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Il Green pass è utile, ma attenzione a licenziare o discriminare chi non ce l'ha

L'efficacia del Green Pass non sta nella certezza dell'assenza di contagiosità bensì nella drastica riduzione della sua probabilità. Con alcuni conti semplificati, in questo articolo l’epidemiologo Cesare Cislaghi mostra come il Green Pass possa contribuire a raggiungere qualcosa di simile all'immunità di gruppo. Sarebbe però pericoloso, osserva, se portasse a delle vere e proprie discriminazioni sociali: è importante che ci si limiti a forme sanzionatorie, che non costituiscano una sostanziale discriminazione di alcuni gruppi basata solo sulle loro opinioni e non sui loro comportamenti.

Crediti immagine: sentidos humanos/Unsplash

Possiamo ben dire che al mondo accade raramente che si inventi qualcosa di nuovo, basti dare un'occhiata ai lasciapassare sanitari riprodotti della Repubblica di Venezia riprodotti qui sotto.

"Green Pass" del 1713, del 1765 e del 1799

Covid-19 cambia la tendenza al consumo di fauna selvatica in Asia

Un articolo recentemente pubblicato su Nature Ecology&Evolution ha iniziato a valutare e analizzare come la pandemia, nelle sue fasi iniziali, abbia influenzato la propensione delle persone a consumare animali selvatici. Lo studio evidenzia e ricorda anche alcuni elementi da tenere in considerazione per le strategie mirate a ridurre tale consumo e basate su una diminuzione della domanda, più che sul divieto di commercio.

Crediti immagine: Adli Wahid/Unsplash

La pandemia di Covid-19 ha focalizzato l’attenzione sugli animali, selvatici e domestici, sotto molti aspetti: dal comportamento delle specie durante l’antropausa (il periodo di lockdown durante il quale sono state fortemente limitate le attività umane) all’allevamento, come avvenuto quando in alcuni allevamenti di visoni, in particolare in Danimarca, sono stati riscontrati casi d’infezione poi trasmesse agli umani.

Acqua alta a Venezia: fino a quando basterà il MoSE?

Immagine di GodeNehler/Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 4.0.

Dopo quasi cinquant’anni dalla Legge Speciale per Venezia, approvata nel 1973 per definire gli interventi di salvaguardia della città in seguito alla tremenda alluvione del novembre 1966, il Modulo Sperimentale Elettromeccanico (MoSE) si appresta a entrare in funzione. I 78 pannelli mobili disposti sulle tre bocche di porto della Laguna di Venezia verranno azionati quando il livello dell’acqua supererà i 110 centimetri rispetto a un livello di riferimento chiamato Zero Mareografico di Punta Salute, all’ingresso del Canale della Giudecca.

LIBRA: il teatro mette in scena il cielo cancellato dai satelliti

Quando ho visitato per la prima volta Miramare, era estate. Faceva molto caldo, il Sole era alto nel cielo e due bambini correvano intorno alla fontana davanti al palazzo. Il Castello di Miramare e il suo parco nascono per volontà dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo. Sedotto dalla bellezza del promontorio di Grignano, uno sperone carsico sul mare a pochi chilometri da Trieste, l’arciduca ne acquista vari lotti di terreno nel 1855.

"Il tempo e l'acqua" per raccontare la catastrofe climatica

Nel libro Il tempo e l'acqua (Iperborea, 2020) lo scrittore islandese Andri Snaer Magnason impasta mito, poesia, reportàge e scienza per raccontare la crisi climatica. A partire dalla storia della sua famiglia e dall'inesorabile fusione dei maestosi ghiacciai dell'isola. (Nella foto, Senza titolo, di Graziella Da Gioz - collezione Renata Tinini).

Nel Dialogo della Natura e di un Islandese, Giacomo Leopardi mette in scena il disincanto dell’uomo verso la Natura matrigna. Esasperato dal clima ostile della sua isola - “la lunghezza del verno, l’intensità del freddo, e l’ardore estremo della state, le tempeste spaventevoli di mare e di terra, i ruggiti e le minacce del monte Ecla” - il povero islandese intraprende un viaggio verso Sud, dove però non trova conforto.