Pubblicata l'analisi dei dati raccolti dal Diviner Lunar Radiometer Experiment, lo spettrometro a bordo della sonda LRO che ha seguito con attenzione il primo impatto controllato sul suolo lunare.
E' passato poco più di un anno dallo schianto controllato dello stadio superiore del vettore Centaur e della sonda LCROSS nei pressi del Polo Sud lunare e finalmente si ha la conferma di quanto già trapelato: il suolo lunare nei dintorni del cratere Cabeus, obiettivo dell'impatto, mostra una diffusa presenza di ghiaccio d'acqua.
Sul numero di Science dello scorso 22 ottobre sono stati pubblicati ben sei lavori scientifici riguardanti quell'impatto artificiale, la sua analisi e i risultati ottenuti. I dati non provengono unicamente dalla strumentazione a bordo della LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), ma anche da Diviner, lo spettrometro infrarosso di cui dispone la sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter).
Lo studio dei gas liberati nell'impatto – i dati hanno indicato un innalzamento della temperatura di almeno 950 gradi – ha permesso ai ricercatori di ricostruire composizione e abbondanza del materiale lunare. Un aspetto interessante, sottolineato dallo studio di David Paige (UCLA) e collaboratori, è che le regioni potenzialmente in grado di conservare depositi di ghiaccio si estendono ben oltre i confini delle porzioni di superficie perennemente in ombra. Ampie zone delle regioni polari, cioè, sarebbero fredde a sufficienza da intrappolare sotto la superficie lunare grandi quantità di ghiaccio d'acqua, proprio come avviene per alcune regioni terrestri caratterizzate dalla presenza di permafrost.
Ghiaccio lunare a iosa
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Fotoni come neuroni, una ricerca italiana a cavallo di due Nobel

Una ricerca italiana pubblicata su Physical Review Letters dimostra che circuiti fotonici quantistici si comportano spontaneamente come reti neurali. E apre un varco tra due delle scoperte premiate con il Nobel per la Fisica in anni recenti — proprio mentre Giorgio Parisi, nell'ultimo suo libro, ci invita a cercare le simmetrie che la natura nasconde sotto la superficie apparente delle cose.
Immagine: Sistema fotonico per simulare reti neurali, CNR.
Da tempo la fisica teorica trova interessanti punti di contatto fra sistemi fisici complessi come i magneti disordinati, i vetri di spin, i fluidi turbolenti e ciò che fa il cervello quando recupera un ricordo. Un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters il 18 febbraio 2026 conferma questo suggestivo parallelismo studiando la luce — quella quantistica, fatta di fotoni identici che interferiscono tra loro.