Dieci anni di osservazioni comportamentali di un gruppo di scimpanzé in Uganda hanno mostrato che i casi di aggressione contro individui di gruppi confinanti sono dettati dalla spinta ad ampliare il proprio territorio.
Non è solo l'uomo, dunque, ad essere animato dalla sete di conquista. Tre primatologi – John Mitani (University of Michigan), Ann Arbor (Yale University) e Sylvia Amsler (University of Arkansas – hanno seguito dal 1999 al 2008 il comportamento degli scimpanzé maschi appartenenti al gruppo Ngogo nel Parco Nazionale Ugandese di Kibale. Dei 21 casi di aggressione contro individui che occupavano territori confinanti, 13 si sono verificati in zone che attualmente sono occupate unicamente dagli scimpanzé Ngogo. Le aggressioni, dunque, sono sfociate in una vera e propria conquista di nuovi territori.
Queste aggressioni mortali tra scimpanzé sono studiate dalla metà degli anni Ottanta, ma i motivi della violenza non sono mai stati pienamente chiariti. Qualche ricercatore ha suggerito che alla base vi fosse la ricerca di territori più ricchi o l'aggregazione al gruppo di nuove femmine. Le osservazioni di Mitani, Arbor e Amsel – pubblicate su Current Biology – non sembrano però confermare tale supposizione. Il gruppo Ngogo, infatti, occupa una regione particolarmente ricca di risorse e nessuna delle femmine dei gruppi sconfitti si è aggiunta al gruppo vincitore.
Scimpanzé conquistatori
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Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.
La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.