fbpx Un mantello che annulla il tempo | Page 12 | Scienza in rete

Un mantello che annulla il tempo

Primary tabs

Read time: 2 mins

Ricercatori della Cornell University di Ithaca hanno realizzato per la prima volta una sorta di mantello di invisibilità temporale in grado, una volta attivato, di mascherare un evento per 110 nanosecondi.

Il dispositivo, realizzato dal team di Moti Fridman (School of Applied and Engineering Physics) e presentato al Meeting annuale dell'Optical Society, concretizza dunque l'idea descritta un anno fa nello studio pubblicato sul Journal of Optics da Martin McCall (Imperial College London) e collaboratori.
Il trucco per la costruzione di un simile mantello temporale è quello di collocare due particolari lenti una dopo l'altra e quindi inviare un fascio di luce attraverso di esse. Poiché le lenti sono costruite in modo da poterne controllare l'indice di rifrazione, si fa in modo che il primo dispositivo comprima la luce nel tempo mentre il secondo la decomprima di nuovo. Questo processo lascia una sorta di vuoto temporale: per un brevissimo istante, cioè, si verifica un “buco nel tempo” nel quale l'interferenza di un evento con il raggio luminoso non viene registrata. Per un osservatore, dunque, la luce che esce dalla seconda lente non appare distorta, proprio come se nulla fosse accaduto.

Secondo i ricercatori, dei quali fa parte anche l'italiano Alessandro Farsi, l'intervallo temporale di invisibilità si potrà al massimo estendere a 120 nanosecondi, ma non si sbilanciano sulle possibili applicazioni alle quali si approderà grazie al loro dispositivo. Nel loro studio, pubblicato su Nature, ci tengono comunque a sottolineare che i loro risultati sono un passo significativo verso lo sviluppo di un autentico mantello spazio-temporale.

PhysOrg - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Numeri che sostituiscono le idee: come la bibliometria sta cambiando la scienza

Megafono con riviste

Tra colossi editoriali e riviste predatorie, le metriche ridefiniscono carriere e conoscenza trasformando la scienza in una macchina produttiva. La riflessione di Gilberto Corbellini, cui risponde qui Rocco De Nicola.

«La scienza è diventata un gioco in cui si pubblica e si fa carriera, non un modo per cercare la verità. Le riviste e le metriche stanno distruggendo la scienza», Sydney Brenner, 2017.
«Non avrei mai fatto carriera in un sistema che richiede continuamente pubblicazioni. Il mio lavoro fondamentale non sarebbe stato possibile con l’attuale cultura dei paper», Peter Higgs, 2013.
«L’impact factor ha invaso la biologia come un virus. È una metrica tossica», Bruce Albert in un editoriale su Science, 2013.