fbpx Dal tè verde più forza al paclitaxel | Scienza in rete

Dal tè verde più forza al paclitaxel

Primary tabs

Read time: 1 min

Un polifenolo contenuto nel tè verde, l’epigallocatechina gallato, già nota per le sue proprietà anticancerogene, potenzia l’efficacia del paclitaxel nella chemioterapia per il cancro al seno. L’utilizzo di entrambe le sostanze aumenta la sensibilità delle cellule tumorali alle cure rispetto a quando il paclitaxel viene somministrato da solo, incrementando l’apoptosi, cioè la morte cellulare programmata, e di conseguenza riducendo la crescita tumorale. E’ la scoperta di alcuni ricercatori cinesi che hanno testato la combinazione delle due sostanze sia su cellule neoplastiche umane sia su modelli animali.

I risultati ottenuti incoraggiano i ricercatori ad approfondire gli studi anche su altri tipi di tumore che, nella pratica clinica, hanno manifestato fenomeni di resistenza al paclitaxel.

E’ già comunque in fase di sviluppo un profarmaco per rendere biodisponibile e fruibile in campo terapeutico il principio attivo naturale presente nelle  foglie del tè verde.

Breast Cancer Research 2010, 12: R8

Autori: 
Sezioni: 
Farmacologia

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.