Un team di ricercatori ha realizzato un materiale con cui costruire catalizzatori economici per la produzione di idrogeno. Il basso costo e la possibilità di operare anche con acqua di mare potrebbero finalmente aprire nuove frontiere nel campo delle fonti energetiche.
Hemamala Karunadasa, Christopher Chang e Jeffrey Long, ricercatori del Dipartimento di Chimica dell'Università di Berkeley, hanno scoperto che un complesso metallico realizzato utilizzando il molibdeno come metallo di transizione può, attraverso un ciclo di ossido-riduzione, trasferire elettroni all'acqua che, in tal modo, libera idrogeno. In sostanza il molibdeno passa ciclicamente da valenza 2 a valenza 4 e in questo passaggio trasferisce 2 elettroni all'idrogeno dell'acqua che, riducendosi, libera idrogeno molecolare.
Attualmente la possibilità di utilizzare l'idrogeno quale fonte energetica alternativa è fortemente frenata dai costi. La produzione diretta di idrogeno dall'acqua, infatti, deve utilizzare quale catalizzatore il platino, un elemento chimico estremamente costoso. Questo spiega come mai la maggior parte dell'idrogeno impiegato nell'industria provenga dal gas naturale.
Una volta perfezionata, la scoperta potrebbe dunque rendere meno proibitiva la strada della produzione di idrogeno dall'acqua. E visto che i ricercatori affermano che il ciclo di produzione dell'idrogeno con il nuovo catalizzatore può funzionare anche con acqua di mare, le nostre riserve di idrogeno finirebbero col diventare praticamente illimitate.
Catalizzatori a buon mercato
prossimo articolo
Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash
Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?