fbpx Flora alpina e clima che cambia | Scienza in rete

Flora alpina e clima che cambia

Read time: 2 mins

Un team di ricercatori ha pubblicato uno studio in cui analizza la migrazione della flora alpina a quote più elevate a seguito del riscaldamento globale, un trend che potrebbe rivelarsi dannoso per la ricchezza botanica delle montagne europee.

Coordinati da Harald Pauli, ricercatore del programma GLORIA (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments), una trentina di botanici hanno meticolosamente analizzato la flora presente su 66 cime montagnose distribuite tra il Nord Europa e il Mediterraneo meridionale. Tra il 2001 e il 2008 i ricercatori hanno attentamente registrato la distribuzione di tutte le specie vegetali presenti impiegando identiche procedure e da questi dati hanno ora tratto le prime conclusioni.

Nel lavoro, pubblicato su Science, si sottolinea come l'ipotesi che il riscaldamento globale possa spingere le specie vegetali a migrare a più alte quote sia ormai una realtà. I dati raccolti indicano un aumento di specie alle quote più elevate sulle montagne dell'Europa centrale e settentrionale e un impoverimento della ricchezza della flora alle quote inferiori. Nel contempo, però, si registra anche una diminuzione di specie nelle regioni montuose del Mediterraneo, probabilmente dovuta all'andamento climatico più recente che vede un impoverimento idrico nel sud dell'Europa.

Al di là dell'apparente aumento della ricchezza di specie in alta quota, secondo Pauli e colleghi il trend in atto porterebbe a un notevole impoverimento della flora montana europea. E si tratterebbe di un danno gravissimo, vista la particolare ricchezza di specie che caratterizza le montagne europee.

University of Vienna

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Dossier: 
Botanica

prossimo articolo

Cosa possono aspettarsi i bambini di Gaza dal Board of Peace?

bambini in un campo di accoglienza

Si stima che a Gaza siano andati persi oltre 3 milioni di anni di vita e più di 1 milione di anni di vita riguardano bambini e bambine di età inferiore ai 15 anni. E 15 anni sono quelli necessari per riportare alle condizioni di salute che precedevano un conflitto, come sottolinea uno studio pubblicato sul Bmj. I bambini e le bambine della Striscia di Gaza dovranno aspettare fino alla fine degli anni '30 per vedere i loro già drammatici livelli di benessere ripristinati? 

Dopo il cosiddetto “cessate il fuoco” del conflitto palestinese, quella che in realtà sembra cessata è l’attenzione e la partecipazione agli eventi drammatici che sono successi e continuano a succedere, anche se forse con minore intensità, nella Striscia e sul nuovo fronte della guerra all’Iran.