Gilberto Corbellini

Gilberto Corbellini insegna storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma ed è direttore del Museo di storia della medicina - Dipartimento di medicina molecolare. Scrive sull'inserto culturale Domenica de Il Sole 24 Ore e ha pubblicato diversi libri, tra cui: Perché gli scienziati non sono pericolosi (Longanesi, 2009), Scienza, quindi democrazia (Einaudi 2011), Scienza (Bollati Boringhieri 2013); Nel Paese della Pseudoscienza. Perché i pregiudizi minacciano la nostra libertà. Milano, Feltrinelli, 2019. Vedi bio completa su Wikipedia.

AVIGAN e le terapie a furor di popolo

Un video su YouTube, una proposta che non trova nessun riscontro in letteratura scientifica e, per dirla con le parole di De Andrè, una freccia che "come dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca". Ma gli scienziati, che sono conservatori, si fidano ancora del metodo scientifico...
Crediti immagine: Christian Trick/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ci risiamo! Sembra un sequel del caso Stamina, quando 3 milioni di euro furono destinati per una sperimentazione, mai partita, intesa a provare quello che gli scienziati sapevano e dicevano, cioè che non era una cura. Cambia il contenuto ma non il metodo. Nell’emergenza e nella paura viene spontaneo smanettare o agitarsi o ignorare le regole e le buone pratiche, per cui i richiami al metodo scientifico cadono inascoltati e nelle società/economie fondate sulla conoscenza paradossalmente la mentalità tribale torna in auge.

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Serve la genetica per prevenire il razzismo a scuola

Come si potrebbe usare la scienza per disinnescare le percezioni intuitive, che nel caso del razzismo producono ben più danni di una percezione geocentrica? Uno studio pubblicato di recente su Science Education mostra come se si insegna bene la variabilità biologica e la sua origine/funzione evolutiva agli studenti, e se li si guida a capire davvero le modalità attraverso cui geni e contesto ambientale concorrono a costruire il fenotipo, questi smettono spontaneamente di credere alle razze e controllano i bias razzisti. L'ipotesi è, quindi, che l’insegnamento della biologia e della genetica possa disinnescare il bias cognitivo essenzialista

Chi ha studiato l’abc della genetica sa che le razze non esistono nella specie umana. Chi ha studiato l’abc delle neuroscienze cognitive sa che il razzismo però esiste, come predisposizione grosso modo innata a discriminare chi non fa parte del gruppo di riferimento. Per riprende un esempio usato anche da Guido Barbuiani, noi sappiamo studiando l’astronomia che la Terra gira intorno al Sole, ma quando guardiamo verso il cielo, vediamo il contrario. E non ci serve quello che sappiamo per cambiare la nostra percezione.

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La pseudoscienza della psicoanalisi: una constatazione epistemologica

Una forma di bias negazionista sembra difendere la psicanalisi contro l’ipotesi che si tratti di una pseudoscienza. In quest'articolo, Gilberto Corbellini entra nel merito della questione, compiendo una disamina della letteratura in merito: la psicoanalisi, conclude, è fondata su una teoria della mente che non ha un senso biologico, è generica e non è confutabile. E dunque, al di là del giudizio morale e dei risvolti bioetici, rientra tra le pseudoscienze.
Crediti immagine: venetapublicidad/Pixabay. licenza: Pixabay License

La questione se la psicoanalisi sia una scienza o una pseudoscienza, affrontata in una recente intervista, continua a far sobbalzare sulle loro sedie, oltre che gli psicoanalisti che hanno un interesse anche economico nella faccenda, persone che sarebbero del tutto disposte ad ammettere che l’agopuntura o l’omeopatia sono pseudoscienze.

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Pseudoscienza tra basi cognitive e modernità

Avvallare le pseudoscienze ha portato effetti negativi sia in termini di politiche sanitarie e ambientali sia in termini di perdita di credibilità delle istituzioni. Ma per contrastarle bisogna capirne le origini quando, secoli fa, le nostre disposizioni cognitive si sono orientate verso le false credenze, facendo sì che la nostra specie acquisisse bias e false credenze. A metterle sotto controllo sono stati l'uso e la diffusione del pensiero controfattuale e del metodo scientifico, che dipendono da specifici processi di giudizio, che non raggiungono spontaneamente la qualità critica necessaria per capire e navigare nella modernità. È quindi necessario esercitare uno sforzo per poter acquisire il pensiero critico. E non funziona prendersela con le persone, perché il contravveleno è l’educazione al metodo scientifico, un faticoso ma necessario addestramento al pensiero critico. Gliberto Corbellini, autore di “Nel paese della pseudoscienza” (Feltrinelli editore, 2019), ripercorre le basi cognitive che sottendono la tendenza a credere alla pseudoscienza e il percorso che consente di superarli. (Nell'immagine, una mappa frenologica della fine dell'Ottocento. Crediti: Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio)

