fbpx Catalizzatori a buon mercato | Scienza in rete

Catalizzatori a buon mercato

Primary tabs

Read time: 1 min

Un team di ricercatori ha realizzato un materiale con cui costruire catalizzatori economici per la produzione di idrogeno. Il basso costo e la possibilità di operare anche con acqua di mare potrebbero finalmente aprire nuove frontiere nel campo delle fonti energetiche.
Hemamala Karunadasa, Christopher Chang e Jeffrey Long, ricercatori del Dipartimento di Chimica dell'Università di Berkeley, hanno scoperto che un complesso metallico realizzato utilizzando il molibdeno come metallo di transizione può, attraverso un ciclo di ossido-riduzione, trasferire elettroni all'acqua che, in tal modo, libera idrogeno. In sostanza il molibdeno passa ciclicamente da valenza 2 a valenza 4 e in questo passaggio trasferisce 2 elettroni all'idrogeno dell'acqua che, riducendosi, libera idrogeno molecolare.
Attualmente la possibilità di utilizzare l'idrogeno quale fonte energetica alternativa è fortemente frenata dai costi. La produzione diretta di idrogeno dall'acqua, infatti, deve utilizzare quale catalizzatore il platino, un elemento chimico estremamente costoso. Questo spiega come mai la maggior parte dell'idrogeno impiegato nell'industria provenga dal gas naturale.
Una volta perfezionata, la scoperta potrebbe dunque rendere meno proibitiva la strada della produzione di idrogeno dall'acqua. E visto che i ricercatori affermano che il ciclo di produzione dell'idrogeno con il nuovo catalizzatore può funzionare anche con acqua di mare, le nostre riserve di idrogeno finirebbero col diventare praticamente illimitate.

Berkeley LabNature

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Energia

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.