fbpx L'ago nel pagliaio | Scienza in rete

L'ago nel pagliaio

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il telescopio spaziale Hubble non finisce mai di stupirci. L'ultima scoperta, annunciata qualche tempo fa su Nature, ha davvero dell'incredibile. Andando ben oltre le sue possibilità, Hubble è riuscito a rivelarci la presenza di un oggetto di neppure un chilometro di diametro distante quasi sette miliardi di chilometri.
Un team di astronomi ha pensato di rovistare tra gli archivi delle immagini raccolte dai tre FGS (Fine Guidance Sensor), gli strumenti ottici utilizzati da Hubble per inquadrare le stelle guida necessarie al puntamento. L'idea era quella di scoprire se in qualche immagine fosse stata registrata una diminuzione della luce stellare, una sorta di mini eclissi causata dal passaggio di un oggetto appartenente alla Fascia di Kuiper.
Esaminando i dati relativi a quattro anni e mezzo di lavoro di Hubble (per un totale di 50 mila stelle guida), Hilke Schlichting (California Institute of Technology di Pasadena) e i suoi collaboratori sono effettivamente riusciti a individuare una occultazione. Scartata ogni possibilità che si potesse trattare di un fenomeno casuale e fatti gli opportuni calcoli, gli astronomi sono risaliti alle dimensioni dell'oggetto responsabile. L'occultazione sarebbe da imputare a un oggetto di neppure un chilometro di diametro la cui individuazione diretta sarebbe di gran lunga al di fuori della portata di Hubble.
Al di là della rilevazione record (è il più piccolo oggetto della Fascia di Kuiper individuato finora), la scoperta di una sola occultazione suggerisce agli astronomi che gli oggetti più piccoli di quella remota regione sono meno numerosi del previsto, il che implica l'esistenza di un meccanismo di erosione collisionale piuttosto efficiente. Caricati dall'incredibile risultato, Schlichting e il suo team stanno ora progettando di fare lo stesso studio con tutti quanti i dati dell'archivio di Hubble: un archivio di quasi vent'anni. Buon lavoro.

Fonte: Hubble; Nature

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Gaza: l’ecocidio danneggia anche Israele

Buldozer che abbattono alberi

Il danno ambientale prodotto da una guerra raramente resta confinato al territorio in cui viene inflitto, come è stato per Gaza. Così le acque reflue che si riversano in mare dalla Striscia stanno raggiungendo le coste israeliane, mettendo a rischio la pesca e il consumo di pesce. Mentre il trasferimento incontrollato delle macerie rischia di mettere in circolazione metalli pesanti e altre sostanze pericolose. Per chiunque.

Immagine: Unità portavoce delle Forze di Difesa Israeliane, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Lo scorso 30 agosto Al Jazeera ha pubblicato un lungo articolo d'opinione firmato da Dianne Woodward, ex docente di Scienze biologiche, oggi collaboratrice della Galilee Foundation, un’organizzazione che supporta i giovani e le giovani palestinesi nei loro percorsi di istruzione ed empowerment.