fbpx Happy Hour sull'immunità | Page 18 | Scienza in rete

Happy Hour sull'immunità

Read time: 1 min

Il 10 maggio alle 18:30 si terrà l'ultimo "café scientifique" al Museo di Storia Naturale di Milano. Alberto Mantovani dell'Università degli Studi di Milano e Fondazione Humanitas per la ricerca incontrerà il pubblico nella rilassata cornice di un vero e proprio Happy Hour scientifico sul tema: "Immunità: dal big bang immunologico alla salute globale".

L’incontro si focalizzerà soprattutto sulle recenti scoperte sulla cosiddetta "immunità innata", il nostro primo meccanismo di difesa, capace di far partire e orientare non solo le risposta infiammatorie, ma anche la parte più specifica dell’immunità. Alla base di questa scoperta, gli studi sul moscerino della frutta. Il chiarimento dei meccanismi di azione dell’immunità ha aperto la strada a nuove strategie diagnostico-terapeutiche al servizio della salute: nuovi adiuvanti per i vaccini, vaccini non solo preventivi ma anche terapeutici. La sfida, ora, è sempre più tradurre le conoscenze sull’immunità in strategie di intervento diagnostico e terapeutico. Ma anche condividere con il resto del mondo le armi salva-vita che siamo riusciti e riusciremo a mettere a punto.

Autorità riconosciuta a livello internazionale sulla immunità, Alberto Mantovani è autore del recente libro I guardiani della vita, Dalai Editore (2011).

L'elenco degli appuntamenti degli Happy Hour evoluzionistici presso il Museo di Storia Naturale di Milano: http://www.scienzainrete.it/event/happy-hour-evoluzionistici

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Indice: 
Café scienza

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.