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Aritmetica, cultura e pedagogia del distanziamento sociale

Nella fase di uscita dal lockdown, la regola elementare del "metro di distanza" non sarà più sufficiente: finora ha funzionato perché inserita in un contesto di assenza di relazioni, ma bisogna ricordare che il metro di distanza non è un valore costante, bensì proporzionale a una serie di fattori, primo tra tutti il numero di persone presenti

Non si potrà stare per sempre chiusi in casa: prima di approdare a cure efficaci e prima della sperata eventualità risolutiva di un vaccino realmente efficace (ossia che consenta una copertura effettiva, che serva più alle popolazioni che all'industria farmaceutica), la stagione di convivenza che l’umanità intera dovrà intrattenere con il Covid-19 comporterà la necessità di transitare da politiche, protocolli e pratiche di isolamento domestico a quelli di distanziamento sociale.

Lombardia e Veneto: due approcci a confronto

Distribuzione dei casi COVID-19 nelle province di Lombardia e Veneto (al 17 aprile).

Con l'invecchiamento della popolazione italiana e l'aumento dei costi sanitari, negli ultimi due decenni i finanziamenti e il personale dei programmi regionali di sanità pubblica sono diminuiti. L'entità del declino è stata diversa da una regione all'altra e si sono osservate crescenti divergenze tra le regioni per quanto riguarda l'enfasi relativa sulla sanità pubblica o sui servizi di cura.

Ministro Boccia, ecco le nostre 10 “certezze”

Isaac Cordal, Urban Nation Museum, Berlino 2017. Foto di Renata Tinini.

Il ministro Francesco Boccia è stato subissato di critiche per aver chiesto agli scienziati di dare qualche certezza. Molti si sono improvvisati epistemologi per sfottere la fede del ministro nella capacità della scienza di dispensare verità.

In realtà Boccia ha ragione ed è tutt’altro che uno sprovveduto. Basta sostituire alla parola troppo impegnativa “certezza” (a cui la scienza punta senza quasi mai raggiungerla) la parola “consenso”.

A luglio si prova sull'uomo un vaccino italiano

La squadra di ricercatori di ReiThera, dove si sta preparando un nuovo vaccino "genetico" per Covid-19.

Il vaccino contro Ebola è uscito dai loro laboratori. All’epoca la società si chiamava Okairos, oggi il nome è ReiThera, ma i soci fondatori parte dell’attuale management, sono sempre gli stessi: Stefano Colloca e Antonella Folgori. “Dal 2010 avevamo cominciato a collaborare con i National Institutes of Health degli Stati Uniti – ricorda Colloca - poi nel 2014-15 c’è stata l’epidemia di Ebola in Africa e il nostro vaccino è stato usato in tutto il mondo per gli studi pre-clinici e clinici pubblicati su riviste come New England Journal of Medicine e Nature Medicine”.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 15 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 102 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Brindisi, Genova, Barletta-Andria-Trani, Novara e Cagliari. I risultati di tutte le province possono essere scaricati qui.

Il vaccino prossimo venturo

Di questi tempi, una delle domande che più girano tra la gente è perché ci voglia tanto tempo per avere a disposizione il vaccino contro il virus SARS-CoV-2: dopo che hanno letto sui quotidiani e sentito in tivù che almeno in una decina di laboratori è già pronto un prototipo da testare su volontari, molti trovano vaga e reticente la risposta degli esperti sulla necessaria lunghezza della sua fabbricazione.

Test utile per studi di popolazione, non ancora per il patentino

Test sierologico per gli anticorpi di SARS-CoV 2 a Cisliano (Mi).

Tutti vogliono partire con i test sierologici, cioè il prelievo di sangue che cerca gli anticorpi per SARS-CoV 2. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha annunciato di volerlo fare ai 4.000 dipendenti del trasporto pubblico. Nel Comune lombardo di Cisliano lo fanno nella palestra della scuola locale, in Veneto, Toscana e altre regioni i test sono già in corso. Ogni regione, ovviamente, con la sua strategia. Tutti alla disperata ricerca della "patente di immunità".

Tecnologie pubbliche per non dover scegliere tra salute e privacy

La pandemia ci ha mostrato come nel novero dei settori strategici sia necessario inserire quello delle nuove tecnologie e delle infrastrutture che le supportano. Ma ai cittadini non dovrebbe mai essere chiesto di scegliere tra salute e privacy, tra libertà e benessere: tali tecnologie non possono dunque essere nelle mani delle aziende private. È il settore pubblico che dovrebbe investire nei settori chiave della ricerca e muoversi veloce verso lo sviluppo di tecnologie il cui utilizzo sia garantito a tutta la popolazione, valorizzando e potenziando le competenze di università e centri di ricerca pubblici e avendo come faro la trasparenza.
Crediti immagine: Esther Carabasa/Pixabay. Licenza: Pixabay License

È arrivato il momento di ribadire l’importanza che sia il pubblico a garantire i servizi primari ai cittadini e a gestire le strutture e gli strumenti necessari non solo per fronteggiare momenti straordinari come le emergenze, ma anche per sviluppare un benessere diffuso ed equamente distribuito tra la popolazione. Una cosa che la pandemia ci ha “svelato” è che già oggi nel novero dei settori strategici è necessario inserire quello delle nuove tecnologie, insieme alle infrastrutture che le supportano.