fbpx Scienza, democrazia e il caso Stamina | Scienza in rete

Scienza, democrazia e il caso Stamina

Tempo di lettura: 5 mins

Democrazia. Si fa presto a invocare il diritto di tutti di parlare. In effetti, l’isegoria, il diritto di parlare, è una delle caratteristiche della democrazia fin dalla sua nascita nell’Atene del IV sec. A.C. Tuttavia, allora sapevano bene, cosa oggi apparentemente dimenticata, che isegoria non è parrhesia: il diritto di parlare a vanvera. Democrazia non è il diritto di tutti di parlare senza sapere e senza ragionare. Certo, il dolore di una madre e di un padre per lo stato di una figlia sofferente e malata deve essere rispettato; come deve essere rispettato il loro diritto a tentare ogni strada. Solo il silenzio e lo stringersi loro per conforto è dato. Ma questo non ha a che fare con le procedure democratiche, quanto piuttosto con il nostro essere loro solidali in quanto uomini. Eppure si urla di democrazia, di scienza, del diritto di parlare, ma quanti tacciono per non incorrere nella parrhesia, nel parlare senza sapere, nel parlare senza ragionare, nel parlare solo perché si vuole apparire?

A distanza di qualche giorno dalla manifestazione nazionale tenutasi a Roma il 23 di marzo a favore del metodo Stamina e in prossimità di due nuove manifestazioni (previste per il 31 di marzo e l'11 di aprile a San Pietro e davanti al Senato), il dibattito sui trattamenti proposti dalla fondazione di cui è presidente Davide Vannoni assume proporzioni internazionali con la pubblicazione, su Nature News, di un articolo che riporta quanto accaduto. Renato Balduzzi, Ministro della Salute, si è sentito in dovere di replicare tramite un comunicato stampa, precisando che il decreto legge, sia nella sua forma originale, che così come riformulato, non riconosce alcuno statuto ufficiale al metodo Stamina e che la “decisione del Governo di autorizzare la prosecuzione e il completamento delle terapie “ordinate” dai magistrati si è resa necessaria solo per ovviare ad una discriminazione, frutto di autonomi pronunciamenti dei giudici”. Gli aspetti scientifici ed etici della questione sono già stati enucleati da contributi puntuali ospitati su questa e altre riviste. Ha parlato in passato del caso Carrer Alessandro Blasimme. Invece proprio sulla controversia circa il trattamento di Sofia, hanno espresso il loro parere Giuseppe Remuzzi, Alberto Mantovani a nome del gruppo 2003, nonché 13 studiosi italiani che hanno scritto una lettera aperta al Ministro Balduzzi.
Tenuto conto di ciò, non ci sembra opportuno precisare oltre le considerazioni di natura etica e scientifica, né dettagliare la cronaca che ha punteggiato il dibattito. Vogliamo però rimarcare un importante aspetto della questione che forse è stato ingiustamente sottovalutato. Il confronto tra Ministero, pazienti (e loro sostenitori) e comunità scientifica è avvenuto sino a qui con modalità improprie e in luoghi (istituzionali e non) eterodossi o inappropriati. Questa scarsa osservanza delle buone procedure democratiche ha favorito un’impostazione emotiva e ideologica della questione, che ha minato e mina prima di tutto la legittimità delle risoluzioni adottate dai massimi organi della rappresentanza politica. Per società pluraliste, come quella italiana, la possibilità che decisioni politiche silenzino il disaccordo morale ed etico, risolvendolo, è remota. In Democracy and Knowledge, Josiah Ober descrive due modelli alternativi di regolamentazione democratica del progresso tecno-scientifico. Da un lato, il coinvolgimento diretto del cittadino in un trasparente processo decisionale. Dall’altro, l’imposizione del risultato di un processo opaco di consultazione tutta interna all’istituzione riassunta nel motto: “Gather the Experts. Close the Door. Design a Policy. Roll It Out. Reject Criticism.”
Il Ministero della Salute sembra aver scelto di seguire fin da principio la falsariga di questo secondo modello, convocando, nel novembre del 2012, un “board di saggi” affinché indicasse linee guida da integrare nel decreto legge circa la governance dei trattamenti con cellule staminali, e dirimesse direttamente la questione Stamina. Senza entrare nel merito della definizione dei criteri di reclutamento del “board dei saggi”, ci sembra fondamentale sottolineare come questa strategia di policy-making—che solo ironicamente è possibile considerare aperta alla partecipazione della cittadinanza—abbia creato essa stessa lo spazio per interventi che hanno fatto uso di luoghi istituzionali non pertinenti (e.g. i tribunali) e di strumenti retorici inadeguati alla delicatezza della materia. A questo proposito, per quanto non dovrebbe servire rimarcarlo, facciamo notare come una trasmissione televisiva quale "Le Iene" non sia né il luogo istituzionale appropriato per avanzare istanze di diritto, anche qualora fossero legittime, né lo strumento retorico più appropriato ad affrontare un dibattito pacato, costruttivo e non gridato sulla vita umana. La scelta esclusiva del Ministero si è rivelata ancora più sfortunata dal momento che, alla stessa, non ha fatto seguito nemmeno il sordo rigetto delle critiche. La dimostrazione di cedevolezza rispetto alle richieste delle frange più emotivamente agguerrite ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. È così esploso uno pseudo-dibattito disperso e inconcludente che minaccia gravemente la legittimità delle istituzioni, quale sede di risoluzione ponderata e non emotiva di conflitti, e della comunità scientifica, quale luogo di sapere intersoggettivamente controllato e controllabile.

Sentiamo, soprattutto in questo momento, di non poterci astenere dal rilievo, anche banale, che tanto la natura delle questioni etiche in merito al progresso tecno-scientifico in generale e più specificamente biomedico, quanto i cambiamenti più recenti dell’assetto del corpo sociale, impongono un radicale ripensamento, in senso di reale e non gridata apertura al cittadino, dell’architettura degli organi istituzionali deputati alla compilazione e all’implementazione di policies relative alle scienze della vita. Non basta invocare la democrazia, bisogna realizzarla attraverso una partecipazione del cittadino non gridata, non su base emotiva, non gestita da capipopolo che con il sapere necessario hanno poco a che fare. Non abbiamo più bisogno di parrhesiasti, di persone che parlano a vanvera.

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.