Avvallare le pseudoscienze ha portato effetti negativi sia in termini di politiche sanitarie e ambientali sia in termini di perdita di credibilità delle istituzioni. Ma per contrastarle bisogna capirle le origini quando, secoli fa, le nostre disposizioni cognitive si sono orientate verso le false credenze, facendo sì che la nostra specie acquisisse bias e false credenze. A metterle sotto controllo sono stati l'uso e la diffuzione del pensiero controfattuale e del metodo scientifico, che dipendono da specifici processi di giudizio, che non raggiungono spontaneamente la qualità critica necessaria per capire e navigare nella modernità. È quindi necessario esercitare uno sforzo per poter acquisire il pensiero critico. E non funziona prendersela con le persone, perché il contravveleno è l’educazione al metodo scientifico, un faticoso ma necessario addestramento al pensiero critico. E’ la tesi del nuovo libro di Gilberto Corbellini, Nel paese della pseudoscienza (Feltrinelli, 2019) che legge la tendenza all’ignoranza e alla credulità umana con le lenti  naturalistiche del cognitivismo.

Gliberto Corbellini, autore di “Nel paese della pseudoscienza” (Feltrinelli editore), ripercorre le basi cognitive che sottendono la tendenza a credere alla pseudoscienza e il percorso che consente di superarli

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Animalismo e pallottole

La sperimentazione sugli animali è un tema fortemente divisivo da tempo, ma in questo periodo particolarmente sentita a causa del progetto torinese che impiega i macachi per studiare il blindsight. I ricercatori che conducono lo studio hanno subito insulti e minacce, tra cui una lettera accompagnata da un proiettile. Enrico Bucci e Gilberto Corbellini, che hanno riflettuto sulla vicenda in un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, rispondono ora alle critiche suscitate, e in particolare a quella del filosofo Leonardo Caffo, pubblicata dalla LAV. Ricordando che, in conclusione, nella sua massima parte la sperimentazione animale è ancora, purtroppo, irrinunciabile.

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La crisi delle humanities

Wanderer Above the City of Fog. Digital adaption by Simon Max Bannister 2012 (Original painting by Caspar David Friedrich).

Le humanities, le discipline umanistiche quali letteratura, filosofia, storia, storia dell’arte, semiotica, arti visive e performative, sono in crisi nei Paesi occidentali. Le immatricolazioni universitarie a questi corsi sono calate o addirittura precitate, e nel giugno 2015 il governo giapponese ha varato una riforma delle università che avrebbe chiuso metà dei dipartimenti di humanities e social sciences. Ma a cosa si deve questo declino? E soprattutto, ha ancora senso finanziare e studiare le humanities? Forse, la tesi più interessante e probabilmente la più valida in difesa dell’utilità, nel passato e oggi, delle humanities è quella del linguista computazionale e storico olandese Rens Bod, per la quale le le discipline umanistiche hanno concorso al progresso umano, catturando, con i loro metodi, dimensioni strutturate della realtà, affrontando problemi concreti e trovando applicazioni in campi del tutto inattesi.

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Lo strano patto Grillo-Burioni

Beppe Grillo si diverte e prendere in giro gli scienziati e a pontificare di “cervelli che non fuggono”. Lo ha fatto con un post in cui dice che parteciperà al convegno dei terrapiattisti, a Palermo, perché lì incontrerà “cervelli che non scappano davanti a nulla, nessun pregiudizio, nessuna legge della fisica è definitiva”. Grillo non difende il terrapiattismo, ma elogia l’anticonformismo, trovando un esempio tutt’altro che edificante, e non solo sul piano epistemologico.

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Come dire che i vaccini servono a tutti

Nel Paese più liberale del mondo e più rispettoso della libertà individuale, gli Stati Uniti, stiamo assistendo a un irrigidimento delle regole relative alla obbligatorietà dei vaccini.
In Stati che sono agli estremi come benessere e atteggiamenti sociali (California e Mississipi) si è reintrodotto l’obbligo di vaccinazione per l’ammissione alle scuole: non sono più possibili eccezioni basate  su credenze personali e non fondate su certificati problemi medici (New England Journal of Medicine, 14 Agosto 2015).

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Un’ipotesi naturalistica

La scienza è implicata in diversi aspetti del funzionamento sociale del mondo moderno.
L’educazione, la sanità, la difesa, la comunicazione, i trasporti, il lavoro e i rapporti internazionali di un paese economicamente competitivo sono resi possibili e condizionati dalla presenza della scienza come attività umana: grazie alle conoscenze scientifiche è possibile esercitare il controllo su processi naturali che, spontaneamente, non darebbero certo luogo agli ambienti in cui viviamo e, più in generale, a “come” viviamo.

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