Un team di ricercatori ha realizzato un materiale con cui costruire catalizzatori economici per la produzione di idrogeno. Il basso costo e la possibilità di operare anche con acqua di mare potrebbero finalmente aprire nuove frontiere nel campo delle fonti energetiche.
Hemamala Karunadasa, Christopher Chang e Jeffrey Long, ricercatori del Dipartimento di Chimica dell'Università di Berkeley, hanno scoperto che un complesso metallico realizzato utilizzando il molibdeno come metallo di transizione può, attraverso un ciclo di ossido-riduzione, trasferire elettroni all'acqua che, in tal modo, libera idrogeno. In sostanza il molibdeno passa ciclicamente da valenza 2 a valenza 4 e in questo passaggio trasferisce 2 elettroni all'idrogeno dell'acqua che, riducendosi, libera idrogeno molecolare.
Attualmente la possibilità di utilizzare l'idrogeno quale fonte energetica alternativa è fortemente frenata dai costi. La produzione diretta di idrogeno dall'acqua, infatti, deve utilizzare quale catalizzatore il platino, un elemento chimico estremamente costoso. Questo spiega come mai la maggior parte dell'idrogeno impiegato nell'industria provenga dal gas naturale.
Una volta perfezionata, la scoperta potrebbe dunque rendere meno proibitiva la strada della produzione di idrogeno dall'acqua. E visto che i ricercatori affermano che il ciclo di produzione dell'idrogeno con il nuovo catalizzatore può funzionare anche con acqua di mare, le nostre riserve di idrogeno finirebbero col diventare praticamente illimitate.
Catalizzatori a buon mercato
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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.
Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.