fbpx Flora alpina e clima che cambia | Page 60 | Scienza in rete

Flora alpina e clima che cambia

Read time: 2 mins

Un team di ricercatori ha pubblicato uno studio in cui analizza la migrazione della flora alpina a quote più elevate a seguito del riscaldamento globale, un trend che potrebbe rivelarsi dannoso per la ricchezza botanica delle montagne europee.

Coordinati da Harald Pauli, ricercatore del programma GLORIA (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments), una trentina di botanici hanno meticolosamente analizzato la flora presente su 66 cime montagnose distribuite tra il Nord Europa e il Mediterraneo meridionale. Tra il 2001 e il 2008 i ricercatori hanno attentamente registrato la distribuzione di tutte le specie vegetali presenti impiegando identiche procedure e da questi dati hanno ora tratto le prime conclusioni.

Nel lavoro, pubblicato su Science, si sottolinea come l'ipotesi che il riscaldamento globale possa spingere le specie vegetali a migrare a più alte quote sia ormai una realtà. I dati raccolti indicano un aumento di specie alle quote più elevate sulle montagne dell'Europa centrale e settentrionale e un impoverimento della ricchezza della flora alle quote inferiori. Nel contempo, però, si registra anche una diminuzione di specie nelle regioni montuose del Mediterraneo, probabilmente dovuta all'andamento climatico più recente che vede un impoverimento idrico nel sud dell'Europa.

Al di là dell'apparente aumento della ricchezza di specie in alta quota, secondo Pauli e colleghi il trend in atto porterebbe a un notevole impoverimento della flora montana europea. E si tratterebbe di un danno gravissimo, vista la particolare ricchezza di specie che caratterizza le montagne europee.

University of Vienna

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Dossier: 
Botanica

prossimo articolo

Malattie rare e farmaci orfani: è solo un problema di tempo?

mano con pillola

Tra fondi alla ricerca e iter agevolati, l’Europa sostiene da più di vent’anni lo sviluppo dei farmaci per le malattie rare. In Italia il percorso verso la rimborsabilità sembra rallentare un sistema già ben avviato

Di quando è nata Sofia ricordo soprattutto la gran confusione che si viveva in quei giorni nella mia famiglia. «Fibrosi cistica? Ne sei sicura?» chiedeva mia madre seduta vicino al telefono. All’inizio si parlò di distrofia muscolare, un’altra malattia rara che in quei momenti confusi passava da una cornetta all’altra. Fino a quando non arrivò la diagnosi definitiva e le parole «fibrosi cistica» - che fino a quel momento avevamo sentito forse qualche volta in televisione - giunsero come una certezza. Ci si chiedeva cosa sarebbe successo da quel momento: esisteva una cura?