fbpx Non c'è futuro senza ricerca: il Gruppo2003 sostiene ProTest | Page 3 | Scienza in rete

Non c'è futuro senza ricerca: il Gruppo2003 sostiene ProTest

Read time: 2 mins

Pro-Test Italia si mobilita contro la legge, approvata lo scorso 31 luglio dalla Camera dei deputati, che viola di fatto la direttiva 2013/63 dell'Unione Europea sulla sperimentazione animale. "Non c'è futuro senza ricerca" è la manifestazione che si terrà il prossimo 19 settembre a Roma per protestare contro le limitazioni previste da questa legge che rischiano di mettere in ginocchio una parte fondamentale della ricerca scientifica in Italia, quella biomedica in particolare. Dopo la giornata dell'8 giugno, promossa per inaugurare le iniziative della versione italiana di Pro-Test, a cui Scienzainrete ha aderito dedicando una sezione speciale del sito, l'associazione torna quindi in Piazza per:

  • Chiedere al Governo di fare un passo indietro sulla riforma, abbracciando la direttiva europea nella sua formulazione originaria; il testo è stato ottenuto dal confronto tra scienziati e animalisti, e rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale.
  • Sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità della ricerca scientifica, giudicando la ricerca e la sperimentazione animale dai fatti e dai risultati e non dai pregiudizi, in un mutuo dialogo fondato sulla trasparenza e sul rispetto.
  • Sollecitare i media ad una corretta informazione sull’articolo 13 e sulla sperimentazione animale in generale.

Il Gruppo2003 per la ricerca ha sostenuto fin dal primo momento questa battaglia in difesa della ricerca e del suo futuro nel nostro Paese, dando voce attraverso Scienzainrete, a un appello firmato da migliaia di lettori e sostenitori. Per questo, insieme ad AIRC Telethon, IFOM, il Gruppo2003 supporterà l'iniziativa di Pro-test Italia durante l'evento organizzato a Roma.

Autori: 
Sezioni: 
Manifestazioni

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.