto ben motivate. Eppure, che le macchine contribuiscano in modo decisivo a dimostrare teoremi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Per oltre un secolo, una piccola ma molto motivata comunità di matematici, e poi di logici e infine di informatici teorici, ha coltivato proprio questo sogno, oggi diventato realtà grazie al progresso tecnologico e a investimenti senza precedenti.

Nei primi giorni di settembre 2026, due annunci hanno dato l’impressione che il futuro della matematica fosse arrivato tutto d’un colpo[1].

Smettere di fumare: quanto è accessibile l’aiuto?

sigaretta in cenere

I Centri Antifumo rappresentano un riferimento specialistico per chi vuole smettere di fumare. Intanto la gratuità della citisina assicurata dal SSN rafforza ulteriormente il loro ruolo e rende attuale la domanda su come i percorsi di cessazione siano distribuiti sul territorio.

Foto di Mathew MacQuarrie su Unsplash

Smettere di fumare è una decisione individuale, ma riuscire a farlo non dipende necessariamente soltanto dalla forza di volontà. Esistono percorsi specialistici che combinano supporto psicologico e trattamento farmacologico e che possono accompagnare il fumatore durante la cessazione.

Green Dressing: vestirsi senza chiudere gli occhi

appendiabiti vuoto su sfondo verde

Dai materiali alla produzione, dal consumo allo smaltimento: l’impatto della moda è un intreccio di questioni ambientali e sociali. In "Green Dressing" (il Mulino, 2026), la fashion designer Caterina Moro ne ricostruisce la complessità e mostra perché non esistono scelte a impatto zero ma, semmai, scelte più consapevoli e responsabili

Quanti abiti avete nell’armadio? Quante scarpe nella scarpiera, quante sciarpe nei cassetti?

Quanto pesa la macchina bellica sul clima

carro armato

Le emissioni di gas serra legate al settore militare sono state a lungo escluse dagli inventari climatici ufficiali, nonostante eserciti, guerre e industria della difesa producano grandi quantità di CO2 provenienti dal consumo di carburante, dalle basi militari, dalla produzione di armi e dalla distruzione degli ecosistemi. In più, gli effetti sul clima non terminano con i combattimenti, perché anche la ricostruzione dei territori distrutti provoca nuove emissioni. Come riporta il Bulletin of the Atomic Scientists, tra le altre cose, gli Stati Uniti hanno un impatto climatico militare significativo causato dall’enormità della loro industria bellica e delle fitte collaborazioni con aziende private. Tuttavia, la mancanza di trasparenza e la segretezza militare rendono difficile conoscere e misurare con precisione l’impatto delle guerre sul clima.

Foto di Matias_Luge da Pixabay

Le emissioni di eserciti, operazioni militari e industria della difesa sono state a lungo solo parzialmente incluse negli inventari climatici nazionali.

Ventiquattro anni senza Stephen Gould (e ci manca)

Copertina di quattro saggi di Stephen Jay Gould

Oggi il grande biologo, zoologo, paleontologo e storico della scienza statunitense Stephen Jay Gould avrebbe compiuto 85 anni. Molti dei valori per cui si è battuto, a partire dalla dimostrazione della assenza di basi scientifiche del razzismo, sono oggi da tanti punti di vista sotto attacco. Lo ricordiamo con un'appassionata rievocazione della importanza dei suoi saggi nella formazione e nel percorso di vita di un giovane biologo.

Ricordo la prima volta che ho sentito parlare di Stephen Jay Gould. Doveva essere giugno o luglio, perché faceva già piuttosto caldo.

Fauci, i diari e il processo politico alla scienza

Accusato al Senato di aver creato il virus, occultato l'origine e mentito sulle mascherine, Fauci è stato messo sotto processo politico. I suoi diari, quasi mezzo milione di parole, raccontano errori, sicurezze eccessive e un sistema di controllo che fallì, non il complotto criminale che gli viene attribuito. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).

Il 29 luglio Anthony Fauci, per quasi quarant’anni direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e consigliere scientifico degli Stati Uniti durante il Covid, prima con Trump e poi con Biden,  è comparso davanti alla Commissione del Senato per la sicurezza interna. Convocato con un ordine di comparizione, ha letto una dichiarazione iniziale e poi, seguendo i suoi legali, ha ripetutamente invocato il Quinto Emendamento per non rilasciare dichiarazioni.

Deumanizzare, violentare, prostituire: lo sfruttamento sessuale delle donne migranti tra Tunisia e Libia

mappa della regione tra tunisia e libia

Trentatré testimonianze raccolte da un gruppo internazionale di ricercatrici e ricercatori ricostruiscono una serie di arresti, espulsioni, detenzione e sfruttamento sessuale. Al centro di queste vicende ci sono le donne migranti.

In copertina: elaborazione grafica da Google Maps

«(A Sfax) i poliziotti sono venuti a prenderci dopo aver rotto tutto. Non so come sia successo, ci hanno violentato, capisci. Durante un'irruzione della polizia nelle zitounes*, la polizia ha violentato le donne, compresa mia figlia, che è rimasta incinta… Sì, ti arrivano addosso, sì... non sapevo cosa fare, mi hanno picchiato e volevo difendere mia figlia che è stata violentata».

Gaza: l’ecocidio danneggia anche Israele

Buldozer che abbattono alberi

Il danno ambientale prodotto da una guerra raramente resta confinato al territorio in cui viene inflitto, come è stato per Gaza. Così le acque reflue che si riversano in mare dalla Striscia stanno raggiungendo le coste israeliane, mettendo a rischio la pesca e il consumo di pesce. Mentre il trasferimento incontrollato delle macerie rischia di mettere in circolazione metalli pesanti e altre sostanze pericolose. Per chiunque.

Immagine: Unità portavoce delle Forze di Difesa Israeliane, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Lo scorso 30 agosto Al Jazeera ha pubblicato un lungo articolo d'opinione firmato da Dianne Woodward, ex docente di Scienze biologiche, oggi collaboratrice della Galilee Foundation, un’organizzazione che supporta i giovani e le giovani palestinesi nei loro percorsi di istruzione ed empowerment.

Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.

Il caldo sul lavoro è un’emergenza sanitaria in crescita

operaio al lavoro accaldato

Il cambiamento climatico è anche una questione di salute e sicurezza sul lavoro: in Italia, nelle giornate di caldo estremo il rischio di morire per un infortunio aumenta del 61%, con agricoltura e costruzioni tra i settori più esposti. Le ordinanze regionali e gli strumenti previsionali hanno rafforzato la prevenzione, ma restano disuguaglianze, scarsa consapevolezza dei rischi e tutele insufficienti. E senza adeguate misure di adattamento, nei prossimi decenni gli infortuni legati al caldo sono destinati ad aumentare.

È ampiamente condiviso come il cambiamento climatico si configuri come una reale emergenza sanitaria e una sfida epocale. Una riflessione su come tale emergenza sanitaria riguardi anche la salute e la sicurezza dei lavoratori è essenziale. Storicamente, la ricerca in ambito occupazionale ha consentito di identificare e caratterizzare rischi per la salute dei lavoratori dovuti a sostanze presenti anche negli ambienti di vita (solitamente a più bassi livelli di esposizione).