fbpx Il glifosato è cancerogeno o no? | Scienza in rete

Il glifosato è cancerogeno o no?

trattore nei campi--
Tempo di lettura: 1 min

Il glifosato è o non è cancerogeno? Con Francesco Forastiere, autorità nel campo della epidemiologia ambientale, per la quale ha ricevuto il premio John Goldsmith nel 2022, parliamo dei risultati di un recentissimo studio che evidenzia una cancerogenicità del glifosato e degli erbicidi a base di glifosato in animali da laboratorio per diversi tipi di tumore. Di che studio si tratta? Ha riflessi sulla valutazione della sostanza per la salute umana? Il glifosato è da tempo oggetto di un dibattito sulla sua possibile cancerogenicità per l'uomo. È classificato nel gruppo 2A (probabile cancerogeno per l'uomo) dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'OMS, mentre l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) non lo considerano tale.

Intervista, sigla e montaggio: Jacopo Mengarelli
Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.