Alle 7.31 - ora italiana - la sonda della NASA Curiosity si è posata sul suolo di Marte, dopo un viaggio di otto mesi e più di 560 milioni di chilometri percorsi. Ci sono voluti 7 minuti di manovra per rallentare dai 21.000 chilometri orari di velocità fino a poggiare sulla superficie marziana, centrando il punto più interessante per poter cercare tracce di fossili, il Crater Gale. Da qui, il rover ha già iniziato a inviare le prime immagini con la strumentazione fotografica in dotazione.
Il robot della NASA - frutto di un'investimento di oltre 2,5 miliardi di dollari, per un programma destinato a durare due anni - ha portato con sè un equipaggiamento ad alta innovazione tecnologica, che va oltre la semplice acquisizione immagini. Ne abbiamo parlato con Luciano Anselmo, ricercatore presso il Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell'ISTI-CNR di Pisa.
Curiosity, un laboratorio su Marte
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Se le macchine abbiano una mente resta una domanda aperta, ma l'analogia più intuitiva – quella con la coscienza di un gatto – non regge: al gatto la inferiamo per continuità evolutiva, alla macchina solo per convergenza di prestazioni. Studiarle come farebbe un etologo è una pista promettente, ma senza la storia evolutiva della griglia di Tinbergen rischia di restare comportamentismo travestito.
Nell’immagine: Kismet- Rama, CC BY-SA 3.0 FR via Wikimedia Commons
Quando una domanda arriva in copertina sull'Economist, significa, quale che sia il giudizio che se ne dà, che intorno a essa si stanno concentrando capitali e persone e che aspira a diventare un argomento rilevante della discussione pubblica. La domanda è se le intelligenze artificiali siano coscienti o lo possano diventare, ovvero se qualcosa di operativamente definibile come attività mentale accada all'interno di questi sistemi statistico-predittivi.